Continua la proliferazione della noce di mare nella Laguna di Venezia. Piccardi (UniPd): “Ecco perché questa specie animale aliena mette a rischio l’ecosistema sommerso”.
Corpo trasparente costituito dal 97% di acqua, tentacoli, seppur non urticanti per l’essere umano, utili a catturare uova e larve di pesci, e capacità di muoversi velocemente negli ecosistemi sommersi. Queste le principali caratteristiche della noce di mare originaria dell’Oceano Atlantico, ma da quasi dieci anni approdata nel mar Mediterraneo. Una specie animale aliena, l’ennesima, che, a causa dei cambiamenti climatici sempre più impattanti, sta mettendo a rischio la biodiversità del pianeta Blu.
Non a caso, secondo un lavoro pubblicato sulla rivista “Estuarine, Coastal and Shelf Science” dai ricercatori dell’Università degli Studi di Padova e dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geografia Sperimentale, Mnemiopsis leidyi, questo il suo nome scientifico, rappresenta, oggi più che mai, un pericolo ecologico per la Laguna di Venezia.
“Nei nostri lavori, ci concentriamo sulle conseguenze della proliferazione della noce di mare sulla piccola pesca artigianale e tradizionale. In particolare, questa specie animale aliena, otturando le reti dei pescatori, diminuisce il pescato. Recentemente, nell’ultima ricerca, ci siamo soffermati sulla possibile esistenza di aree all’interno della Laguna di Venezia capaci di ridurre la presenza di Mnemiopsis leidyi. Abbiamo scoperto che, però, è molto difficile che questo essere vivente possa essere inibito da fattori ambientali. Soltanto basse temperature e basse salinità ne causano, infatti, una forte riduzione. Fenomeni che, però, attraverso la combinazione con i cambiamenti climatici in corso, risultano essere poco fattibili all’interno delle nostre acque“, dichiara a TeleAmbiente l’assegnista di ricerca dell’Università degli Studi di Padova, Filippo Piccardi.
Ma esistono soluzioni, almeno al momento, per evitare la proliferazione della noce di mare?
“Fino a oggi, non conosciamo rimedi efficaci per eliminare i danni causati da Mnemiopsis leidyi. Proviamo a suggerire, però, una reintroduzione, proprio come un tempo, di apporti fluviali, affinché, attraverso l’immissione di acqua dolce nella Laguna di Venezia, si possa ridurre il territorio di espansione della noce di mare“, conclude lo scienziato.
La Laguna di Venezia è minacciata dallo ctenoforo invasivo Mnemiopsis leidyi, che prolifera grazie ai cambiamenti climatici.
Uno studio UniPd-OGS evidenzia rischi per biodiversità ed ecosistemi, e l’importanza di monitoraggio e gestione.🔗 https://t.co/Gd2RWzQv9B pic.twitter.com/NncOfdlqBH
— OGS (@OGS_IT) January 26, 2026


