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AMP Gaiola, il TAR respinge il ricorso delle associazioni ambientaliste

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Per i giudici amministrativi, il progetto di Invitalia sarebbe “ampiamente migliorativo”. Le associazioni pronte a ricorrere al Consiglio di Stato: “Non si è tenuto conto delle ricadute su una delle aree più ricche di biodiversità in Italia, così si vanificano 35 anni di lotte”.

Brutte notizie per l’Area Marina Protetta del Parco Sommerso della Gaiola, a Napoli. Il TAR della Campania ha infatti respinto il ricorso presentato da varie associazioni ambientaliste contro il progetto di Invitalia s.p.a. riguardante il potenziamento delle reti idriche e fognarie nell’area di Posillipo e Bagnoli, compreso il rifacimento del collettore Arena Sant’Antonio, che scaricherà nei pressi di una zona tutelata da norme di protezione nazionali ed europee, come la Direttiva Habitat e la Rete Natura 2000.

Per i giudici amministrativi, il progetto risulterebbe essere “ampiamente migliorativo” rispetto alla situazione attuale, grazie ad alcuni interventi tecnici che consentirebbero di ridurre gli sversamenti in mare e di migliorare la qualità delle acque. Per le associazioni riunite sotto la sigla del Coordinamento Tutela Mare ‘Chi Tene o’ Mare’, tra cui Marevivo e Greenpeace Italia, per il mondo scientifico e culturale, per i miticoltori della zona, insieme con Fondazione UniVerde, Confcommercio – Imprese per l’Italia, Associazione Studi Ornitologici Italia Meridionale e Associazione Premio GreenCare, si tratta invece di una sentenza che vanifica 35 anni di battaglie, anche perché non considera le ricadute, attuali e future, sulla biodiversità marina, compresi gli habitat di Posidonia e quello coralligeno della zona.

Il ricorso era stato sostenuto anche dal Consiglio Regionale della Campania, che all’unanimità aveva approvato la mozione della consigliera Roberta Gaeta, contraria al Programma di Risanamento Ambientale e di Rigenerazione Urbana di Invitalia. A questo punto, un nuovo ricorso al Consiglio di Stato, contro la sentenza del TAR, appare l’unica soluzione percorribile, mentre le reazioni delle associazioni non possono che essere piene di rabbia e di amarezza.

Sapevamo già che il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, di concerto con il Ministero della Cultura, aveva espresso parere favorevole sulla compatibilità ambientale del progetto, ma questo è stato fatto senza effettuare nessuno studio sul campo” – il commento di Valentina Di Miccoli, campaigner Mare di Greenpeace Italia – “Ci chiediamo come sia possibile credere a tale parere non supportato dagli studi scientifici necessari”.

È una contraddizione in termini che un Piano di Bonifica e Risanamento Ambientale individui come area di scarico dei nuovi scolmatoi fognari proprio l’Area Marina Protetta Parco Sommerso di Gaiola, una zona tutelata da norme di protezione nazionali ed europee, come la Rete Natura 2000” – ha spiegato Rosalba Giugni, Presidente della Fondazione Marevivo – “Questa sentenza ci delude profondamente, perché crea anche un pericoloso precedente per il sistema delle Aree Marine Protette italiane ed europee. L’impegno di Marevivo per la Gaiola dura da oltre 35 anni: ci siamo battuti per 13 anni perché diventasse un’area tutelata e non abbiamo mai smesso di difenderla. Abbiamo invitato chi di dovere a trovare soluzioni alternative allo scarico già esistente e il paradosso è che adesso ne verrà creato un altro. Non ci arrenderemo neanche stavolta. Abbiamo deciso di agire in modo democratico, intraprendendo le vie legali nel pieno rispetto delle istituzioni e convinti della bontà delle nostre ragioni. Se in tanti si sono uniti a noi è perché hanno a cuore il mare di Napoli, la sua inestimabile flora e fauna e la salute dei cittadini”.

L’applicazione del principio di precauzione deve essere prioritaria in un contesto così fragile e prezioso. Ancora una volta, invece, si è scelto di sacrificare il mare e la sua tutela, considerandoli un problema di serie B rispetto alle esigenze infrastrutturali” – commentano le varie associazioni che avevano presentato ricorso al TAR – “È una decisione miope che rischia di compromettere irreversibilmente un patrimonio naturale unico, che appartiene a tutta la collettività“.

Il mare di Napoli non può essere una fogna e la sentenza del TAR che consente uno scarico fognario di troppo pieno nella zona protetta della Gaiola a Posillipo è inaccettabile” – dichiara Alfonso Pecoraro Scanio, Presidente della Fondazione UniVerde ed ex Ministro dell’Ambiente – “Questa decisione va assolutamente impugnata al Consiglio di Stato. Condivido pienamente la battaglia di Marevivo e Greenpeace, a cui la Fondazione UniVerde si è aggiunta anche in sede giudiziaria, per fermare questo scempio ambientale. Occorre agire subito per tutelare una delle aree marine più preziose del nostro Paese“. Pecoraro Scanio richiama inoltre la responsabilità delle istituzioni locali: “La Regione Campania, che già si è espressa contro questa scelta, deve andare fino in fondo e difendere con determinazione la Gaiola e l’intero golfo di Napoli. Il nostro obiettivo deve essere quello di restituire tutto il golfo alla balneabilità e alla tutela della biodiversità marina, che qui è di eccezionale valore“. Infine, il Presidente di UniVerde sottolinea la tradizione scientifica e culturale della città partenopea nel rapporto con il mare: “A Napoli esiste una straordinaria autorità scientifica come la Stazione Zoologica Anton Dohrn, che ospita uno degli acquari più antichi del mondo. È inconcepibile che, in una città con una simile storia di ricerca e tutela marina, si possa permettere uno scarico fognario in un’area protetta. Ritengo si tratti di una svista tecnica del TAR, che ha frainteso i dati scientifici: in quell’area non è ammissibile alcuno scarico fognario“.

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