Presentata presso la sede ISPRA di Roma la “Sentinella del Mare”, come è stata soprannominata, un’unità mobile (UMRO) che rappresenta un’avanguardia tecnologica per il monitoraggio marino costiero. L’unità è stata acquisita nell’ambito dell’intervento B19 del Progetto PNRR MER.
Una sentinella mobile che porta la ricerca scientifica oceanografica direttamente sul campo e trasforma il mare in laboratorio. Soprannominata ‘La Sentinella del Mare’, l’Unità Mobile di Ricerca Oceanografica – UMRO entra ufficialmente a far parte del sistema di monitoraggio dell’ambiente marino costiero dell’ISPRA – l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale.
“Siamo riusciti nell’ambito di questo prestigioso progetto che si chiama MER, Marine Ecosystem Restoration – ha spiegato Maria Siclari, Direttore Generale di ISPRA – la possibilità di realizzare non solamente la tutela della biodiversità e la protezione degli habitat marine e costieri, ma andiamo proprio nel dettaglio, quindi un’unità mobile con la quale avremo la possibilità di monitorare lo stato dell’ambiente marino a una profondità mai tentata prima e un tema naturalmente che ci preoccupa molto è il tema delle plastiche a mare, perché il tema delle plastiche ha una ricaduta, come sappiamo, sulla salute umana. Una quantità di dati che noi metteremo a disposizione di tutti, non solo delle istituzioni pubbliche, ma di tutti gli operatori economici che lavorano con la risorsa importante che è il mare”.
L’unità mobile è unica nel suo genere e grazie alla sua dotazione tecnica e alla capacità operativa sul campo, consente il rilevamento in tempo reale dei principali parametri marini, integrando i dati raccolti con quelli provenienti da altre fonti di monitoraggio.
“Serve innanzitutto a complementare tutti i dati che vengono raccolti dalle reti fisse – ha aggiunto Giordano Giorgi, Responsabile Centro Nazionale Coste ISPRA – quindi tutta la parte radar che già viene implementata, sono circa 20 antenne in tutta Italia, viene implementata da questo strumento che può essere appunto spostato nei punti di maggiore attenzione e anche quelli più complicati e difficili da raggiungere in ogni caso, per cui riesce a trasmettere poi i dati in tempo reale e a dare una rappresentazione di quelli che sono i fenomeni meteo-marini con particolare riguardo agli aspetti di eventi estremi che sono quelli che ci stanno preoccupando di più in questo momento nel Mediterraneo”.
UMRO è dotata di una sala operativa attrezzata per l’acquisizione, la gestione, l’elaborazione in tempo reale dei dati acquisiti dal Wave Radar e la successiva trasmissione dei medesimi ad una centrale di concentrazione dati fissa.
“È pensato per il monitoraggio delle correnti superficiali del moto ondoso e della batimetria – ha dichiarato Arianna Orasi, CN-COS Primo Tecnologo – è unico nel suo genere perché è stato realizzato appositamente. Non ne esiste un altro che monta un radar in banda X e si sposta. Quindi è un mezzo mobile che può raggiungere dei posti di ricerca, dei posti di interesse per il monitoraggio dello stato fisico del mare e anche eventualmente per monitorare gli sversamenti di idrocarburi o rifiuti galleggianti”.
Grazie all’ausilio di specifici software di elaborazione dei dati, sarà possibile ottenere la ricostruzione bidimensionale del moto ondoso – altezza d’onda significativa, lunghezza d’onda, periodo, direzione onde dominanti – del campo di correnti superficiali e dell’evoluzione della batimetria del fondale all’interno del raggio d’azione del radar che può arrivare fino a 6 km.
“C’è il radar che emette degli impulsi nel campo delle microonde, questi vanno ad impattare sulla superfice del mare, vengono riflessi, il radar li riceve sotto forma di immagini e poi vengono elaborate da potenti algoritmi e trasformate in informazioni. Informazioni sullo stato del mare, sulle batimetrie e sulle correnti. Poi – ha aggiunto Andrea Bianco, CN-COS Tecnologo – c’è la possibilità, che però è stata sperimentata solo a livello di ricerca, di monitorare gli spostamenti delle aggregazioni di plastica galleggiante. Abbiamo fatto degli interventi, degli articoli sono stati proposti e accettati, che dimostrano le grandi potenzialità anche nel campo più prettamente ambientale di ricerca della plastica sulla superficie del mare”.


