In occasione della Giornata Mondiale delle Tartarughe marine, che si celebra ogni 16 giugno, il WWF organizza degli eventi di sensibilizzazione sulla protezione della specie.
Quest’anno si contano già 26 nidi di Caretta caretta per un potenziale di future nascite pari a 2000 piccoli. La regione che conta più nidi è la Sicilia dove ne sono stati registrati già 24. Accanto alle nuove nidificazioni bisogna ricordare però che la pesca accidentale, le collisioni con imbarcazioni, la perdita di habitat, il disturbo umano durante la nidificazione e l’inquinamento causano ogni anno la morte di un numero elevato di esemplari. Anche la crisi climatica ha un impatto negativo sugli animali; con l’aumento della temperatura delle acque aumenta il numero delle schiuse femminili creando uno squilibrio che si traduce in minori riproduzioni.
Le celebrazioni partiranno il 15 giugno con la liberazione delle tartarughe curate e riabilitate dal Centro recupero di Molfetta, mentre a Matera si terrà un open day al Centro Recupero Tartarughe Marine dell’Oasi WWF di Policoro per mostrare le attività di recupero e cura ad opera degli esperti dell’Oasi.
IL WWF diffonde anche un Vademecum per intervenire in caso di incontro con delle tartarughe marine:
-“Ogni nido segnalato, ogni tartaruga salvata, spesso parte da una semplice passeggiata sulla spiaggia o dalla buona volontà di diportisti, pescatori artigianali il cui contributo è fondamentale come cittadinanza attiva. Ecco un Vademecum di comportamento:
-Evita di disturbarla: se si ha la fortuna di assistere a una deposizione, osservare da lontano, non toccare e non ostacolare il suo percorso verso il mare o la deposizione delle uova
-Spegnere le luci artificiali sulle spiagge nelle ore notturne è fondamentale per non disorientare i piccoli nati, che rischiano di dirigersi verso l’entroterra
-In presenza di tracce o nidi: segnalare subito agli operatori locali (WWF, centri di recupero, Guardia Costiera). Non calpestare né rimuovere la sabbia
-Tartaruga ferita o spiaggiata? Non agire da soli: chiamare la Guardia Costiera (1530) o il centro di recupero più vicino. Anche una foto può aiutare i soccorsi.“


