Inquinamento da plastica, a Milano la mostra Dentro la Metamorfosi

Inquinamento da plastica, a Milano la mostra “Dentro la Metamorfosi”

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“Dentro la Metamorfosi”: dal 14 aprile all’8 novembre, presso il Museo di Storia Naturale di Milano, l’installazione che invita a riflettere sull’inquinamento da plastica e sullo stato di salute degli oceani.

Cosa resta dopo lo sfruttamento dei sistemi naturali? È la riflessione proposta dalla mostra “Dentro la Metamorfosi”, presentata dal Museo di Storia Naturale di Milano e da Marevivo, che ha inaugurato il ciclo “TRACCE” con un’installazione dell’artista e architetta Maria Cristina Finucci.

La mostra – visitabile dal 14 aprile all’8 novembre – apre una finestra sullo stato di salute degli oceani, oggi gravemente compromesso dall’inquinamento da plastica e dall’impatto di un modello di sviluppo insostenibile. Promossa dal Comune di Milano e realizzata grazie al sostegno della Fondazione Hillary Mercus Recordati, l’installazione accompagna il pubblico dentro una trasformazione che è sotto ai nostri occhi: quella degli ecosistemi marini, passati da fonte primaria di vita a luoghi di accumulo di rifiuti, che hanno alterato profondamente i sistemi naturali.

“La plastica ormai è dappertutto, negli oceani, nei fiori, nella terra, nel nostro corpo, piccolissima, invisibile, ma ormai è dovunque. Le microplastiche, anzi le nanoplastiche, sono state trovate negli occhi dei pesci. È un materiale indistruttibile e ce lo riporteremo avanti per sempre”, ha dichiarato Rosalba Giugni, Presidente di Marevivo. “Tutto questo ci deve far capire che noi dobbiamo cambiare, ecco perché la metamorfosi, dobbiamo cambiare il nostro atteggiamento, le nostre attività che abbiamo su questo pianeta, quindi dobbiamo fare una transizione ecologica”.

La grande sala espositiva al piano terra del Museo è occupata da una sequenza di piccole stanze luminose e gonfiabili, membrane traslucide che il visitatore attraversa come parti di un unico organismo vivente. Non semplici spazi espositivi, ma ambienti immersivi che evocano fragilità, mutazione e trasformazione, rendendo il pubblico parte attiva dell’opera. Al loro interno prendono forma scene nate dalla ricomposizione di oggetti di plastica dispersi e ridotti in microplastiche: da questi frammenti emergono figure ibride e inquietanti, al tempo stesso seducenti e perturbanti, che rivelano il mondo alterato, e potenzialmente minaccioso, che abbiamo contribuito a creare.

“Questa è la storia di un gran numero di oggetti di plastica. Ho simulato la disgregazione che avviene in questi oggetti quando si trovano nel mare e ho provato a rimetterli insieme fabbricando un mondo nuovo, un mondo diverso”, ha raccontato Maria Cristina Finucci, artista e architetta. “Sono venuti fuori dei mutanti, una metamorfosi. Questi mutanti hanno costituito un altro universo. Ho stampato queste immagini in otto cabine gonfiabili illuminate dal di dentro in maniera che il visitatore possa entrare dentro e immergersi in questo mondo. Ho pensato di dare questa emozione per comunicare appunto questo grave problema che abbiamo nel mare”.

Entrare in una di queste stanze che evocano mondi immaginari significa varcare una soglia di responsabilità: isolarsi dal rumore quotidiano per confrontarsi con l’impatto reale delle proprie abitudini. Sono spazi di disorientamento consapevole, in cui le immagini generate uniscono elementi seduttivi e disturbanti. La plastica appare attraente, colorata, quasi innocua, ma rivela in filigrana forme minacciose e antropomorfe, in un chiaro avvertimento contro l’estetizzazione del problema. Il percorso non introduce un nuovo linguaggio della plastica: ne mostra piuttosto l’urgenza di interromperlo. Ogni cabina è un invito a non farsi ingannare dalla comodità, dalla leggerezza, dall’illusione che “tanto sparisce”.

L’installazione si avvale anche dell’intelligenza artificiale, utilizzata nella fase iniziale del progetto per il CY-FEST a Yerevan nel 2023 per simulare il processo di frammentazione della plastica operato dal mare e la sua successiva ricomposizione. Questa tecnologia riorganizza i dati per rendere visibile l’eccesso, immagina scenari che ne rivelano l’insostenibilità e amplifica il messaggio senza neutralizzarlo, ponendosi al servizio di una visione etica, ambientale e scientifica. Non costruisce un mondo della plastica: aiuta piuttosto a immaginare un mondo libero dalla plastica inutile. È uno degli strumenti, insieme alla ricerca, alla divulgazione e all’azione, che Marevivo utilizza per indicare una strada diversa: quella della prevenzione, della riduzione e del rispetto del mare.

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