L’India punta sugli scarti dei prodotti elettrici ed elettronici per crescere nel settore tecnologico e diventare un hub per l’AI.
Rifiuti e intelligenza artificiale sono strettamente connessi. Dagli scarti dei prodotti come i RAEE si possono ottenere risorse preziosa da reinvestire. La Cina è attualmente il maggior produttore mondiale di tecnologia ed esportatore di beni elettronici, ma l’India punta sugli scarti per sfidare il predominio cinese.
L’obiettivo è di ottenere minerali fondamentali dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche per finanziare il suo futuro tecnologico e l’ambizione di diventare un hub per l’intelligenza artificiale.
Così, centinaia di batterie giunte a fine vita scorrono sui nastri trasportatori in uno stabilimento a Nord dell’India, pronte a trasformarsi in altre componenti preziose per le ambizioni geopolitiche del Paese.
Dagli scarti, infatti, si possono estrarre materiali come litio, nichel, cobalto, ma anche oro, argento e palladio presenti in schede elettroniche, connettori e circuiti di TV, smartphone e computer.
Queste componenti possono essere utilizzate per produrre di tutto: dai jet alle auto elettriche. Se prima i materiali d’interesse nel Paese si limitavano a rame e alluminio, ora lo sguardo si è spostato al futuro e l’attenzione sui materiali di scarto elettronici. In India, infatti, il settore dei rifiuti tecnologici sta registrando una crescita esponenziale: lo scorso anno, il Paese ne ha generati circa 1,5 milioni di tonnellate, una quantità sufficiente a riempire 200.000 camion della spazzatura.


