Il granchio blu diventa ingrediente per la produzione di cibo per gatti. “I felini sono più esigenti dei cani: saranno loro a decretare il successo del prodotto”.
Il granchio blu, specie invasiva che ha ormai colonizzato il mare Adriatico e che crea notevoli problemi alla fauna ittica autoctona e agli impianti di acquacultura, potrebbe trasformarsi da problema a risorsa, diventando ingrediente per la produzione di cibo per gatti.
Confcooperative Fedagripesca, con il Consorzio Pescatori del Polesine in ‘FilBlu‘, ha trasformato un’emergenza ambientale in opportunità economica e sociale. I ricercatori hanno messo a punto una macchina in grado di lavorare il crostaceo per ricavarne una farina proteica utilizzata per creare una ‘special edition‘ di paté umido per gatti presso il suo stabilimento di Bagnoli di Sopra, nel Padovano.
Coinvolte anche le università di Milano e Padova e la start-up Feed from food da esse generata, l’azienda Sanypet-Forza10 che produce il nuovo paté e la catena di punti vendita “L’isola dei tesori” che si occupa della distribuzione. I proventi, al netto dei costi e delle tasse, verranno destinati allo stesso progetto che punta a dare una nuova prospettiva agli operatori del settore ittico, che nell’ultimo biennio hanno subito perdite considerevoli.
La materia prima, di certo, non manca: nel 2024, delle 1.894 tonnellate catturate in Veneto, solo il 38% è stato destinato al consumo alimentare. “I felini – spiegano i promotori – sono più esigenti dei cani: saranno loro a decretare il successo del prodotto”.
“Nel 2023, c’è stata la prima invasione su vasta scala e la nostra pesca di vongole è stata decimata – spiega Paolo Mancin, presidente del Consorzio delle cooperative di pescatori del Polesine -. Tiravamo su le vongole e contemporaneamente i granchi blu che se le stavano mangiando. Circa 1.500 pescatori hanno visto in poche settimane crollare le loro entrate”. Quei pescatori, nel giro di due anni, si sono ridotti di un terzo. “Oggi siamo meno di mille – conferma ancora Mancin -, gli altri hanno dovuto cambiare lavoro. Il colpo è stato duro soprattutto per la manodopera femminile. “È stata anche questa la motivazione che ci ha incoraggiato a lavorare a questo progetto – sottolinea Claudia Balzaretti, docente della facoltà di Veterinaria dell’Università di Milano e cofondatrice con Marta Castrica dell’Università di a Padova di Feed from food -, ovvero la possibilità di dare un aiuto concreto in un settore dove a pagare di più è stata la componente femminile. Noi siamo una società benefit, ci occupavamo già di recupero degli scarti alimentari a fini caritatevoli. Di fronte all’emergenza del granchio blu abbiamo incontrato i pescatori di Porto Tolle e abbiamo provato a ragionare su come poterli sostenere”.
Sostanzialmente dal granchio blu, attraverso un processo meccanico di disidratazione e triturazione si ricava una materia prima seconda, una sorta di granulato da utilizzare come ingrediente nelle formulazioni di cibo per animali. Si è partiti dal gatto, anche perché il sapore del granchio è più affine alla abituale dieta dei mici. La distribuzione è iniziata nei circa 370 negozi della catena specializzata o ora si attende il test più importante, quello del gradimento da parte dei consumatori finali, ovvero gli amici felini. Se il riscontro sarà positivo le filiera si strutturerà per operare su una scala più vasta.
Lo stesso Consorzio del Polesine da settembre ha poi attivato un massiccio progetto di export verso Sri Lanka e Messico, insieme alla filiale italiana della multinazionale srilankese Taprobane Seafood. In Toscana, invece, i pescatori di Orbetello si confrontano con la Francia per trovare strategie comuni anti-Granchio; basti pensare che, da giugno, per ogni pesce catturato nelle reti finiscono fino a 40 granchi in grado di arrivare fino a 25-30 metri di profondità.


