Normativa sul greenwashing, più tutele per i consumatori

Normativa sul greenwashing, più tutele per i consumatori

Tabella dei Contenuti

Le nuove norme sul greenwashing cambieranno le etichette? Quali saranno le novità per aziende e consumatori? A spiegare le principali novità del decreto legislativo 30/2026 in vigore dal 27 settembre è Alberto De Franceschi professore di diritto privato all’Università di Ferrara. 

Il greenwashing è un insieme di pratiche con cui aziende, organizzazioni o istituzioni presentano i propri prodotti, servizi o attività come più ecologici o rispettosi dell’ambiente di quanto sia effettivamente dimostrabile.

Dal 27 settembre, in Italia, sono entrate in vigore le norme introdotte nel codice del consumo dal Decreto legislativo 30/2026, recepite dalla Direttiva (UE) 825/2024 “Empowering Consumers Directive for the Green Transition”, che prevedono più responsabilità per le aziende e una maggiore tutela per i consumatori contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli.

Alberto De Franceschi, professore di diritto privato del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara, ha spiegato a TeleAmbiente cosa cambia per le aziende e per i consumatori e quali sono i Paesi europei più virtuosi sul piano dell’economia circolare.

“Questa nuova disciplina comporta una fondamentale innovazione nella protezione dei consumatori e nelle strategie di imprese, in quanto le imprese non possono più utilizzare con leggerezza espressioni generiche come verde, ecologico, rispettoso dell’ambiente, sostenibile o a basso impatto. Queste informazioni infatti potranno essere utilizzate soltanto quando l’impresa sia in grado di dimostrare un’eccellenza ambientale riconosciuta e pertinente rispetto al messaggio comunicato. Diventeranno più rigorose anche le regole sulle promesse future, espressioni come diventeremo climaticamente neutrali entro il 2040 o raggiungeremo zero emissioni entro il 2035 saranno legittime solo se fondate su impegni chiari, oggettive e pubblicamente accessibili”.

“Un altro punto centrale – ha aggiunto De Franceschi – riguarda le dichiarazioni basate sulla compensazione delle emissioni. Non sarà più possibile affermare che un prodotto è climaticamente neutro a emissioni E0 se a fronte di ciò vi sia un semplice acquisto di crediti di carbonio e vi sia in prima istanza un’emissione di CO2. La nuova disciplina non introduce automaticamente una nuova etichetta ambientale obbligatoria per tutti i prodotti”.

“Infatti le modifiche riguardano soprattutto le informazioni volontarie che le imprese decidono di fornirci sulla confezione. Il consumatore dovrebbe trovare meno slogan generici, meno simboli ambientali privi di significato preciso e informazioni circostanziate. Le etichette di sostenibilità potranno essere esibite solo se istituite da una autorità pubblica oppure fondate su un sistema di certificazione affidabile”, ha spiegato De Franceschi.

A livello europeo quali sono i Paesi più virtuosi e come si sta evolvendo il mercato nell’ottica della transizione ecologica?

“Sul piano della circolarità i Paesi Bassi occupano la prima posizione europea con un tasso di utilizzo circolare dei materiali pari ad oltre il 32%, seguono Belgio con oltre il 22% e l’Italia con il 21,6%. La Francia è per esempio stata pioniera nell’introduzione dell’indice di riparabilità rendendo più facilmente comprensibile per il consumatore la possibilità di riparare determinati prodotti. Germania e Paesi Nordici vantano invece una lunga esperienza nei sistemi di deposito cauzionale per la sostituzione degli imballaggi”.

“Oltre a ciò Italia, Paesi Bassi, Germania e Francia presentano un’esperienza significativa anche sul piano dell’enforcement perché le loro autorità, in posizione dei consumatori e dei loro tribunali, hanno elaborato indicazioni rigorose sulla dichiarazione di sostenibilità e ciò è stato fatto già prima dell’introduzione delle norme in vigore da domenica 27 settembre”, ha aggiunto De Franceschi.

“Anche perché possiamo contare su una delle autorità garanti più efficienti d’Europa. Sono certo che vi sarà un controllo stringente e che questo stimolerà le imprese ad essere compliant con questi formati di tutela dei consumatori che in realtà sono anche a tutela delle imprese che giocano in modo corretto globalmente quindi di un mercato più trasparente e di una transizione ecologica fattiva”. 

 

Pubblicità
Articoli Correlati