Festival delle scienze 2025, vent’anni di divulgazione tra tecnologia, ambiente e cambiamenti climatici

Festival delle scienze 2025, vent’anni di divulgazione tra tecnologia, ambiente e cambiamenti climatici

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Dal 8 al 13 aprile torna a Roma il Festival delle scienze. La ventesima edizione riflette sul rapporto tra scienza e società, tra corpi e conoscenza, con focus su crisi climatica, erosione costiera e ruolo dei giovani nella transizione ecologica.

Dall’8 al 13 aprile torna a Roma il Festival delle scienze. Ventesima edizione dedicata, come sempre, ai temi della divulgazione scientifica ad adulti e bambini. Il tema di questa edizione è “Corpi“. Quelli umani – con i loro tratti, le loro forme e funzionalità – ma anche corpi animali e vegetali.

Il festival torna in questa edizione 2025 con una vecchia consapevolezza: l’importanza di non tenere i dati scientifici nel cassetto ma di divulgarli e renderli accessibili a tutti, come ha spiegato il direttore del Festival Vittorio Bo: “Raccontare la scienza, renderla più comprensibile e vicina, è stata una sfida. Non direi che sia stata vinta — suonerebbe troppo glorioso — ma sicuramente è stata una conquista importante. Vent’anni fa, o anche di più, molti scienziati erano restii a parlare delle proprie ricerche, perché lo consideravano una perdita di tempo. Oggi, invece, hanno scoperto che farlo è utile, piacevole e anche gratificante”.

Il Festival è anche l’occasione per fare il punto sui progressi tecnologici legati alle diverse discipline, tra cui le scienze climatiche.

“Tutte le analisi statistiche, le proiezioni e le simulazioni sono fondamentali per comprendere i rischi, soprattutto in un Paese come l’Italia, caratterizzato da una forte fragilità idrogeologica e non solo”, ha detto ancora Bo. “In questo senso, lo studio e l’attenzione verso i temi ambientali trovano maggiore riscontro tra i giovani, che percepiscono la questione come un’urgenza. È naturale che si sentano più coinvolti rispetto, per esempio, a temi come i buchi neri o le onde gravitazionali. Tuttavia, l’ambiente è spesso sottovalutato dagli adulti, rispetto all’interesse e alle preoccupazioni che suscita nelle nuove generazioni. Si sente spesso dire dai giovani: ci avete rubato il futuro. È in parte vero, e non dobbiamo nasconderlo. La prospettiva che animava il dopoguerra — spinta da un forte desiderio collettivo di ricostruzione, di lavoro, di crescita — oggi è molto più frammentata. Certamente non ci sono più le grandi divisioni geopolitiche di un tempo, ma esistono nuove forme di influenza economico-politica, molto forti e rilevanti. Per questo è fondamentale promuovere una coscienza civile nei confronti della scienza la più ampia possibile”. 

Ispra protagonista al Festival delle Scienze

Al Festival delle scienze 2025 partecipano le più grandi istituzioni scientifiche del Paese con mostre, laboratori per studenti e studentesse, conferenze e spettacoli dal vivo. Tra le istituzioni più impegnate quest’anno c’è ISPRA, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha tenuto un laboratorio sui temi dell’erosione costiera e della fragilita del nostro territorio.

“Noi siamo per lo più tecnici, bravissimi a fare i conti. Ma col tempo ci siamo resi conto, per primi, che fare i conti e lasciarli chiusi in un cassetto serve a poco — soprattutto in ambiti come quello ambientale, dove i vari temi sono tutti strettamente collegati tra loro. La parte tecnica è complessa, riguarda tutti gli elementi della cosiddetta matrice ambientale, come la definiamo noi. Ma il messaggio che deve passare è semplice: il primo motivo dell’erosione delle spiagge è che i fiumi non portano più sabbia al mare. Non lo fanno più perché sono cambiate alcune condizioni meteo, ma soprattutto perché siamo stati noi a modificare il modo in cui la sabbia viene trasportata. È una verità controintuitiva: se voglio le spiagge, devo prendermi cura dei fiumi. Non è un collegamento immediato. Se non ci abituiamo a pensare in modo aperto — e i ragazzi in questo sono particolarmente capaci — rischiamo di reagire tardi, o di investire risorse male, come purtroppo spesso accade”, ha dichiarato Filippo D’Ascola di Ispra.

Che poi ha aggiunto: “Da oltre vent’anni ISPRA si occupa di monitoraggio ambientale delle coste. Partiamo dalle cartografie storiche degli anni Cinquanta, poi abbiamo integrato digitalizzazioni, foto aeree e immagini satellitari. Grazie a queste fonti, oggi abbiamo un’analisi molto precisa: le spiagge sono elementi piccoli e, per poterle studiare in modo efficace, è necessaria una mappatura estremamente dettagliata. Da anni raccogliamo dati che sono pubblicamente disponibili e che abbiamo riassunto in alcuni indicatori: sono gli indicatori costieri di ISPRA, utili per comprendere l’evoluzione della linea di costa. Questi dati ci dicono che le criticità oggi sono molte. Il primo fattore è la drastica riduzione del trasporto di sabbia da parte dei fiumi. Questo accade in parte per cambiamenti meteo-climatici, ma soprattutto perché abbiamo modificato profondamente il modo in cui la sabbia viene trasportata: per esempio, sistemando i versanti abbiamo aumentato la sicurezza ma ridotto l’erosione, quindi meno materiale arriva a valle. Un’altra causa è l’utilizzo della sabbia fluviale per produrre cemento: quella sabbia, una volta, finiva al mare; oggi finisce nei cantieri. Il secondo grande fattore riguarda le infrastrutture costiere: costruiamo sempre più porti e opere rigide di difesa, che interrompono il naturale trasporto della sabbia da parte delle correnti e delle mareggiate. Il terzo riguarda le dune. Le dune costiere sono una riserva naturale di sabbia: durante le mareggiate invernali, vengono erose e distribuiscono sabbia sulla spiaggia, evitando una riduzione della superficie. Nei mesi successivi, le dune si ricostituiscono. Ma oggi, costruendo direttamente sulle dune, questo processo viene interrotto. Questi tre fattori si sommano agli effetti dei cambiamenti climatici, come l’innalzamento del livello del mare. Sono dinamiche complesse, che ci accompagneranno ancora per molti decenni e che richiedono risposte coordinate e lungimiranti”.

 

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