La sezione italiana della Clean Clothes Campaign scende in strada a Prato in uno dei luoghi simbolo del tessile italiano ed europeo per lanciare il Manifesto internazionale che mette i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici al centro di una transizione ecologica giusta.
Il 1° maggio, alle 15:30, Campagna Abiti Puliti insieme a SUDD Cobas ha manifestato in piazza del Comune a Prato contro lo sfruttamento nel distretto tessile, al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori del Macrolotto — il polo produttivo che ospita migliaia di persone, in larga parte di origine cinese e pakistana, spesso senza contratto, pagate a cottimo, con turni che superano le 12-14 ore al giorno.
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I numeri parlano chiaro. A marzo, un’operazione coordinata dalla prefettura di Prato ha portato alla sospensione di sette aziende, all’individuazione di 32 lavoratori in nero su 90 controllati e a sanzioni per oltre 131mila euro. Le cose non vanno meglio altrove: in Lombardia, indagini recenti hanno rivelato la presenza di oltre 200 lavoratori sfruttati nella filiera dell’alta moda milanese, in laboratori che producono per grandi marchi. Non sono eccezioni: sono la regola di un sistema strutturalmente ingiusto.
Prato non è una scelta casuale. Il distretto tessile pratese è uno dei più grandi d’Europa e uno degli specchi più nitidi delle contraddizioni dell’industria globale della moda.
Le stesse dinamiche di sfruttamento denunciate a livello globale da Clean Clothes Campaign – la rete internazionale di cui Campagna Abiti Puliti fa parte – si riproducono a pochi chilometri da Firenze, nel cuore del Made in Italy. “Scendere in piazza il 1° maggio significa affermare che la transizione giusta non riguarda solo le fabbriche del Bangladesh o del Pakistan — ma anche chi cuce i nostri vestiti dietro l’angolo di casa, spesso invisibile, spesso senza voce”, affermano dalla campagna.
La transizione giusta inizia da chi cuce i nostri vestiti
Proprio nel giorno della Festa Internazionale dei Lavoratori, Clean Clothes Campaign lancia in tutto il mondo il Manifesto per una Transizione Giusta nella Moda — un documento co-sviluppato con giovani, lavoratrici e lavoratori e organizzazioni alleate in decine di paesi, che delinea i principi fondamentali per trasformare radicalmente l’industria della moda sin da ora.
Tra questi primeggia il salario dignitoso: la retribuzione base netta ancorata al costo reale della vita, che andrebbe garantita a tutti i lavoratori e le lavoratrici, per consentire loro di soddisfare i bisogni primari, e regolarmente indicizzata. Un parametro di riferimento per il salario minimo legale o contrattuale.
Condizioni di vita precarie. Temperature globali in aumento. Violenza di genere e razziale. Collasso ecologico. Tecnologie estrattive. Guerre sempre più devastanti. Le grandi sfide del nostro tempo affondano le radici nello sfruttamento di persone e pianeta a beneficio di pochi. In momenti come questi, fare fronte comune è più urgente che mai.
Le voci del movimento
“Siamo a Prato, nel cuore del tessile italiano, e quello che vediamo ogni giorno ci dice tutto: il sistema moda devasta il pianeta, sfrutta chi lavora e non fa gli interessi di chi quegli abiti li indossa. I profitti si concentrano in pochissime mani, mentre i costi — sociali, ambientali, economici e umani — vengono scaricati su tutti gli altri. Ripensare i modi di produzione e consumo non è un lusso: è una necessità. Ma una transizione che riduce i volumi produttivi senza proteggere lavoratrici e lavoratori non è una soluzione — è un altro sopruso. La vera sfida è tenere insieme giustizia sociale e giustizia climatica, tutelare le comunità che vivono di questo lavoro e il pianeta che tutti abitiamo. Il Manifesto per una Transizione Giusta nella Moda dice esattamente questo: non si può salvare il clima sulle spalle di chi già fatica a sopravvivere”. Così Deborah Lucchetti, presidente di FAIR e portavoce di Campagna Abiti Puliti (Italia).
Per Khalid Mahmood di Labour Education Foundation (Pakistan), “il Manifesto offre un quadro importante per garantire che i costi della transizione non ricadano su lavoratrici, lavoratori e comunità del Sud Globale, ma siano sostenuti da chi trae maggior profitto dall’industria. Per chi lavora in Pakistan, la transizione ambientale non può dirsi giusta se non garantisce anche lavoro dignitoso, salari adeguati, salute e sicurezza sul lavoro, libertà di associazione, protezione sociale e partecipazione concreta alle decisioni”.
I principi del Manifesto
Un sistema della moda giusto è un sistema che:
- garantisce lavoro dignitoso, un’elevata qualità di vita e pari diritti a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori lungo la catena del valore
- assicura la giustizia in tutte le sue forme — sociale, economica, di genere e climatica — ora e in futuro
- ridistribuisce la ricchezza a favore di chi lavora, garantendo a tutti salari dignitosi e protezione sociale universale
- assicura che i costi dell’adattamento e della mitigazione climatica siano equamente ripartiti
- dà voce a lavoratrici e lavoratori nelle decisioni e permette loro di esprimersi senza timore
- ripristina la natura e opera entro i limiti planetari
- riduce i volumi eccessivi di produzione e aumenta la sicurezza del lavoro
- ritiene le aziende e i loro dirigenti responsabili dei danni che causano
- adotta modi nuovi e giusti di coltivare e trasformare le materie prime, e di produrre, trasportare,
- vendere, riciclare e valorizzare abbigliamento, calzature e accessori
- si costruisce attraverso un movimento di potere collettivo e solidarietà globale
Clean Clothes Campaign invita organizzazioni e singoli da tutto il mondo ad aderire al Manifesto per una Transizione Giusta nella Moda per tessere insieme il futuro che vogliamo. Il Manifesto può essere firmato dalle singole persone su abitipuliti.org/manifesto oppure sottoscritto dalle organizzazioni scrivendo a manifesto@abitipuliti.org
Il Manifesto è stato sottoscritto da oltre 200 organizzazioni in 43 Paesi.
In Italia hanno già aderito:
ADL COBAS
CAST ONG ETS
CHEAP
DES Varese
Equo Garantito – Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
FAIR
Fashion Revolution Italia
Filctem CGIL
Fondazione Finanza Etica
Fridays For Future Firenze
Fridays For Future Italia
Guardavanti: per il futuro dei bambini – ETS
La Terza Piuma
Movimento Consumatori APS
OEW- Organisation für Eine solidarische Welt EO // Organizzazione per Un mondo solidale ODV
Oltre spazio aperto e solidale
OXFAM Italia
rén collective
sandoswap
Scomodo
Spazio 126
SUDD Cobas
Trama Plaza
UILTEC UIL
Unicheunite APS


