L’Ispra ha presentato alla Camera dei deputati tre diversi rapporti: lo Europe’s Environment 2025, realizzato con l’Agenzia europea per l’ambiente (EPA), il Rapporto sullo stato dell’ambiente e il Rapporto Ambiente, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Come spesso accade, i dati principali appaiono in chiaroscuro, tra piacevoli miglioramenti e storiche criticità.
Ben tre rapporti diversi presentati contemporaneamente dall’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nella prestigiosa cornice della Camera dei deputati: lo Europe’s Environment 2025, realizzato con l’Agenzia europea per l’ambiente (EPA), il Rapporto sullo stato dell’ambiente e il Rapporto Ambiente, realizzato dal Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA).
I dati, come spesso accade, sono in chiaroscuro. L’Europa si conferma leader mondiale nell’azione climatica, avendo ridotto le emissioni di gas serra e l’uso di combustibili fossili e aumentato la quota di energie rinnovabili, ha migliorato la qualità dell’aria, l’economia circolare, l’efficienza delle risorse e la finanza sostenibile, ma continua a vedere degradarsi tutti gli ecosistemi ed è il continente che si riscalda più velocemente.
L’Italia continua ad essere leader nell’economia circolare, ha ridotto le emissioni di gas climalteranti e vede crescere l’agricoltura biologica e il consumo di energia da fonti rinnovabili. Restano però ancora lontani target accettabili sul fronte della biodiversità e sul consumo di suolo, mentre continuano a manifestarsi drammaticamente gli effetti del cambiamento climatico, con temperature sempre più elevate, ghiacciai alpini sempre più assottigliati e il livello del mare che continua a salire. Rispetto alla media europea, il danno economico prodotto dagli eventi meteo estremi è nettamente superiore. E se da un lato migliora lo stato chimico dei corpi idrici superficiali, dall’altro l’inquinamento atmosferico, nonostante alcuni timidi miglioramento, continua a non soddisfare i valori di riferimento dell’Organizzazione mondiale della sanità.
“Entrare in un contesto di carattere politico, soprattutto a livello internazionale, non è compito mio né del nostro Istituto. Noi continuiamo a fare il nostro lavoro, assicurando monitoraggi, controlli, raccolte e validazioni dei dati dal punto di vista tecnico e scientifico, con tutta l’Europa e, come vediamo oggi, anche con tutte le nostre articolazioni regionali. Assicuriamo quindi un monitoraggio capillare su tutto il territorio, sotto questo aspetto la nostra azione continua e continuerà per fornire al decisore politico la maggior conoscenza possibile al fine di arrivare a decisioni corrette e anche per diffondere conoscenza e consapevolezza tra i cittadini” – ha spiegato Stefano Laporta, presidente di Ispra – “Per quanto riguarda i dati, assistiamo in Italia come nel resto d’Europa ad alcune positività: per esempio, nel nostro Paese il tasso di economia circolare è sicuramente rilevante e nettamente superiore rispetto alla media europea e questo è testimonianza anche dell’impegno delle imprese, questo è giusto ricordarlo. D’altro canto, abbiamo ancora alcune situazioni su cui dobbiamo lavorare per affrontare in maniera adeguata la perdita di biodiversità, ma anche un uso complessivamente più sostenibile e responsabile di alcune risorse importantissime come il suolo e l’acqua e, purtroppo, ancora l’inquinamento che genera preoccupazione in tutta Europa. Oggi abbiamo sentito come, per l’Organizzazione mondiale della sanità, i decessi da inquinamento rappresentino complessivamente la terza o quarta causa dei decessi prematuri in Europa. Su questi aspetti dobbiamo ancora lavorare perché l’Italia è un Paese che ha fatto grandi passi in avanti sulla riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ma dobbiamo ancora fare molto per quanto riguarda il particolato, anche perché ci sono delle condizioni climatiche e orogeografiche di alcune Regioni italiane che sono particolarmente complicate“.
“Il Rapporto sullo stato dell’ambiente ci consegna una fotografia dell’Italia che registra un miglioramento nella gestione delle risorse ambientali, ma dobbiamo fare molto di più. Diminuiscono le emissioni di gas serra del 26% rispetto al 1990, ma dobbiamo fare di più per ridurre le emissioni sui settori dei trasporti e dei riscaldamenti. Anche la biodiversità è sotto pressione, perché abbiamo solo l’8% degli habitat che sono in buone condizioni e per questo è importante un monitoraggio attento del territorio, così come incrementare le aree protette per arrivare al target fissato dall’Unione europea. La grande sfida è combattere gli impatti dei cambiamenti climatici, serve avere conoscenza e previsione e Ispra sta sviluppando, grazie al progetto di ricerca MER, strumenti che ci permetteranno di costruire modelli previsionali dei cambiamenti climatici per essere in grado di affrontarne gli impatti non più con uno scenario di 10-20 anni, ma almeno di cinque anni” – il punto di Maria Siclari, direttrice generale di Ispra – “L’Italia è leader nel settore dell’economia circolare, siamo al secondo posto in Europa sul tasso di utilizzo di circolarità dei materiali, dobbiamo fare molto di più sul piano del riciclaggio. Un dato negativo è ancora quello dello spreco alimentare, che per il 75% deriva soprattutto dalle famiglie. La situazione dei corpi idrici, sia superficiale che sotterranea, è abbastanza buona ma anche qui dobbiamo fare di più e anche la nuova direttiva emanata sul suolo ci permetterà di lavorare con un attento monitoraggio sul piano della contaminazione. L’Italia si attesta tra i Paesi leader in Europa e la possibilità di raggiungere risultati ancora più importanti dipenderà dalla capacità che abbiamo di monitorare le risorse ambientali, di costruire un asse importante di cooperazione internazionale e di trasmettere tutte queste informazioni non solo al decisore, ma anche alle imprese, ai cittadini e alla comunità scientifica“.


