Eventi estremi, nel 2025 11.9 miliardi di danni e in futuro andrà sempre peggio

Eventi estremi, nel 2025 11.9 miliardi di danni e in futuro andrà sempre peggio

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11,9 miliardi di euro, a tanto ammontano i danni creati dagli eventi estremi in Italia. 376 eventi si sono verificati nel 2025 rendendolo il secondo anno con più fenomeni degli ultimi 11 anni. Rispetto al 2024 l’aumento di tali eventi è stato del 5,9% L’Osservatorio Città Clima di Legambiente ha diffuso i dati.

Nel 2025 tra gli eventi estremi, gli allagamenti da piogge intense, i danni da vento e le esondazioni fluviali sono stati i principali fenomeni abbattutisi sul paese. Ma preoccupa anche il forte aumento dei casi legati a temperature record, +94% rispetto allo scorso anno. Tra le città, Genova con 12 eventi meteo estremi, Milano e Palermo entrambe con 7 eventi registrati sono state le più colpite.

A livello regionale, le regioni più impattate dagli eventi meteo estremi sono state: Lombardia, con 50 casi, Sicilia, 45, e Toscana con 41.

Legambiente sottolinea come i dati mettono in evidenza quanto la crisi climatica stia accelerando anche in Italia causando danni, rendendo il territorio più fragile, e mettendo in pericolo anche la vita delle persone. La Penisola, denuncia l’associazione ambientalista, paga lo scotto di azioni di adattamento sporadiche e non coordinate, prive di multi settorialità e di un approccio multilivello.

“Ancora una volta l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – si è fatta trovare impreparata di fronte a una crisi climatica che è una dura realtà sul territorio nazionale da molti anni. Le immagini di quanto accaduto in diverse regioni, dalle alluvioni alla grande siccità, parlano da sole. E a pagarne lo scotto sono come sempre i cittadini, i territori, le imprese e più in generale l’economia del Paese. Continuiamo a riconcorrere le emergenze, invece che lavorare su piani di mitigazione e di adattamento e prevenzione.

Al Governo Meloni chiediamo di mettere la crisi climatica al centro della sua agenda politica, attivandosi per lo stanziamento delle risorse necessarie per attuare al più presto il PNACC, che ad oggi resta purtroppo un piano sulla carta, che sono mancate anche nella legge di bilancio in approvazione; approvando il prima possibile una legge contro il consumo di suolo, che non si combatte fermando il fotovoltaico a terra ma vietando poli logistici, data center, nuove infrastrutture stradali, aree residenziali o produttive sui suoli agricoli; istituendo l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non sono più ammessi ritardi”.

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