Gran parte dei Paesi europei hanno partecipato al bando comunitario per l’acquisto di vaccini contro il vaiolo, necessari in caso di nuove epidemie. L’Italia, però, non figura tra questi e di fronte al rischio, potrebbe trovarsi impreparata: il punto di Ilenia Malavasi, deputata del Pd, e di Giovanni Rezza, medico, infettivologo e docente universitario.
Il vaiolo è stato eradicato ormai da oltre 40 anni, ma in tutto il mondo, Europa compresa, negli ultimi tempi sono emersi preoccupanti focolai di Mpox, una malattia non troppo contagiosa ma potenzialmente molto pericolosa. I Paesi europei hanno partecipato ad un bando comunitario per l’acquisto collettivo di vaccini contro il vaiolo, ma l’Italia non è tra questi. Di fronte ad un problema di salute pubblica, il nostro Paese appare scoperto sul fronte della copertura vaccinale, ed è per questo che Ilenia Malavasi, deputata del Pd, ha organizzato una conferenza stampa alla Camera che ha visto, tra i protagonisti, anche gli infettivologi Giovanni Rezza e Roberto Ieraci e la responsabile del programma vaccinale Mpox all’Istituto Lazzaro Spallanzani, Valentina Mazzotta.
“Credo che l’esperienza pandemica ci abbia insegnato tanto, soprattutto l’importanza di essere pronti a intervenire di fronte a potenziali, ulteriori minacce che possono condizionare la vita nel nostro Paese. In questo caso parliamo dei casi di Mpox e vaiolo, proprio perché ci sono diversi Paesi europei che hanno già sviluppato un piano di copertura per essere pronti rispetto ad eventuali rischi, a fronte del nostro Paese in cui invece non ci sono stati acquisti collettivi, visto che non ha partecipato al bando europeo per l’acquisto di questi vaccini, né ovviamente una prevenzione o una copertura con una parte di scorte a disposizione nel caso di uno sviluppo di questa patologia, che è molto grave e con la sua diffusione potrebbe generare situazioni critiche per la salute delle nostre comunità” – ha spiegato Ilenia Malavasi, deputata del Partito democratico e componente della XII Commissione Affari sociali – “L’obiettivo è quello di alzare i riflettori su questa esigenza per mettere in sicurezza il nostro Paese, tutelare la salute dei cittadini e invitare il Ministero a farsi carico di questi potenziali rischi, inserendoli nei piani vaccinali di prevenzione, che dovranno essere ripensati per i prossimi anni, tenendo presente tutte le eventuali minacce. I virus ovviamente si spostano non in base ai confini geografici, perché la contaminazione dipende dalle persone che girano e dagli animali, quindi dobbiamo essere pronti per non esporre a rischi di salute e sicurezza il nostro Paese“.
“Considerando che non ci si vaccina per il vaiolo ormai da decenni, è chiaro che un virus ‘cugino’ come l’Mpox (che prima chiamavamo Monkey-pox o vaiolo delle scimmie) può diffondersi più facilmente, può diffondersi più facilmente proprio perché non c’è un’immunità a livello di popolazione, soprattutto tra i più giovani, tant’è vero che in Africa ci sono stati diversi focolai. Anche in Europa, ultimamente, abbiamo avuto focolai epidemici abbastanza importanti. Per questo è necessario avere delle scorte vaccinali, che siano nazionali o regionali, perché qualora ci fosse un’emergenza, sarebbe fondamentale utilizzarli. Ci sono farmaci e presidi terapeutici, ma in queste circostanze è sempre meglio prevenire che curare” – il punto del professor Giovanni Rezza, medico ed epidemiologo, già dirigente del Ministero della Salute e dell’Istituto Superiore di Sanità, oggi docente all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano – “C’è poi il discorso dello smallpox, ovvero il vaiolo, che è stato come sappiamo eradicato, ma alcuni ceppi di vaiolo sono custoditi sia negli Stati Uniti che in Russia, ad Atlanta e a Novosibirsk. Per carità, sono sicuramente in buone mani, ma il punto è che oggi un virus può essere ricostruito anche dal nulla o potrebbero esserci incidenti. Non stiamo facendo fantascienza o fantapolitica, ma tutti i Paesi tendono ad avere delle scorte, bisogna in questi casi, purtroppo, anche spendere dei soldi, sperando che questi strumenti, una volta acquisiti, non debbano mai essere utilizzati“.


