Nuova puntata di Ecoagenda, l’informazione ambientale della settimana.

EcoAgenda – Il greenwashing continua a ingannare i consumatori

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Dalla direttiva europea alle sanzioni per le imprese: la nuova puntata di “EcoAgenda”, su TeleAmbiente, approfondisce le nuove regole contro il greenwashing e la necessità di distinguere le promesse ambientali dagli impegni concreti per la sostenibilità.


Il greenwashing è, ancora oggi, un fatto. Una pratica ingannevole che pone trappole ai consumatori e ostacola anche il diritto di competitività tra le aziende. L’Europa si sta muovendo verso il suo arresto e ora ha delle regole chiare e concrete. Ma non è ancora abbastanza.

Nel 2024 era entrata in vigore la nuova direttiva 2024/825 nota come “Empowering Consumers for the Green Transition”, recepita, però, soltanto due anni dopo con il decreto legislativo 30/2026 e pienamente applicabile solo dal 27 settembre 2026. Cosa fare adesso? Ad approfondire l’argomento nella nuova puntata di EcoAgenda, trasmissione d’informazione settimanale di TeleAmbiente, è Marco Letizi, Phd, avvocato e consulente delle Nazioni Unite.

Greenwashing: cresce il divario tra promesse e azioni intraprese dalle aziende

“Per contrastare i greenwasher la Commissione europea ha attuato una serie d’interventi che si possono inquadrare nell’ambito della cosiddetta: ‘Iniziativa per la verifica delle dichiarazioni ecologiche’. Al suo interno si individuano una serie di pilastri che compongono il framework normativo eurounitario volto a contrastare questo fenomeno: il ‘Green Deal’ europeo, il ‘Piano di azione di economia circolare’ e ‘La nuova agenda dei consumatori” – ha spiegato Marco Letizi, ospite dell’appuntamento settimanale di TeleAmbiente.

“Negli ultimi anni si è registrata una chiara attività di front-loading da parte delle imprese in tema di greenwashing, dovuta a una sempre più stringente normativa di settore e alla pressione degli investitori e dei consumatori. – continua Letizi – Ciò ha determinato un significativo scollamento fra il crescente numero di green claims, riferiti a obiettivi sempre più ambiziosi di riduzione dell’impatto ambientale aziendale, e le azioni concretamente implementate dalle imprese per ridurre questo impatto, che spesso non sono supportate dai necessari adeguamenti organizzativi. Ciò si traduce, sul piano pratico, in spese in conto capitale che rappresentano solo una frazione residua degli importi necessari per ridurre l’impronta di carbonio complessiva dell’organizzazione.”

Il problema, come segnalato dall’avvocato, è che molte aziende comunicano soprattutto obiettivi e promesse future, anziché risultati ambientali già raggiunti e verificabili: “Quindi, la valutazione delle imprese, sotto il profilo delle prestazioni ambientali, rappresenta un processo complesso e, proprio in ragione dei diversi modi in cui le imprese possono comunicare le loro prestazioni, può essere difficile differenziare casi di greenwashing da quelli di una comunicazione ambientale genuina. Questo dipende dalla natura prevalentemente anticipatoria della maggior parte dei rapporti sui dati in termini di prestazioni ambientali. Il focus del green marketing aziendale – conclude – si è spostato dai dati effettivi sulle performance ex post agli obiettivi teorici e predittivi delle performance ex ante.”

Stefano Zago (TeleAmbiente): “C’è bisogno di adeguate sanzioni”

A seguire, nel suo planner settimanale all’interno della trasmissione, il direttore responsabile di TeleAmbiente, Stefano Zago, ha aggiunto: “Dal settembre 2026, l’Italia ha recepito questa stretta e quindi non troveremo più etichette che si spacciano per sostenibili, ma ora c’è bisogno di una certificazione con un codice identificativo, che verrà anche controllato da terzi.”

“Molte aziende hanno preferito fingere la propria sostenibilità e rischiare di essere scoperte, vista l’assenza di multe salate. Questo comportamento non solo inganna i consumatori, ma è anche una mancanza di giustizia per tutte le altre aziende veramente sostenibili e che investono ogni anno per certificare al meglio l’intera filiera. Crediamo che questa nuova direttiva sia un piccolo passo per l’Italia e per tutte quelle aziende green. Ma il problema alla base, purtroppo, esisterà fino a quando non ci saranno le adeguate sanzioni.”

Una soluzione potrebbe essere guardare anche ai modelli esteri, come osserva Zago: “Anche sul fast fashion, ad esempio in Francia, è stato fatto un passo sull’obsolescenza, così come dovrebbe fare l’Italia e il resto dell’Europa. Confidiamo nella forza europea, che possa un giorno imporre delle direttive che valgano su tutto l’ambiente di vita e riguardino tutti i prodotti, europei e importati, livellando i costi e tassando i prodotti sintetici. In questo modo, i prodotti naturali, sostenibili e riutilizzabili potranno avere vie preferenziali ed essere valorizzati.”

“EcoAgenda – L’informazione ambientale della settimana” è una trasmissione d’informazione a cura di Ertilia Giordano, di e con Stefano Zago, in onda ogni sabato alle 21:00, su TeleAmbiente. Canale 18, in Lazio e Umbria, canale 221 delle Smart Tv in tutta Italia, e in streaming su www.teleambiente.it.

 

 

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