Aumentano gli avvistamenti di squali in Italia. Bonifazi (Scienze Naturali): “Segnalazioni che non rappresentano una novità”. Prato (WWF Italia): “Fondamentale mantenere la distanza”.
Aumentano gli avvistamenti di squali in Italia. A Terracina, in provincia di Latina, nel Lazio, un pesce cane, nuotando vicino alla riva della spiaggia, scatena il panico tra i bagnanti. Secondo gli scienziati, l’esemplare è una verdesca innocua per l’essere umano.
Stesso copione a Gallipoli, in provincia di Lecce, in Puglia, con uno squalo ferito attorno a un’imbarcazione impegnata in una battuta di pesca. Anche qui, manco a dirlo, attimi di sconcerto tra le persone a bordo. Il motivo? L’animale, che è uno squalo mako considerato potenzialmente pericoloso ma normalmente non aggressivo per l’essere umano, colpisce la barca.
A Platamona, vicino a Sassari, in Sardegna, invece, i residenti notano una verdesca morta sulla battigia. Ma perché, soprattutto negli ultimi giorni, le segnalazioni di squali lungo le coste dello Stivale sembrano essersi moltiplicate?
“Nel nostro Paese gli avvistamenti di pesci cartilaginei non sono una novità. Negli ultimi anni queste presenze si sono intensificate a causa di una serie di fattori. Bisogna sottolineare che, però, gli squali non sono aggressivi verso l’essere umano“, dichiara a TeleAmbiente il naturalista, ecologo marino, fondatore della pagina social “Scienze Naturali” e autore del libro “Ventimila specie (o quasi) sotto il mare”, Andrea Bonifazi.
Fondamentale, a maggior ragione, tutelare questi animali.
“Gli squali non sono un pericolo per l’essere umano, ma è l’essere umano un pericolo per gli squali. In caso di avvistamento dei pesci cartilaginei, bisogna mantenere la calma e la distanza, evitare di avvicinarsi e segnalarne la presenza alla Guardia Costiera“, spiega a TeleAmbiente la Responsabile Programma Mare del WWF Italia, Giulia Prato.


