Dazi al 15%. Trump esulta per un accordo asimmetrico che premia gli Usa

Dazi al 15%. Trump esulta per un accordo asimmetrico che premia gli Usa

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Si dice che nessun accordo sia meglio di un cattivo accordo, ma nel caso delle trattative tra Stati Uniti e Unione europea sui dazi possiamo dire che (quasi) qualsiasi accordo è meglio dell’incertezza, almeno per i mercati e i produttori che devono pianificare la strategia di vendita all’estero.

Il mercato costituito da Stati Uniti e Unione conta 800 milioni di persone, quasi il 44% del prodotto interno lordo mondiale.

In questi tempi turbolenti è necessario per le nostre industrie essere capaci di pianificare e investire” così dichiara von der Leyen nell’annunciare l’accordo raggiunto. Poco dopo ringrazierà Donald Trump definendolo un duro negoziatore ma una persona abile nel chiudere accordi.

Il 27 luglio è arrivata la percentuale definitiva, o quasi (con Donald Trump il ripensamento è sempre dietro l’angolo) dei dazi che gli Stati Uniti imporranno all’import Made in Eu; 15%. Un “deal” salutato come un ottimo accordo da Donald Trump. Molto meno entusiasta si è mostrata la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, che definisce l’intesa “il più grande accordo commerciale di sempre”, ma in molti scommettono che sarà velocissima nel chiedere una rinegoziazione al prossimo presidente Usa.

Infatti l’Unione non imporra alcun dazio alle merci statunitensi, 15 contro 0, difficile non parlare di una resa europea. Come se non bastasse Bruxelles si è impegnata a investire 600 miliardi di dollari negli Usa.

Ma, c’è un ma, l’accordo è valido per la maggioranza dei prodotti importati, non per tutti. Su alcuni beni strategici le tariffe saranno abolite del tutto, come annunciato da von der Leyen si tratta di elementi del comparto dell’aeronautica, alcuni prodotti agricoli, alcune risorse naturali, le materie prime critiche. Ma quanto trapela è ancora troppo generico per essere giudicato.

L’Unione acquisterà molta più energia dagli Stati Uniti, gas e petrolio russi saranno rimpiazzati da quelli made in Usa. Ulteriori negoziazioni proseguiranno nei prossimi giorni. Su quali prodotti non è ancora chiaro però. La speranza da questa sponda dell’Oceano è che, incassata la vittoria politica, Trump possa essere più generoso con le condizioni imposte all’alleato europeo, alleato che assomiglia sempre più a un satellite degli Stati Uniti.

In Italia, la premier Giorgia Meloni si è detta soddisfatta per l’accordo raggiunto: “Io ho sempre pensato, continuo a pensare, che un’escalation commerciale tra Europa e Stati Uniti avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili e potenzialmente devastanti… Ovviamente bisognerà studiare i dettagli dell’accorso, bisognerà lavorare ancora sull’accordo perché quello che è stato sottoscritto è un accordo giuridicamente non vincolante, di massima”, nel suo primo commento Meloni apre alla necessità di aiutare livello nazionale ed europeo quei settori che dovessero essere più danneggiati dalle nuove regole del gioco.

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