Tra divieti di fumo e studi sulla tossicità di questa dipendenza la vita dei fumatori è messa a dura prova, sia in Italia che all’estero.
A Milano è scattato il 1° gennaio lo stop al fumo all’aperto. I fumatori dovranno tenersi a distanza maggiore di 10 metri dalle altre persone per accendersi una sigaretta. Una nuova misura che va ad aggiungersi a quelle già in vigore nella città, come il divieto di fumare nei parchi nelle aree attrezzate destinate al gioco, allo sport o alle attività ricreative dei bambini, alle fermate di tram, autobus e filobus, nei cimiteri, nelle aree cani e in tutte le infrastrutture sportive (compreso San Siro).
Per chi infrangerà la nuova normativa fumando in aree pubbliche senza rispettare la distanza minima, le multe andranno da 40 a 240 euro. Un ulteriore passo per Milano, che si sta preparando a diventare una città “smoke free”. Anche Torino ha stabilito la distanza di cortesia di almeno 5 metri in tutti i luoghi all’aperto.
La Svezia è il primo Paese senza fumo al mondo
All’estero c’è chi ha giocato d’anticipo, raggiungendo l’obiettivo di primo Paese senza fumo al mondo all’inizio del 2025. Si tratta della Svezia, in cui solo di 4,5% degli abitanti (su 10 milioni) è fumatore. Mezzo punto percentuale in meno rispetto alla soglia fissata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), per la quale un Paese può definirsi “senza fumo” con il 5% – o meno – di tabagisti tra i suoi abitanti.
Ma “non è tutto oro ciò che luccica”. Se da un lato la Svezia ha raggiunto il virtuoso obiettivo, dall’altro ci sono i colossi del tabacco che esultano. Una reazione che potrebbe sembrare insensata, ma che trova le sue ragioni nella nuova frontiera del fumo, che sta conquistando anche i più giovani: le sigarette elettroniche. Come spiega il Corriere della Sera, l’altra faccia della medaglia in Svezia è rappresentata dall’uso di e-cig, passate dal 2 al 4%, e continua a crescere lo “snus”, il tabacco orale. Questo prodotto è usato dal 20% degli svedesi e dal 27% dei giovani. Entrambi prodotti nocivi per la salute, che però rischiano (erroneamente) di passare come alternative meno nocive rispetto alle sigarette tradizionali.
Cresce il consumo delle e-cig. I rischi per la salute
Quello delle sigarette elettroniche è un trend in crescita che certamente fa esultare le lobby del tabacco, ma i rischi per la salute restano. “Ci sono poi prove crescenti che collegano le sigarette elettroniche a malattie respiratorie e problemi polmonari. Gli studi ci dicono, ad esempio, che il vaping potrebbe aumentare il rischio di asma e broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)”, spiega l’Istituto Mario Negri IRCCS.
Anche le e-cig, dunque, rappresentano un problema sia per la salute che per l’ambiente. Non è solo la Svezia a fare i conti con l’aumento dei fumatori di sigaretta elettronica. Secondo il Rapporto sul fumo in Italia 2022 dell’Istituto Superiore di Sanità, 1,2 milioni di italiani fanno uso di e-cig.
Proprio perché percepito come meno dannoso rispetto alle sigarette tradizionali, lo “svapo” spopola tra giovani e giovanissimi. Il ministro della Salute belga, Frank Vandenbroucke, le ha definite “una minaccia per la salute degli adolescenti”. Il Belgio è il primo Paese dell’Unione europea ad aver bandito le sigarette elettroniche, sia per motivi di salute che per ragioni ambientali. Questi dispositivi “usa e getta”, infatti, generano rifiuti molto inquinanti: plastica e batterie.
Insomma, sigarette tradizionali, tabacco da rollare, svapo e tabacco riscaldato rappresentano un pericolo per ambiente e salute. L’ennesima prova è arrivata dall’University College di Londra, secondo cui ogni sigaretta fumata accorcia la vita di 20 minuti. Un dato che raddoppia rispetto alla precedente stima fatta nel 2000 dal British Medical Journal, che valutava un tempo di 11 minuti in meno a sigaretta.
L’ultima raccomandazione del Consiglio dell’Unione europea in merito al fumo passivo prevede di creare una generazione libera dal tabacco in Europa entro il 2040. Nell’Ue il consumo di tabacco rappresenta la prima causa di morte prematura con circa 700.000 decessi all’anno. Un dato che il Vecchio Continente sta cercando di combattere con la collaborazione degli Stati che, ognuno con misure più o meno restrittive, stanno limitando sempre di più il fumo nelle aree pubbliche.
Città senza fumo, sono sempre di più
Sempre più città stanno andando verso il divieto di fumo all’aperto. Melbourne ad esempio, è “smoke free” già dal 2016. Nel Regno Unito invece, il primo ministro britannico sogna una generazione – quella nata dopo il 2009 – totalmente non fumatrice. Sunak infatti, ha proposto il divieto di vendita di sigarette elettroniche e tabacco ai più giovani.


