A Belém delusione alla COP30: niente road map sull’uscita dal petrolio, ma 80 Paesi si sono detti favorevoli a lavorare insieme per una tabella di marcia per l’abbandono dei combustibili. António Guterres, commenta l’accordo raggiunto: “So che molti possano sentirsi delusi”.
“Piccole vittorie lasciano vuoti alla Cop30, gli obiettivi climatici fondamentali devono ancora essere raggiunti“. Così il Wwf commenta l’esito della COP30, la 30ª Conferenza delle Parti sul clima, tenutasi a Belém, Brasile, dal 10 al 21 novembre 2025.
Quasi 200 Paesi riuniti alla COP30 hanno approvato all’unanimità un nuovo accordo climatico, battezzato Global Mutirão, dopo due settimane di trattative e un giorno e una notte di lavoro sulle ultime bozze. Tra questi non ci sono gli Stati Uniti che non hanno partecipato al summit. Ma nel testo non c’è alcun riferimento esplicito alle fonti fossili come il petrolio. Tra i punti principali dell’accordo ci sono invece misure per accelerare l’azione climatica, la rivisitazione delle barriere commerciali correlate e l’impegno a triplicare (fino a 120 miliardi di dollari nel 2035) i fondi destinati ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli a resistere a eventi meteorologici estremi.
“Sappiamo che qualcuno di voi aveva ambizioni più grandi, io so che la società civile chiederà di fare di più per combattere il cambiamento climatico. Io voglio riaffermare che proverò a non deludervi durante la presidenza“, afferma il presidente della Cop30, André Correa do Lago alla plenaria, che cita come sulle fonti fossili i lavori beneficeranno della conferenza che si terrà ad aprile in Colombia. “Creerò due road map una per fermare e invertire la deforestazione e un’altra per la transizione in modo equo e ordinato. Saranno guidate dalla scienza e saranno inclusive, nello spirito del mutirao“, aggiunge.
️Os dias intensos de negociação da COP30 chegaram ao fim, mas ainda há um intenso — e animado — trabalho pela frente. É o que conta o presidente da COP30, o embaixador André Corrêa do Lago. Assista! pic.twitter.com/QIkd50dyo7
— COP30 Brasil (@Cop30noBrasil) November 23, 2025
Il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, ha commentato con una punta di amarezza l’accordo raggiunto, riconoscendo che “molti possano sentirsi delusi“, in particolare tra i giovani e le comunità indigene. “Non posso far finta che la COP30 abbia raggiunto tutto ciò che era necessario – ha dichiarato in una nota, avvertendo che – il divario tra dove siamo e ciò che la scienza richiede resta pericolosamente ampio“. Guterres ha assicurato che continuerà a spingere “per una maggiore ambizione e una solidarietà più forte” nel percorso globale contro la crisi climatica.
The world is watching the #COP30 climate conference and asking:
How much more must we suffer?
They have heard enough excuses.
They demand results. pic.twitter.com/JZySsXdYu6
— António Guterres (@antonioguterres) November 21, 2025
Per il ministro dell’Ambiente italiano, Gilberto Pichetto Fratin, l’accordo trovato era anche l’unico davvero possibile: “In un momento geopolitico quale quello attuale, dove è finita un’epoca e gli interessi e gli equilibri politici mondiali e quindi automaticamente le alleanze sono molto diverse rispetto al passato, devo dire che era l’unica soluzione fattibile, quindi deve essere vista con positivamente, con soddisfazione“. La tabella di marcia sulla transizione dai combustibili fossili, ha aggiunto, “non è parte del documento della Cop30 perché in metà dei paesi sinceramente non condividevano questa posizione”.
“La Presidente Von der Leyen è la responsabile, insieme ai sauditi e agli Emirati Arabi, del fallimento della COP30. La presidente della Commissione UE, a poche ore dalla definizione del documento di Belém, ha dichiarato dal G20 di Johannesburg che: ‘Siamo contro le emissioni, non contro le fonti fossili’. Un’affermazione irresponsabile e antiscientifica, che evidenzia come ormai VDL abbia tradito le politiche sul clima. Le emissioni sono causate dalla combustione delle fonti fossili e quindi, se vogliamo fermare le emissioni – e anche le guerre – dobbiamo intervenire anche sui combustibili fossili“. Ad affermarlo è Angelo Bonelli, deputato AVS e co-portavoce di Europa Verde, che prosegue: “Meloni e la destra globale possono ritenersi soddisfatti per aver contribuito ad allineare le posizioni dell’Europa a quelle di Trump e Putin, che hanno lavorato per sabotare le politiche sul clima. Un suicidio per l’Europa e in particolare per l’Italia, che ha spostato la dipendenza energetica dal gas russo a quello statunitense e arabo. Questo significherà che le famiglie italiane pagheranno bollette sempre più care e saremo condannati ad assistere inermi all’aumento degli eventi meteo estremi, con i conseguenti danni agli immobili e le perdite di vite umane“. Conclude Bonelli: “La crisi climatica è anche una tassa per l’Italia, che costa oltre 300 € l’anno ad abitante per i danni al territorio e al sistema economico”.
Per il WWF, tuttavia, “un risultato importante della COP è la decisione di istituire un meccanismo di transizione equo per promuovere la cooperazione internazionale. Il preambolo della COP menziona anche le popolazioni indigene, le comunità locali e gli afro-discendenti, nonché gli oceani, le foreste e la scienza”. Ma aggiunge: “Eppure, visto che questo è stato il primo vertice sul clima dopo che il mondo ha registrato un intero anno con temperature superiori a 1,5 °C – un duro promemoria dell’urgenza che dobbiamo affrontare – questi progressi sono insufficienti per promuovere l’azione urgente e trasformativa necessaria per evitare impatti climatici devastanti e proteggere le persone e la natura. Nonostante gli sforzi della presidenza brasiliana e il sostegno di almeno 86 paesi, i negoziatori non sono riusciti a concordare alcun riferimento diretto alla transizione dai combustibili fossili nei testi formali. Allo stesso modo, mentre più di 90 paesi hanno sostenuto un piano di attuazione per arrestare e invertire la deforestazione entro il 2030, a Belém è mancata una più ampia volontà politica per garantire questo obiettivo, nonostante la foresta amazzonica facesse da sfondo al vertice”.
#BREAKING: #COP30 ends without a deal to transition away from fossil fuels, halt deforestation, or secure a nature package.
Modest steps fall far short of what’s needed after a year above 1.5°C.
The work is more urgent than ever – and it must be delivered. pic.twitter.com/NpaFG6WN4j
— WWF (@WWF) November 22, 2025
Anche per Legambiente “l’accordo di Belem, siglato alla COP30 è inadeguato a contrastare l’emergenza climatica, così come è preoccupante il grave passo indietro compiuto sul phase-out dei combustibili fossili. – dichiara Stefano Ciafani presidente nazionale di Legambiente – L’Europa ha perso un grande occasione per dimostrare la sua leadership nell’azione climatica globale. Dieci anni dopo Parigi, serviva grande coraggio politico per mettere in campo un’ambiziosa azione climatica globale e per accelerare la transizione ecologica ed energetica nel mondo puntando su un’economia libera da fonti fossili, circolare e a zero emissioni, ma così non è stato“.
L’Alleanza dei Piccoli Stati Insulari (Aosis), che riunisce 39 Paesi insulari e costieri vulnerabili all’innalzamento dei mari, ha definito “imperfetto” l’accordo raggiunto, ma ha fatto sapere che comunque si tratta di un segnale di “progresso”: “Alla fine, questo è il tira e molla del multilateralismo: l’opportunità per tutti i Paesi di essere ascoltati, di ascoltare le prospettive altrui, di collaborare, costruire ponti e raggiungere un terreno comune”, si legge nella dichiarazione diffusa dall’alleanza.
“La Cop30 è solo greenwashing”, la protesta di Extinction Rebellion con fiumi e mari tinti di verde
Negli ultimi giorni della COP30 a Belèm in Brasile, le acque di 10 città italiane sono state temporaneamente tinte di verde dal gruppo di attivasti di Extinction Rebellion. Una protesta dal forte impatto visivo, realizzata tramite l’utilizzo di fluoresceina, un sale sodico totalmente innocuo, regolarmente usato per monitorare i flussi idrici nei fiumi dagli speleologi o dai subacquei in mare. Con lo slogan “Fermare l’ecocidio”, decine di persone sono scese in piazza in tutta Italia per denunciare le “politiche ecocide” e la mancanza di un accordo adeguato alla COP30.
❗️⚠️ – Climate activists from Extinction Rebellion, with Swedish activist Greta Thunberg in attendance, released an fluorescent dye into Venice’s Grand Canal, turning the water a vivid green. The action coincided with stalled negotiations at a UN climate conference in Brazil… pic.twitter.com/SECnwa1qDX
— The Informant (@theinformant_x) November 22, 2025
Da Venezia dove era presente anche Greta Thunberg insieme agli ecoattivisti di Extinction Rebellion che hanno tinto di verde le acque del Canal Grande a Venezia, al Po in secca ai Murazzi di Torino, il Reno nel Canale delle Moline a Bologna, la Darsena ai Navigli a Milano, il torrente Parma a Parma e il fiume Tara a Taranto, pesantemente contaminato dall’ex ILVA e adesso minacciato dal nuovo dissalatore, fino al fiume Aniene in zona Sempione a Roma.
ACQUE VERDI IN TUTTA ITALIA
Torino, Bologna, Milano, Parma, Taranto, Venezia, Trieste, Palermo, Padova e Genova.
Extinction Rebellion ha colorato di verde le acque di 10 città italiane per denunciare le politiche ecocide del governo italiano. pic.twitter.com/guwk3bOVvB— Extinction Rebellion Italia (@XrItaly) November 22, 2025
Extinction Rebellion ha scelto poi il grattacielo della Regione Piemonte come teatro di una nuova protesta nel giorno cruciale dei negoziati finali della COP30 di Belém. Gli attivisti hanno scaricato 30 tavoli verdi davanti all’edificio, uno per ogni anno di conferenze internazionali sul clima giudicate “occasioni mancate”, e hanno esposto uno striscione con la scritta “COP30: Tavoli Mancati”. Accanto, sul tavolo più grande, campeggiava la domanda: “COP30: profitti per pochi o salvezza per tutti?”. Per il movimento nonviolento, il gesto rappresenta un j’accuse diretto contro Governo e Regione, accusati di aver disatteso gli impegni climatici e di essersi presentati alla COP30 in posizione “debole, tardiva e politicamente ostile” alle politiche europee.
30 ANNI DI TAVOLI MANCATI
Questa mattina, nel giorno in cui avrebbe dovuto concludersi la #COP30 a Belèm, Extinction Rebellion ha scaricato 30 tavoli davanti al Grattacielo della Regione Piemonte e incollato a terra la scritta “Agire Ora”.
1/4 pic.twitter.com/3KaFlGmxo0— Extinction Rebellion Italia (@XrItaly) November 21, 2025
Questi tavoli rovesciati rappresentano tutte le occasioni mancate e le promesse infrante di oltre 30 anni di conferenze per il clima, a partire dagli obiettivi falliti degli Accordi di Parigi. E mentre in Piemonte stiamo perdendo le nostre montagne, il Governo Italiano ha di fatto boicottato la COP di quest’anno: fisicamente e politicamente”, spiega Maria, una delle attiviste presenti. Il riferimento è all’assenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Belém, dove invece è intervenuto il ministro Antonio Tajani, invitando gli Stati a evitare “approcci dogmatici”. Per Extinction Rebellion questo atteggiamento contrasta con la gravità degli eventi climatici già in corso. “Governo e Regione Piemonte parlano da anni di voler attuare un approccio pragmatico e di buon senso alla transizione. Ma come hanno intenzione di farlo, senza stanziare i fondi adeguati?” prosegue Maria, ricordando che nella legge di bilancio 2025 non è stato incluso il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, atteso da anni.
La Turchia ospiterà la COP31 nel 2026
Sarà la Turchia ad ospitare la Cop31, il vertice delle Nazioni Unite sul clima del 2026, mentre l’Australia guiderà il processo negoziale. Lo ha reso noto un documento diffuso alla Cop30, confermando l’intesa preliminare che prevedeva una soluzione congiunta dopo una lunga fase di stallo tra i due Paesi, entrambi interessati a ottenere l’organizzazione dell’evento.
Secondo quanto riferito dalla Germania, che ha diffuso la nota al termine della riunione del gruppo Europa occidentale e altri (Western European and Others Group, Weog), incaricato di scegliere il Paese ospitante, l’accordo stabilisce che la Turchia sarà sede del summit, mentre all’Australia spetterò la responsabilita’ delle trattative. Il documento precisa che, “in caso di divergenze di opinione tra Turchia e Australia, saranno avviate consultazioni fino alla risoluzione della differenza in modo soddisfacente per entrambe le parti“. E’ inoltre previsto che un pre-Cop si svolga in un Paese insulare del Pacifico, con Canberra a guidare l’intero processo preparatorio annuale che definira’ l’agenda e le priorità della Cop31.


