Uno studio pubblicato su Nature rivela l’inquinamento da nanoplastiche nel Nord Atlantico. I ricercatori: “Presenti ovunque in quantità così elevate che non possiamo più trascurarle dal punto di vista ecologico”.
L’emergenza plastica continua a preoccupare gli scienziati, che avevano sollevato il problema già dagli anni ’60. Studio dopo studio, l’inquinamento da plastica e microplastiche si è rivelato sempre più pervasivo e insidioso, sia per l’ambiente che per la salute umana. nell’aria, nell’acqua, nel suolo e persino nell’organismo: le minuscole particelle di plastica sono state trovate ovunque, anche negli angoli più remoti del pianeta, come le dieci aree protette del Brasile.
Tra i luoghi più inquinati c’è l’oceano. Secondo le stime, ogni anno finiscono disperse negli oceani di tutto il mondo circa 8 milioni di tonnellate di rifiuti in plastica, che si trasformano in enormi agglomerati galleggianti, finiscono per essere ingerite dagli animali marini, oppure si trasformano in micro e nanoplastiche.
Proprio queste ultime sono l’oggetto di una ricerca pubblicata su Nature, orientata ad indagare le concentrazioni di nanoplastiche nel Nord Atlantico. La maggior parte dell’attenzione, infatti, è sempre stata rivolta all’inquinamento da macro e microplastiche (frammenti di dimensioni inferiori ai 5 mm). Al contrario, le nanoplastiche (di dimensioni inferiori a 1 micrometro) sono rimaste in gran parte non quantificate.
Durante una spedizione del 2020 a bordo della nave da ricerca olandese RV Pelagia, i ricercatori del Centro Helmholtz per la Ricerca Ambientale (UFZ) e dell’Università di Utrecht hanno registrato la presenza delle nanoplastiche lungo un transetto della piattaforma continentale europea al vortice subtropicale del Nord Atlantico. Il prelievo dei campioni è stato effettuato in 12 punti: nello strato più superficiale (a circa 10 metri), nello strato intermedio (a circa 1.000 metri e a 30 metri dal fondale marino).
“Grazie ai dati provenienti da questi punti di misurazione, possiamo fare affermazioni sulla distribuzione verticale e orizzontale delle nanoplastiche nell’Atlantico settentrionale”, ha affermato il dott. Dušan Materić, chimico presso l’UFZ e autore principale dello studio.
Le nanoplastiche sono state rilevate a tutte le profondità nei 12 siti analizzati. “Sono presenti ovunque in quantità così elevate che non possiamo più trascurarle dal punto di vista ecologico”, ha aggiunto Materić.
I materiali rilevati con maggior frequenza sono stati polietilene tereftalato (PET), polistirene (PS) e cloruro di polivinile (PVC), tutti componenti presenti in oggetti d’uso quotidiano come bottiglie di plastica monouso e riutilizzabili, pellicole, bicchieri e posate. Questi tipi di plastica sono stati rilevati nello strato superficiale dell’acqua in quasi tutti i punti di misurazione. I motivi per cui le particelle si accumulano verso la superficie dipendono da un lato perché la redistribuzione dall’atmosfera avviene attraverso la superficie del mare, dall’altro perché molta plastica arriva negli oceani tramite gli estuari dei fiumi.
Secondo quanto emerso dall’analisi, la maggior concentrazione di nanoplastiche è stata riscontrata nel vortice subtropicale del Nord Atlantico, una zona in cui le microplastiche si accumulano a causa delle correnti oceaniche.
“Solo un paio di anni fa, si discuteva ancora sull’esistenza o meno della nanoplastica. Molti studiosi continuano a credere che sia termodinamicamente improbabile che le nanoplastiche persistano in natura, poiché la loro formazione richiede un elevato consumo di energia. I nostri risultati mostrano che, in termini di massa, la quantità di nanoplastica è paragonabile a quella precedentemente riscontrata per macro e microplastiche, almeno in questo sistema oceanico”, afferma Materić.
Nel conteggio della plastica presente negli oceani, dunque, andrebbero incluse anche le nanoplastiche. Quanto emerso dallo studio sottolinea, ancora una volta, l’urgenza di strategie per ridurre l’inquinamento da plastica, come l’adozione di un Trattato globale che sia giuridicamente vincolante. Un testo che potrebbe vedere la luce nel prossimo, e forse ultimo, incontro dell’Unep a Ginevra ad agosto.


