Musica, Bobby Solo e il suo rock and roll che non segue la moda

Musica, Bobby Solo e il suo rock and roll che non segue la moda

Tabella dei Contenuti

L’intramontabile Bobby Solo, a margine del suo concerto di Todi, in occasione dell’Umbria Vintage, ai microfoni di TeleAmbiente, ha raccontato il segreto del suo successo e della sua longevità artistica

A Todi, è andato in scena l’Umbria Vintage, un festival dedicato alla musica, allo stile e alla cultura dagli anni 20 agli anni 50.
Tra i protagonista della kermesse, Bobby Solo, accompagnato sul palco da Valerio Marchetti alla chitarra, Stefano Pettirossi alle tastiere, Giovanni Chirchirillo al basso e Michele Avella alla batteria.

Musica, Bobby Solo e il suo rock and roll che non segue la moda, foto Umbria Vintage

Un’ora e mezza di rock and roll, country e blues, una scaletta che ha miscelato le canzoni più celebri di Bobby Solo a grandi successi scritti da altri, una carrellata di canzoni italiane ed internazionali che ha coinvolto tutti, giovani e meno giovani.

L’artista, uno dei più longevi della musica italiana con all’attivo 12 partecipazioni al festival di Sanremo e milioni di dischi venduti, è intervenuto ai microfoni di TeleAmbiente

Come si fa ad essere così longevi?

“Grazie alle vostre mamme ha detto Bobby Solo alle vostre nonne che mi continuano a voler bene a dire ai figli e ai nipoti, ascoltate: ‘da una lacrima sul viso’, il rock and roll”.

Bobby Solo è sempre rimasto fedele a se stesso, non ha seguito le mode, forse anche l’autenticità in questo caso può aver pagato.

“Io credo che seguire le mode va bene. Per esempioha ricordato l’artista la mia prima fidanzata, a 14 anni, era la figlia di un giornalista, lei si chiamava Betsy McGurn. Lei mi parlava di Elvis, mentre io conoscevo solo Celentano, Mina, Ornella Vanoni, Tony Dallara, non sapevo niente, e lei mi ha insegnato tutto. E da lì ho imparato la musica di Elvis. Poi a Torino nel 67, al mio amico Stefan, capo del fan club di Elvis, ho chiesto se secondo lui, Elvis, avesse imparato tutto da solo, oppure aveva avuto della cultura. Lui mi ha risposto che Elvis, quando aveva 8 o 9 anni, a Tupelo nel Mississippi, ascoltava in radio il gospel, jazz, country, rhythm and blues, blues, folk e rock and eoll, e da lì lui a 9/10 anni si è creato la cultura. Dopo ho comprato tutti i dischi che ascoltava lui per creare una sottocultura anche io”.

Musica, Bobby Solo e il suo rock and roll che non segue la moda, foto band

Bobby Solo, che sale sul palco e suona come un ventenne, che cosa ne pensa dell’intelligenza artificiale?

“Devo dire che a me piaceha riferito il cantante a TeleAmbiente perché quando ho bisogno di sapere se una medicina mi fa male, io domando se la medicina può dare uno shock anafilattico, può dare un problema grave e quella mi risponde. Quindi penso che sotto certi aspetti è una cosa interessante, anzi direi che forse, non adesso, ma tra 200/300 anni si potrebbe prendere il cervello umano, prendere tutte le informazioni del cervello, inserirle nell’intelligenza e vivere così non 60/80 anni, ma 500 anni”.

Nella musica può funzionare?

“Nella musica funziona da morire ha continuato Bobby Solo – certo non è molto simpatico per gli arrangiatori perché poveri, fa tutto quanto l’intelligenza: è un po’ finta, però funziona”.

Noi siamo Teleambiente, la musica come può migliorare il nostro ambiente di vita, se può farlo?

“La musicaha sottolineato Bobby Solopotrebbe funzionare solamente se le radio da 9 milioni di spettatori non passassero solo musica moderna, ma passassero musica di Nat King Cole, Frank Sinatra, Dean Martin, James Brown, B.B King, Johnny Cash, Elvis Presley, Gilbert Becaud, Edith Piaf, Jacques Brel, Henri Salvador, Joe Beam, Joao Gilberto. La musica è immensa e per creare qualcosa di nuovo bisogna assorbire le informazioni del passato, però alle radio da 9/10 milioni tutto questo non interessa perché prendono 2/3 ventiquattresimi di Siae dalle major. Se una delle radio da 10 milioni chiama l’editore di Ray Charles in America, e chiede dei punti Siae per passare un pezzo di Ray Charles, quelli si mettono a ridere”.

Brani come ‘Una lacrima sul viso’, ‘Domenica d’agosto’ e tutti quelli che ha portato al successo, fossero usciti oggi, avrebbero avuto quell’impatto?

“Beh questo non si può sapere – ha precisato Bobby Solo a TeleAmbiente la realtà è che oggi a Sanremo non ci sono melodie. Un uomo nel ‘70 sotto la doccia, se la sera prima aveva sentito ‘dimmi quando tu verrai, dimmi quando, quando quando’ oppure ‘volare oh oh’, oppure ‘io che non vivo’, le ricordava e le canticchiava. Adesso sentono: ‘e io ti amavo e ti volevo, tu eri bella come una stella, ti ho detto queste cose’, questa roba è impossibile da ricordare”.

Manca la melodia

“Manca la melodia – ha osservato ancora il cantante e il problema è che questi nuovi autori, non avendo cultura non possono farlo. Mi chiedo perché Beyoncé ha fatto due milioni di copie, due anni fa, con Texas Hold ‘Em, una canzone di Hank Williams, un country man del 1955 ed anche il figlio di lui, che si chiamava Hank William Junior, l’ha rifatta nel 71?”

“Domandaha concluso Bobby Soloperché Beyoncé ha venduto due milioni con un pezzo del 1955? Perché era una melodia”.

Pubblicità
Articoli Correlati