Nuovo report di Legambiente per denunciare i tanti, troppi, reati ai danni degli animali in Italia.
La mucca Doris seviziata in un macello in Piemonte nel 2006, l’orsa Amarena uccisa in Abruzzo nel 2023 e il cane Aron bruciato in Sicilia nel 2024. Queste alcune delle 44 storie contenute nel report “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza” di Legambiente per denunciare gli orrori ai danni degli animali.
Lungo lo Stivale, dal 2005 al 2024, secondo i dati degli ecologisti, ben 112.000 i procedimenti penali avviati sulla base dei delitti entrati nel Codice Penale con la Legge numero 189 del 20 luglio 2004. Tra le fattispecie di reato, uccisione di animali, maltrattamento di animali e combattimento illegale tra animali. Eppure, dal 2011 al 2017, ogni anno appena 850 le sentenze di condanna delle Corti d’Appello, nonostante una media di 5.600 procedimenti penali all’anno.
Numeri sconfortanti che, oggi più che mai, soprattutto in occasione della prima Giornata nazionale per la prevenzione veterinaria, in calendario ogni 25 gennaio, riflettono ancora il senso di impunità per i crimini contro i pet o la fauna selvatica.
Fondamentale, a detta di Legambiente, un cambiamento culturale e normativo basato sugli articoli 9 e 41 della Costituzione Italiana per proteggere, davvero, mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci. Tra le proposte degli ecologisti, la creazione di un Osservatorio sui delitti contro gli animali per orientare le politiche pubbliche.
“Con il report “Mai più Green Hill. Verso un’Italia che vede la sofferenza”, chiediamo un cambiamento reale, perché la radice comune della violenza è la stessa sia contro gli animali sia contro le persone deboli come anziani, bambini e donne. Eliminare simili soprusi dalla nostra società è la sfida dei prossimi anni“, dichiara Antonino Morabito, Responsabile Nazionale Benessere Animale di Legambiente.


