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Ciclone Harry, frana a Niscemi. Decretato lo stato di emergenza

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Il terreno continua a cedere lungo un fronte di oltre quattro chilometri a Niscemi, in provincia di Caltanissetta: oltre mille gli abitanti evacuati, che rischiano di non tornare più nelle loro case. Il governo ha nominato commissari i presidenti delle Regioni e ha stanziato 100 milioni complessivi per gli interventi più urgenti. La spesa per l’emergenza, però, continua ad essere molto più alta di quella necessaria per la prevenzione.

Immagini impressionanti, quelle dell’enorme frana che ha interessato il Comune di Niscemi, in provincia di Caltanissetta. Se, a causa degli effetti del ciclone Harry, in quello stesso territorio nei giorni scorsi si era già verificata una frana, lo smottamento nell’area del torrente Benefizio ha di fatto cancellato la strada provinciale 10 e isolato un intero quartiere, quello di Sante Croci, dove in poche ore oltre mille persone sono state evacuate. Proprio in prossimità delle abitazioni, il cedimento del terreno è stato di circa sei metri ed è stato inevitabile l’intervento della Protezione civile regionale siciliana. Gli sfollati saranno ora ospitati nel Palazzetto dello Sport Pio La Torre, ma la situazione è sempre più preoccupante, sia per la tenuta strutturale delle abitazioni più a rischio, sia per l’isolamento quasi totale del centro abitato: Niscemi, in questo momento, è raggiungibile solo da Caltagirone ed il sindaco, Massimiliano Conti, ha parlato di “situazione drammatica“. E con il passare delle ore, di certo non sta migliorando.

Mentre si è attivato anche il Dipartimento nazionale di Protezione civile, la frana di Niscemi viene costantemente monitorata a distanza e le rilevazioni con elicotteri e droni mostrano che il terreno continua a cedere, con il fronte della frana che si è esteso per oltre quattro chilometri. Le abitazioni che si trovano a ridosso della frana sono state dichiarate inagibili a tempo indeterminato e, come se non bastasse, nelle ultime ore ha anche ripreso a piovere. Verosimilmente, i cittadini sfollati non potranno far ritorno nelle loro case per lunghissimo tempo. Non mancano le polemiche, inevitabili, sulla mancata prevenzione del rischio idrogeologico, in territori sempre più fragili e soprattutto vulnerabili di fronte a eventi estremi, come quelli portati dal ciclone Harry al Sud, sempre più frequenti e intensi a causa del cambiamento climatico. Lo dimostra anche il fatto che un’altra frana, meno grave, si era verificata sempre a Niscemi il 16 gennaio scorso, e che un altro smottamento di enormi proporzioni aveva interessato la stessa area nel 1997.

Ancora una volta, l’Italia si trova a fare i conti con un dissesto idrogeologico che interessa tutto il suo territorio, da Nord a Sud, e le varie opposizioni hanno chiesto al governo di dirottare, per l’emergenza, i fondi previsti per il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina nel 2026. A Palazzo Chigi, intanto, si è riunito il Consiglio dei ministri per deliberare lo stato di emergenza nazionale, a cui hanno partecipato anche i presidenti delle Regioni Sardegna, Calabria e Sicilia, Alessandra Todde, Roberto Occhiuto e Renato Schifani, con quest’ultimo che ha parlato di almeno un miliardo e mezzo di euro tra danni diretti e indiretti solo nel proprio territorio. Si tratta però di una prima stima e non è escluso che il bilancio definitivo, in termini economici, possa essere ancora maggiore. L’ennesima dimostrazione che la spesa per l’emergenza, di fronte al dissesto idrogeologico e al cambiamento climatico, è più alta di quella che richiederebbe la prevenzione.

Al termine del Consiglio dei ministri, il governo ha decretato lo stato di emergenza nominando commissari i vari presidenti delle Regioni e stanziando 100 milioni complessivi per Sicilia, Sardegna e Calabria. Una cifra irrisoria che però dovrebbe, almeno in teoria, garantire il finanziamento dei primi interventi più urgenti in attesa dello sblocco di nuovi fondi con appositi provvedimenti interministeriali.

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