Alla Camera, la deputata M5S Stefania Ascari (componente dell’Intergruppo parlamentare per la Pace tra Israele e Palestina) ha ospitato i giuristi che hanno chiesto alla Procura di Roma e alla Corte Penale Internazionale di fare luce sulle eventuali responsabilità di alcuni membri del governo per le strette relazioni con l’Esecutivo guidato da Netanyahu.
Un incontro con i giuristi che hanno presentato alla Procura di Roma e alla Corte Penale Internazionale un esposto contro alcuni rappresentanti del governo italiano con l’accusa di una possibile complicità con Israele nel genocidio a Gaza. Ad organizzarlo, alla Camera, è stata la deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, impegnata in prima linea nell’impegno per la pace tra Israele e Palestina.
“Oggi si tiene una conferenza stampa molto importante, perché presentiamo la denuncia che un gruppo di giuristi (tra cui Fabio Marcelli, Gianluca Vitale e il dottor Domenico Gallo) ha presentato, prima in Procura a Roma e poi alla Corte Penale Internazionale, contro il governo italiano per complicità nel genocidio in corso a Gaza. Gli avvocati spiegheranno quelle che sono le ragioni tecnico-giuridiche che hanno portato a scriverla e per quanto mi riguarda, oggi è esattamente un anno da quando, con l’Intergruppo parlamentare per la pace tra Israele e Palestina, siamo andati alla Corte Penale Internazionale per incontrare i magistrati che avevano emesso i mandati di arresto nei confronti di Netanyahu e Gallant” – ha spiegato l’onorevole Stefania Ascari – “Quei magistrati ci hanno rappresentato il clima di minacce e intimidazioni in cui vivono per aver semplicemente svolto il loro lavoro. Hanno chiesto supporto e aiuto, ma soprattutto di informare su quello che sta avvenendo, e cioè sulle leggi che Israele e il governo statunitense stanno portando ormai alla fine per sanzionare chiunque collabori con la Corte Penale Internazionale. E questo è un attacco deliberato verso la principale istituzione giuridica internazionale“.
“La nostra iniziativa è di carattere giuridico, il diritto internazionale può essere considerato evanescente ma lo diventerà davvero se la società civile e i responsabili politici lo considerano tale. Noi ci troviamo di fronte a una situazione molto grave: la Convenzione internazionale per la prevenzione e la repressione del genocidio pone una serie di obblighi nei confronti degli Stati, e le sue norme valgono erga omnes” – il punto di Domenico Gallo, già magistrato e senatore (dal 1994 al 1996, ndr) – “Noi non abbiamo accusato il governo italiano di complicità, abbiamo fatto un esposto illustrando i fatti di una collaborazione che continua malgrado l’allerta internazionale che è stata sollevata innanzitutto dalla Corte Internazionale di Giustizia. E questo ci sembra confliggente con gli obblighi che nascono dalla Convenzione, che per noi sono vincolanti, tanto più che sono rafforzati dalla Costituzione italiana, che prevede che l’Italia debba impegnarsi per la pace e per la giustizia. E quindi, come minimo, deve rispettare le convenzioni sul genocidio“.
“Il problema riguarda fatti concreti: trasferimento di armi e know-how e addestramento dall’Italia verso Israele, che è impegnata in un genocidio (la questione, come sappiamo, è sub iudice e la Corte Internazionale di Giustizia si pronuncerà, speriamo il prima possibile, su questa accusa di genocidio lanciata dal Sudafrica e avallata anche da una dozzina di Stati, compresi europei come la Spagna e l’Irlanda). A nostro avviso, visto che esiste una norma precisa (art. III lettera E della Convenzione sul genocidio del 1948) che prevede anche la complicità nel genocidio, gli Stati come l’Italia che continuano a trasferire a Israele armi, know-how, facilitazioni anche di materiali provenienti da Stati Uniti e altri luoghi, sono sospettabili di complicità in genocidio. E quindi spetta alla Magistratura, sia nazionale che internazionale, indagare su questa complicità” – ha spiegato Fabio Marcelli, avvocato e già ricercatore di Diritto internazionale – “Noi abbiamo individuato, sia nella denuncia alla Procura di Roma che in quella alla Corte Penale Internazionale, anche precise figure istituzionali, in quanto titolari di poteri relativi al trasferimento degli armamenti e altri aspetti di cooperazione internazionale con Israele: la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il ministro della Difesa, Guido Crosetto, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, e alla Corte Penale Internazionale anche l’amministratore delegato di Leonardo, Roberto Cingolani. Leonardo, come è noto, ha un ruolo importante, essendo la principale azienda del complesso militare industriale italiano, con rapporti internazionali molto sviluppati, in particolare anche con Israele. Abbiamo quindi voluto richiamare l’attenzione su questo aspetto, e cioè sulle eventuali responsabilità di Leonardo nella figura del suo amministratore delegato“.
“La denuncia è abbastanza dettagliata, presenta circa 20-30 punti specifici ed elenca una serie di elementi (e nel frattempo se ne sono aggiunti altri). In una recente intervista al Corriere della Sera, l’ad di Leonardo, Cingolani, aveva di fatto ammesso la continuazione di questi rapporti con Israele, scusandosi perché non era possibile interromperli altrimenti ci sarebbero state conseguenze sul piano della responsabilità contrattuale. A nostro avviso, non sono giustificazioni invocabili di fronte a un’ipotesi di genocidio, che è una norma notevolmente più sovraordinata rispetto a qualsiasi genere di responsabilità contrattuale o civile in genere” – ha aggiunto l’avvocato Marcelli – “Sono ipotesi sulle quali la Magistratura dovrebbe pronunciarsi, al momento non l’ha fatto, ma non è ammissibile che si continui a sostenere l’esistenza di una sfera politica sottratta al sindacato giurisdizionale, che è il tipo di giustificazione che i giudici hanno avanzato, in alcune sedi, quando li abbiamo chiamati a pronunciarsi. Per noi non è vero che sono scelte politiche su cui la Magistratura può sottrarsi, se sono in gioco valori così importanti e parliamo di crimini di questa gravità“.


