Il professor Parisi, Premio Nobel per la Fisica nel 2021, a TeleAmbiente: “Un nuovo referendum contro il ritorno al nucleare? Peseranno di più le prossime elezioni politiche. Le rinnovabili sono necessarie e la tecnologia migliora i sistemi di accumulo, quindi sarà sempre più garantita la continuità produttiva”.
Che il professor Giorgio Parisi sia un convinto antinuclearista e un sostenitore delle rinnovabili, è un fatto decisamente noto. E di certo, non ha preso bene l’approvazione della legge delega per il ritorno alla produzione di energia nucleare in Italia, ritenendola una scelta sbagliata e antieconomica. Ora che però la maggioranza di governo intende tirare dritto, emerge l’ipotesi di un nuovo referendum popolare abrogativo, il terzo dal 1987 a oggi, per provare a fermare ancora i piani di inserire il nucleare, di ultima generazione ma comunque da fissione, nel mix energetico nazionale.
Giorgio Parisi, tuttavia, si dice pessimista riguardo ad un possibile referendum e volge lo sguardo soprattutto alle prossime elezioni politiche, che considera ben più decisive in tal senso.
“Un nuovo referendum, secondo me, forse non è necessario, perché attualmente siamo nella situazione per cui un referendum, per essere valido e approvato, ha bisogno della maggioranza assoluta dei votanti. Si tratta quindi di una situazione in cui il quorum è estremamente difficile da raggiungere. La proposta che era stata avanzata, quella di un quorum uguale alla metà dei votanti alle ultime elezioni politiche, sarebbe stato qualcosa di più ragionevole e questo avrebbe permesso ai referendum di passare” – ha spiegato il professor Giorgio Parisi – “Il problema fondamentale, secondo me, è che dobbiamo cancellare le proposte di questo governo con le prossime elezioni. Dobbiamo andare a votare, e votare quei partiti che non appoggiano il nucleare“.
I sostenitori del ritorno al nucleare, molto spesso, tendono a denigrare le energie da fonti rinnovabili, con la motivazione di una certa discontinuità nella produzione dovuta a cicli stagionali o al semplice alternarsi del giorno e della notte. Una questione che, grazie ai sistemi di accumulo sempre più tecnologicamente avanzati ed economicamente convenienti, nei prossimi mesi e anni si farà sempre più marginale, come spiega anche il professor Parisi.
“La continuità produttiva non rappresenta alcun problema, nel giro di qualche giorno. Stiamo facendo delle pile, dei sistemi di accumulo, sempre meno cari, i cui prezzi che scendono sempre di più. Il costo delle pile, ad esempio, è calato del 45% in un anno” – il punto del Premio Nobel per la Fisica 2021 – “Quindi, i sistemi di accumulo non sono un problema, poi dobbiamo utilizzare anche gli impianti per la produzione di energia idroelettrica, occorre fare dei lavori ma li possiamo adeguare per l’accumulo“.
“Il problema che rimarrà è l’intermittenza tra estate ed inverno, ma quello verrà risolto pian piano arrivando prima a coprire al 100% l’energia elettrica d’estate” – ha concluso il professor Giorgio Parisi – “Poi, progressivamente, la copertura d’energia si estenderà per un periodo sempre più lungo dell’anno“.


