Di Gianni Girotto
Dalla tremenda crisi finanziaria del 2008 a tanti altri fallimenti economici l’umanità ha imparato ben poco, e se lo è pure dimenticato alla svelta.
Da sempre chi ha grandi disponibilità economiche non si preoccupa del futuro a medio lungo termine dei “sudditi”, del “popolino”, ma solo di come aumentare ancora le proprie ricchezze. Si sa, l’appetito vien mangiando, e per tanti super ricchi il denaro non basta mai.
Ecco allora che molte grandi filiere economiche mondiali, in tutto o in parte, hanno per principale obiettivo quello di guadagnare tanto, subito, a scapito di quello che potrebbe succedere in futuro. Per esempio negli anni passati molti grandi costruttori di autoveicoli hanno distribuito ai soci generosissimi dividendi, anziché reinvestirli in azienda e prepararsi alla transizione. Risultato: ora chiedono aiuti pubblici per non licenziare i propri operai, reiterando la classica formula “profitti privati – aiuti pubblici”, esattamente com’è successo per tante banche dal 2008 in poi.
Ecco perché è indispensabile, affinché le democrazie siano davvero tali, che vi siano delle forme di “recinzione/limitazione” alle legittime volontà imprenditoriali, della serie “la tua libertà finisce dove inizia la mia”.
E se proprio alla fine uno Stato è “costretto” a salvare un’azienda importante, perlomeno il denaro iniettato renda tale stato comproprietario di tale azienda, in modo sia da poter avere voce in capitolo sulla gestione, sia da avere la propria futura, sperabile, parte di profitti.
Ma non illudiamoci, il rimedio principale rimane sempre quello della cultura, della conoscenza diffusa alla cittadinanza, in maniera che sappia cosa veramente succede e quali sono le reali cause.
Non è un caso quindi se nei programmi scolastici della scuola dell’obbligo vi sia pochissima educazione civica e ancora meno educazione finanziaria; la gente NON deve sapere, ad esempio, che con il risparmio dei cittadini europei si aiutano gli USA acquistando il loro debito pubblico.
Questi sono riflessioni che si devono fare per avere un futuro nella mobilità, nell’informatica e telecomunicazioni, nelle nanotecnologie, nella robotica, nella medicina, ma anche in agricoltura ed edilizia, e così via. Le tigri vanno recintate.


