Anche il Mar Mediterraneo è invaso dalle cosiddette “isole di plastica”. Un gruppo internazionale di scienziati ha mappato le zone più inquinate grazie al satellite Sentinel-2 del programma Copernicus.
I rifiuti di plastica sono ovunque, specialmente nel mare che negli ultimi anni è sempre più ricoperto dalle cosiddette isole di plastica. La spazzatura presente in mare è infatti per l’80% composta da plastica.
Le più grandi “garbage patch” che soffocano gli oceani si trovano nel Pacifico, a nell’Atlantico (“Sargassi Garbage Patch”), nel mare di Barents, nell’Oceano Indiano, nell’oceano Atlantico del Nord, a sud dell’Oceano Pacifico (tra Cile e Perù) e poi c’è la più famosa: la Great Pacific Garbage Patch, nota anche come Pacific Trash Vortex, le cui dimensioni si aggirano intorno ai 10 milioni di km2.
Le isole di plastica però, non sono così lontane da noi. Anche nel Mediterraneo sono stati individuati numerosi punti in cui i rifiuti in plastica si accumulano creando delle vere e proprie isole. Misurare l’inquinamento da plastica non è semplice, ma il team di scienziati a guida dello studio pubblicato su Nature Communications, è riuscito ad indentificare e mappare via satellite gli accumuli di rifiuti galleggianti.
Isole di plastica nel Mar Mediterraneo, la mappa che mostra l’accumulo dei rifiuti marini
Il gruppo di ricercatori internazionali – tra cui il Joint Research Centre della Commissione europea – attraverso l’analisi automatica di oltre 300.000 immagini di telerilevamento del Mar Mediterraneo, è riuscito ad individuare migliaia di cumuli di rifiuti. L’analisi ha permesso di capire quali fossero le zone più inquinate, i modelli di variabilità stagionale e l’entità delle emissioni terrestri.
New paper!
Proof of concept for a new sensor to monitor marine litter from space️
An unprecedented view of the emissions and accumulation areas of marine litter by using satellites currently in orbit!
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Il progetto, finanziato dall’Agenzia Spaziale Europea, ha riunito in un unico gruppo di lavoro le società spaziali e gli istituti di ricerca di sei paesi che hanno analizzato le immagini satellitari raccolte nell’arco di sei anni. La scansione del Mediterraneo è stata effettuata ogni tre giorni, alla ricerca di rifiuti. Il team, grazie al satellite Sentinel-2 (parte del programma Copernicus) impiegato nella ricerca, ha scoperto migliaia di cumuli di rifiuti grandi da poche centinaia di metri fino a 20 km.

I risultati poi sono stati confrontati con i dati del modello idrogeologico nel Mar Mediterraneo, forniti dal JRC. Ciò ha permesso di realizzare una mappa più dettagliata dell’inquinamento dei rifiuti marini, anche se i satelliti utilizzati non erano progettati per rilevare i rifiuti.
Un monitoraggio più mirato, con satelliti sviluppati appositamente per individuare la plastica negli oceani, permetterebbe di fare grandi passi avanti nella lotta contro l’inquinamento da plastica. Con dei dati più accurati, si potrebbe risalire alle fonti principali, individuare le zone più inquinate, facilitare le operazioni di pulizia.


