Influenza aviaria in Europa: oltre 1.400 casi in tre mesi

Influenza aviaria in Europa: oltre 1.400 casi in tre mesi

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Cresce l’allarme influenza aviaria in Europa. Filippini (Ministero della Salute): “Una vera e propria pandemia”.

Cresce l’allarme influenza aviaria in Europa. Da settembre a novembre 2025, ben 1.443 i casi riscontrati negli uccelli selvatici di 26 Paesi del Vecchio Continente, cioè quattro volte in più rispetto ai casi riscontrati negli uccelli selvatici da settembre a novembre 2024. Numeri che, tra l’altro, sono i più alti dal 2016. A fotografare la situazione è l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA). Tra i volatili più colpiti dal virus H5N1, le gru comuni, anche in apparenza sane, in Germania, Francia e Spagna. Un particolare che, secondo gli scienziati, alimenta il sospetto di una “contaminazione ambientale diffusa”. A maggior ragione, in un contesto in continua evoluzione, a detta dell’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA), diventa urgente sia rafforzare la sorveglianza per una diagnosi precoce della patologia sia garantire una biosicurezza stringente negli allevamenti intensivi.

Nel frattempo, in Italia, l’influenza aviaria sta colpendo soprattutto animali domestici e selvatici in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia. Già ingenti i danni – alcune stime parlano di mezzo miliardo di euro – per le industrie zootecniche colpite dalla diffusione del virus H5N1.”Siamo di fronte a una vera e propria pandemia“, dichiara al quotidiano “Sole 24 Ore” Giovanni Filippini, Direttore Generale della Direzione Generale della Salute Animale del Ministero della Salute.

Per l’uomo, però, almeno fino a oggi, nessun rischio. Tra i consigli per evitare il contagio, l’allontanamento da animali feriti o malati, il consumo di carne ben cotta e lo stop all’utilizzo di latte crudo considerato un pericolosissimo vettore di diffusione della malattia infettiva.

Influenza aviaria, l’intervista a Francesco Branda

Ospite del Magazine di TeleAmbiente è Francesco Branda, ricercatore di Statistica Medica ed Epidemiologia Molecolare dell’Università Campus Biomedico di Roma. Che cosa è l’influenza aviaria?

L’influenza aviaria conosciuta anche come influenza degli uccelli è una malattia causata da virus influenzali di tipo A. Tali agenti patogeni possono infettare non solo i volatili, ma anche i mammiferi, inclusi gli esseri umani, seppur raramente. Il virus dell’influenza aviaria, possedendo un alto tasso di mutazione, tende a dare vita a numerosi ceppi. Il più famoso è H5N1 identificato per la prima volta in Scozia, nel 1959, e diventato famoso in Cina, nel 1997, dopo la morte di sei persone. Un vero e proprio caso storico, il primo, della trasmissione dell’influenza aviaria dagli uccelli agli esseri umani. Bene sottolineare che, però, si tratta di rare infezioni causate dal contatto diretto con animali malati o con ambienti contaminati“.

L’influenza aviaria marcia lenta e silenziosa. Perché negli Stati Uniti d’America il virus H5N1 è passato dagli uccelli ai mammiferi?

In questi mesi, tanti sono stati i lavori scientifici, inclusi quelli del nostro gruppo di ricerca, assieme a Massimo Ciccozzi dell’Università Campus Biomedico di Roma e a Fabio Scarpa dell’Università degli Studi di Sassari, per spiegare la trasmissione dell’influenza aviaria dagli uccelli ai mammiferi negli Stati Uniti d’America. Probabilmente i bovini da latte si sono infettati dopo avere interagito con secrezioni (muco, feci e saliva) di volatili malati. Fondamentale sottolineare che ancora oggi, nel Nuovo Mondo, molte industrie zootecniche stanno utilizzando bacini idrici aperti per abbeverare il bestiame. Proprio per questo l’acqua contaminata dagli uccelli, dopo essere stata bevuta, ha fatto ammalare i mammiferi. Perché è successo nei bovini da latte? Probabilmente le vacche, che sono munte più volte al giorno, dunque sono manipolate con una certa frequenza dagli allevatori, hanno avuto un rischio di contrarre l’infezione più alto rispetto ad altri animali“.

Già milioni gli animali, soprattutto i polli detenuti negli allevamenti intensivi, abbattuti a causa dell’influenza aviaria. La loro uccisione è l’unica strada possibile?

Purtroppo, al momento, l’abbattimento degli animali è la strategia più rapida per contenere i focolai di influenza aviaria, per ridurre la carica virale in un ambiente contaminato e per evitare il salto di specie, cioè il cosiddetto spillover. Sicuramente, oggi più che mai, una misura di prevenzione può essere la riduzione della densità del bestiame negli allevamenti intensivi“.

Esiste un vaccino per l’uomo contro l’influenza aviaria?

Sì, al momento esistono quattro vaccini per l’uomo contro l’influenza aviaria. Immunizzazioni che, nonostante l’approvazione sulla carta, non sono state sperimentate. Se l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) dovesse dichiarare la pandemia del virus H5N1, i vaccini sarebbero pronti per essere commercializzati. Necessario, però, tararli sulle varianti circolanti in un preciso momento storico“.

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