Molti di loro hanno vinto dei bandi e ottenuto borse di studio, ma con la guerra hanno perso tutto. Compresa la documentazione necessaria per raggiungere l’Italia. Per questo, nel nome del diritto universale e inalienabile allo studio, si richiede una procedura speciale di emergenza umanitaria per gli studenti e le studentesse palestinesi che puntano a frequentare le nostre università.
Un appello per facilitare il diritto allo studio degli studenti e delle studentesse universitari palestinesi in Italia. Molti di loro vivono nella Striscia di Gaza, hanno già vinto dei bandi e ottenuto delle borse di studio, ma non riescono a raggiungere il nostro Paese. Chi riesce a sopravvivere agli attacchi israeliani, molto spesso, perde anche alcune documentazioni necessarie per poter studiare in Italia, nonostante soddisfi tutti i requisiti per poter accedere al nostro sistema universitario. Di fronte a questo intoppo burocratico causato dalla guerra, un gruppo di attivisti, editori, docenti universitari, scrittori, intellettuali e rappresentanti politici e istituzionali hanno chiesto al governo e alla diplomazia del nostro Paese di facilitare l’arrivo in Italia degli studenti palestinesi attraverso procedure speciali di emergenza umanitaria.
“Oggi siamo qui perché registriamo che anche i bandi che sono stati emanati presentano moltissime criticità, di fatto gli studenti e le studentesse palestinesi a cui sono già state assegnate le borse di studio hanno difficoltà ad arrivare in Italia, ad entrare effettivamente nel nostro Paese” – ha spiegato l’onorevole Gilda Sportiello, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha organizzato la conferenza stampa a Montecitorio – “Per questo, noi oggi vogliamo raccontare, anche raccogliendo la voce di alcune docenti universitarie, cosa non sta funzionando, quali sono i problemi maggiori e vogliamo chiedere, se si fanno dei bandi, di preoccuparsi anche di mettere in atto dei visti e delle procedure straordinarie per consentire alle persone di arrivare nel nostro Paese e continuare così i loro studi. Altrimenti, è chiaro che resterà qualcosa soltanto su carta“.
“Con la nostra casa editrice abbiamo creato il progetto ‘Fiori dai cannoni’ e collaboriamo insieme alla realtà Gaza Students per permettere agli studenti palestinesi di potersi iscrivere ai bandi universitari” – l’appello di Anna Giada Altomare, editrice di Another Coffee Stories – “Ciò che chiediamo sono dei visti di urgenza umanitaria per questi studenti, affinché realmente possano accedere, dopo aver vinto questi bandi, alle nostre università“.
“Io mi occupo di inclusione sociale, insegno Pedagogia speciale e arrivo come ultima invitata, non potevamo non rispondere all’appello. Naturalmente, le università non possono discriminare al contrario e cercano ovviamente di includere tutti, ma è importante rispondere alle richieste di aiuto. Il diritto allo studio è universale e se non riusciamo, con l’università e con lo studio, a salvare delle vite” – ha spiegato la professoressa Giusi Antonia Toto, docente ordinaria di Pedagogia speciale all’Università di Foggia – “Il diritto allo studio è universale e se non riusciamo, con l’università e con lo studio, a salvare delle vite, perché studiare significa anche poter salvare una vita come in questo caso, allora abbiamo fallito una delle missioni dell’università: aprirsi al mondo esterno. So che sembra un ideale, ma se gli ideali non vengono perseguiti nelle università, non so dove possiamo perseguirli“.


