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Dazi, Lollobrigida: “Vendiamo agli Usa la bresaola fatta con la loro carne”

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L’ipotesi sta facendo discutere da qualche giorno: ecco cosa riguarda nello specifico e da chi è arrivata la proposta che il ministro dell’Agricoltura sta portando avanti con insistenza.

Di fronte ai dazi di Donald Trump, ecco la proposta di Francesco Lollobrigida che fa discutere: vendere agli Usa la bresaola prodotta in Italia, ma con la carne statunitense precedentemente importata. Un’ipotesi maturata (almeno cronologicamente) dopo che il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste era stato ricevuto alla Casa Bianca dall’omologa Brooke Rollins. Tra le voci più critiche di fronte all’ipotesi di Lollobrigida c’è Eleonora Evi. La deputata Pd, e componente della Commissione Ambiente, ha commentato così: “Considerato che la bresaola IGP viene fatta già oggi con carne di zebù proveniente dal Sud America, e che dunque è un mero disciplinare a garantire l’italianità di questo prodotto e non certo la materia prima utilizzata, al ministro questa soluzione deve essere piaciuta molto“.

 

 

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Un po’ meno zebù dal Brasile e Uruguay, e un po’ più di carne agli ormoni dagli Usa. Ecco la proposta per fronteggiare i dazi. Ecco il fantasmagorico Made in Italya, già spesso più chimera che realtà: essere svenduto e svuotato completamente per compiacere l’amico Trump. Altro che ministro della Sovranità Alimentare. Complimenti!” – ha aggiunto Eleonora Evi – “Invece che farneticare di bresaola, il ministro ritorni sui suoi passi e renda legale la carne coltivata in Italia, per non perdere un treno di innovazione e per eliminare la sofferenza animale, smettere di uccidere inutilmente milioni di esseri senzienti, cogliere l’opportunità produttiva e magari diventarne leader di settore“.

Quella di Eleonora Evi è solo una delle tante critiche piene di scetticismo di fronte alla proposta di Francesco Lollobrigida. Va detto, però, che l’idea non è farina del sacco del ministro, bensì una proposta arrivata da vari rappresentanti delle associazioni produttive del settore agroalimentare, e formalmente condivise dal MASAF. Lollobrigida si è quindi difeso, forte del sostegno di diversi imprenditori e rappresentanti di categoria. Come Luigi Scordamaglia, l’ad di Filiera Italia, che ospite di Agorà Estate su Rai 3, pur non negando l’incertezza totale per l’agroalimentare di fronte alle diverse ipotesi di dazi, ha spiegato: “Come facciamo ad aumentare l’interscambio invece di frapporre dei dazi? Abbiamo proposto che le carni americane, avendo standard diversi e non potendo arrivare in Europa così come sono, vengano importate in Italia e trasformate in bresaola sotto vincolo doganale e riesportarle. In questo modo, noi creeremmo valore aggiunto e agli Stati Uniti si ridurrebbe il deficit commerciale. Si potrebbe fare lo stesso con la soia, bisogna trattare ed aumentare l’importazione dagli Usa con determinate regole di sicurezza“.

In ‘soccorso’ di Lollobrigida anche un altro rappresentante del settore molto vicino al ministro, come Ettore Prandini. “L’ipotesi si basa su un tavolo di confronto e di trattativa con gli Stati Uniti, ero presente quando il ministro Lollobrigida ha ipotizzato questo scambio, per alcuni settori su cui vi è una necessità di importazione superiore all’80% rispetto a quello che viene trasformato. E questo vale anche per la soia. Fare bresaola con carne americana non è produrre una DOP, già oggi per la bresaola importiamo carne soprattutto dal Brasile” – il punto del presidente nazionale di Coldiretti, ospite di Omnibus su La7 – “Vogliamo valorizzare i mercati dove anche noi esportiamo e abbiamo un vantaggio economico, oggi col Brasile esportiamo molto poco sulla parte trasformata dell’agroalimentare italiano. Faccio l’esempio della soia: ne acquistiamo in gran parte dal Brasile, con un prezzo definito a livello globale, ma è meglio stringere accordi con gli Stati Uniti che sono comunque grandi produttori e con cui le relazioni sono maggiori“.

Pubblicando sui propri profili social la risposta di Ettore Prandini, il ministro Lollobrigida ha poi aggiunto: “La giornalista che fa quella domanda ridendo, probabilmente, non sa che negli Usa non si può importare bresaola dal 2001, a causa delle criticità legate alla questione BSE (mucca pazza). Questo meccanismo, proposto e condiviso formalmente dalle associazioni dei produttori, potrebbe riaprire più velocemente il mercato statunitense a questo prodotto. Si avrebbe potenzialmente una crescita dell’export di breasola per noi e di carne per i produttori statunitensi. Il meccanismo non permetterebbe di usare quel prodotto per il mercato Ue o italiano, non arrecando danni economici né di altra natura“.

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