Microplastiche in alta quota trovate anche nei laghi alpini

Microplastiche in alta quota: trovate anche nei laghi alpini

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Fibre tessili e PET nelle acque dei laghi alpini, l’inquinamento da microplastiche è arrivato anche in alta quota.

Lavare indumenti sintetici, utilizzare confezioni monouso e prodotti per la pulizia che contengono plastica. Molte delle azioni che compiamo quotidianamente possono produrre microplastiche, minuscoli frammenti di dimensioni inferiori ai 5 millimetri, che poi finiscono per inquinare anche gli angoli più remoti del pianeta.

Anni di studi e ricerche hanno documentato la pervasività delle particelle, che sono state trovate praticamente ovunque: nell’acqua, nell’aria, nel suolo e negli esseri viventi, umani compresi.

In alcuni casi, come questo documentato dalla ricercaEvidence of microplastics in remote alpine lakes of the eLTER network”, condotta da Giulia Cesarini dell’Università Roma Tre, Michela Rogora e Silvia Galafassi del Centro Nazionale Italiano delle Ricerche, le microplastiche arrivano in luoghi inaspettati, come i laghi alpini.

La presenza dei frammenti negli ecosistemi di acqua dolce remoti ad alta quota è ancora poco conosciuta, ma la ricerca apre una finestra sull’inquinamento nei bacini alpini della rete europea di ricerca ecologica a lungo termine (eLTER), concentrandosi sui laghi Paione Superiore e Paione Inferiore – e sul loro emissario nelle Alpi Occidentali.

I due meravigliosi specchi d’acqua, situati nella Val Bognanco, in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte, sono risultati contaminati dai minuscoli frammenti.

I siti, nonostante la loro vicinanza, differiscono per accessibilità e potenziale pressione antropica. Attraverso tecniche standardizzate di raccolta e identificazione spettroscopica, le autrici hanno condotto una valutazione preliminare delle microplastiche nelle acque superficiali. Le particelle sono state rilevate in tutti i siti, con un’abbondanza e una dimensione delle particelle crescenti dalla parte superiore del lago all’emissario.

Dalla ricerca è emerso che la tipologia dominante di frammenti erano fibre, prevalentemente nere e blu nella parte superiore del lago, trasparenti nella parte inferiore e nell’emissario. I polimeri identificati più spesso sono stati il polietilene tereftalato e il poliestere, materiali impiegati principalmente per imballaggi e tessuti.

Secondo i dati, le particelle sarebbero arrivate nei bacini trasportati dall’atmosfera e dalle attività ricreative locali, come picnic, escursionismo e pesca.

I risultati consolidano le evidenze sull’esposizione dei laghi ad alta quota all’inquinamento da microplastiche, come già emerso da altre ricerche. I frammenti sono stati rilevati anche nei laghi alpini e subalpini tra Trentino e Lombardia e nei ghiacciai dell’arco alpino, tra Lombardia e Valle d’Aosta. La contaminazione non riguarda solo le Alpi: le particelle sono state trovate anche in grotte inesplorate all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, in Abruzzo.

Le autrici dello studio hanno sottolineato “la necessità di includere questi ecosistemi sensibili nei programmi di monitoraggio ambientale” e hanno suggerito di “ampliare la sorveglianza delle microplastiche all’interno di reti ecologiche a lungo termine e di integrare questo inquinante emergente nei quadri di riferimento ambientali che affrontano l’inquinamento atmosferico transfrontaliero, la salute degli ecosistemi e la pianificazione della conservazione”.

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