Dalle teorie agli esempi pratici, il biologo molecolare e genetista di fama internazionale, intervistato dal professor Prisco Piscitelli, spiega come lo sviluppo dell’epigenetica rappresenta un’arma preziosa per la tutela della salute e per la comprensione di alcune dinamiche complesse che riguardano gli organismi di tutte le specie.
Tra i più autorevoli protagonisti della 2ª edizione della Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale, tenutasi a Chieti nello scorso novembre, c’è senza dubbio il professor James Allan Shapiro. Biologo molecolare e genetista di fama internazionale, le sue lezioni di epigenetica sono un faro per tutte le successive generazioni di ricercatori e medici, anche perché gli ultimi sviluppi di queste scienze sono essenziali per la tutela della salute delle persone e delle nuove generazioni in particolare. In questa speciale intervista con il professor Prisco Piscitelli, segretario generale della European Medical Association e vicepresidente di Sima – Società Italiana di Medicina Ambientale, il prof. Shapiro illustra le conquiste dell’epigenetica ma anche le conseguenze a livello pratico, attraverso alcuni chiarissimi esempi.
Prisco Piscitelli: “Abbiamo il privilegio e l’occasione unica di intervistare il professor James Shapiro, dell’Università di Chicago, qui nella sede della 2 Conferenza Internazionale di Medicina Ambientale, ‘Dalla genetica all’epigenetica: proteggere la salute dell’infanzia’. Una presenza straordinaria ed eccezionale, il professor Shapiro è autore di un libro rivoluzionario, Evolution, in cui ripercorre le tappe della teoria darwiniana per evolverla, a sua volta, in qualcosa che rende ragione di tutte le evidenze scientifiche che si sono accumulate sin dalla prima pubblicazione dell’Origine delle Specie e da cui la scienza ha fatto molti progressi.
Il professor Shapiro ha fatto parte del gruppo di ricerca che ha sequenziato il primo gene in assoluto, nel 1967. Più volte candidato al Premio Nobel, che ha sfiorato, ha poi premiato a sua volta molti altri Nobel per conto dell’Accademia Svedese delle Scienze e a lui si deve lo sviluppo di una teoria, che ha speso la vita per dimostrare empiricamente e concretamente in laboratorio, che riguarda la capacità innovativa e creativa dell’ingegneria genetica naturale del nostro genoma, che si evolve e si adatta agli stimoli che riceve dall’esterno, e quindi dall’ambiente. Chiediamo al professor Shapiro direttamente di introdurci a questa sua visione“.
James A. Shapiro: “Precisiamo solo una cosa: non è solo il genoma, è l’intero organismo stesso, così come le cellule, che possono cambiare il proprio DNA. Ed è questa la ragione per cui non abbiamo avuto, relativamente, grandi successi con le terapie antibiotiche: questi strumenti dei batteri ci hanno surclassato”. Il prof. Shapiro ha poi aggiunto: “Tutti gli organismi, in qualche modo, possono cambiare il loro DNA. Ad esempio, oggi abbiamo parlato degli integroni nei batteri, che sono semplicemente strumenti per raccogliere sequenze e codificare sequenze di proteine nel genoma. Non hanno altra funzione che quella di cambiare il contenuto genomico delle cellule. Ad esempio, un sacco di persone che hanno conoscenze evoluzionistiche tradizionali chiamano il DNA ripetitivo nei genomi degli organismi più sviluppati DNA egoista o DNA spazzatura. Ma sappiamo che quel DNA ripetitivo svolge un sacco di mansioni interessanti e utili per l’organismo, specialmente quando si sottopone al cambiamento evolutivo“.
Il biologo molecolare e genetista statunitense, poi, ha precisato: “Ovviamente, per avere un successo evolutivo, l’organismo deve essere adattivo. Quindi se non chiami in causa una determinata selezione, va bene. Ma sappiamo che ci sono inneschi alla speciazione, come l’ibridazione interspecifica, che può agire rapidamente. E nel giro di una o due generazioni, si potranno avere nuove specie. Quindi non c’è molto tempo per un periodo di selezione prolungata. È l’organismo che viene fuori.
E non sappiamo davvero in che percentuale le specie sono meglio o peggio adattabili all’ambiente circostante. Abbiamo bisogno di sperimentare di più sull’evoluzione innescata da eventi come l’ibridazione interspecifica“.
Il professor Shapiro, poi, manda un messaggio ed un consiglio a tutti coloro che lavorano in ambito scientifico o sono comunque, semplicemente, appassionati di scienza: “Penso che la cosa più importante sia avere, e mantenere, una mente aperta. Ho sempre detto di essere stato molto fortunato perché nessuno mi ha mai imposto cosa pensare o non pensare. Tutte le possibilità sono aperte. Stiamo facendo grandi progressi nella genomica e nella genetica molecolare, quindi niente di ciò che gli organismi possono fare al loro genoma dovrebbe sorprenderci“.


