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Inflazione climatica, quanto incide sull’aumento dei prezzi?

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Calcolare i danni diretti degli eventi meteo estremi causati dal cambiamento climatico è semplice, stimare quanto gli stessi eventi influiscano sull’aumento dei prezzi lo è decisamente meno. Un compito gravoso anche per i massimi esperti dei settori economici e finanziari, anche se in alcuni casi sono state realizzate stime molto precise e puntuali.

Ormai è innegabile anche per i più scettici: il cambiamento climatico influisce, direttamente o indirettamente, sull’aumento dei prezzi, in un contesto globale già segnato da tensioni geopolitiche e non solo. Gli esperti la definiscono inflazione climatica, o climateflation, e se ormai è certo che abbia un determinato peso sulle tasche dei cittadini, risulta molto più complesso provare a quantificarlo.

Il 2022, anno in cui l’economia è stata segnata dagli ultimi picchi della pandemia di Covid e dall’invasione russa dell’Ucraina, è stato drammatico anche a livello climatico. Si pensi ad esempio all’ondata di calore che travolse l’Europa, portando le temperature fino a 46°C in Spagna e decimando i raccolti di olive, ma anche le morti per il caldo tra i polli nel Regno Unito, con un calo del 9% della produzione di carne rispetto al 2021. E ancora: la siccità in Italia, la peggiore degli ultimi 70 anni, che al Nord causò una forte riduzione dei raccolti di riso. Con un aumento medio delle temperature estive di 1,25°C, ma con picchi fino a quasi 6°C in alcune zone, il caldo estremo avrebbe fatto aumentare i prezzi dei prodotti alimentari di circa lo 0,7%, facendo salire l’inflazione complessiva di circa lo 0,3%. Si tratta di una delle stime più precise mai realizzate da ricercatori ed economisti, e non è stata certo una impresa facile.

Specialmente in estate, le temperature sempre più alte causano un aumento dell’utilizzo di condizionatori, che causa anche uno stress sulle reti elettriche, con inevitabili aumenti in bolletta. Le ondate di calore hanno però un impatto anche sulle infrastrutture e sui trasporti, altro fattore che si riflette nell’aumento dei prezzi per i consumatori. E questo, senza contare l’impatto che hanno sui prezzi eventi meteo estremi come siccità, incendi e uragani, che influiscono anche sui premi assicurativi. Quantificare questi effetti, però, è tutto fuorché semplice, un lavoro gravoso anche per i maggiori esperti dei vari settori economici e finanziari. Vanno infatti tenuti in considerazione fattori come le recessioni e le differenze tra i vari Paesi, considerando che in quelli a basso reddito la spesa alimentare è maggiore rispetto a quelli ricchi. Anche i vari eventi meteo estremi possono avere conseguenze diverse a seconda della loro portata (locale, nazionale o continentale).

Se oggi i ricercatori sono in grado di quantificare rapidamente i danni diretti causati dagli eventi estremi, non è altrettanto immediato monitorare gli andamenti di prezzo di singoli prodotti di consumo dovuti al cambiamento climatico. I picchi di prezzo legati alla crisi del clima spesso si sono rivelati temporanei, e questo ha consentito alle varie Banche Centrali di evitare di aumentare i tassi di interesse. L’impatto sempre maggiore sul settore alimentare, però, potrebbe far cambiare le cose. Ci sono poi altri effetti indiretti, e difficilmente stimabili, come le conseguenze sui prezzi degli affitti o dei viaggi. Al momento siamo nell’ottica di studi preliminari, che possono garantire solo stime parziali e suscettibili di variazioni, secondo cui il solo aumento delle temperature potrebbe far aumentare ogni anno i prezzi dell’1,2% entro il 2035, e non esistono scenari di politiche monetarie compensative da parte delle Banche Centrali.

La crisi del clima, intanto, continua a danneggiare e ridurre i raccolti, con i prezzi dei prodotti alimentari che potrebbero crescere fino al 3% ogni anno in tutto il mondo. I raccolti, infatti, non riguardano solo prodotti di consumo che già stanno subendo riduzioni e aumenti di prezzo, come cacao e caffè, ma anche le coltivazioni per la produzione di mangime per il bestiame. Se il settore alimentare è quello in cui gli effetti sono più immediatamente osservabili, l’aumento dei prezzi può dipendere da ulteriori fattori, come il tipo di evento meteo estremo e la sua localizzazione ed estensione. Intanto, però, si osserva un trend generale: l’aumento dei prezzi in base all’aumento delle temperature tende ad essere maggiore dove fa in media più caldo, con un tempo medio di circa tre mesi tra le ondate di calore e l’aumento dell’inflazione.

In un mondo dove tutto è interconnesso, però, i fenomeni inflattivi sono difficilmente osservabili nel presente e ancora meno prevedibili nel futuro. Gli stessi consumatori tendono a basare le loro aspettative di inflazione su elementi come il costo del cibo e dell’energia, entrambi settori dipendenti dall’inflazione climatica. E questo potrebbe causare ulteriori aumenti dei prezzi e dell’inflazione. Per questo, come suggerisce Marcus Molbak Ingholt, economista specializzato nel clima della Banca Centrale danese, solo una vera transizione verde globale potrà lenire gli effetti dannosi del cambiamento climatico. L’alternativa è vivere in un mondo sempre più caldo e, di conseguenza, anche più costoso.

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