niscemi frana disastro colposo

Niscemi, la frana si aggrava. Si indaga per disastro colposo

Tabella dei Contenuti

L’instabilità strutturale dell’area su cui sorge il quartiere Sante Croci ha indotto i geologi a suggerire di delocalizzare Niscemi, e non di ricostruirla in quello stesso territorio così fragile. Il monitoraggio continuo, il piano del 1997 mai veramente attuato e la polemica sui fondi stanziati dal governo. 

Sono saliti a oltre 1.500 gli sfollati a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, con la frana avvenuta nei giorni scorsi lungo il torrente Benefizio che appare destinata ad allargarsi dopo gli eventi estremi portati dal ciclone Harry. C’è il rischio concreto che la collina, che sovrasta la strada provinciale 10 ormai interrotta, continui a crollare, come ammesso anche dal capo del Dipartimento di Protezione civile nazionale, Fabio Ciciliano, che anche oggi è sul territorio per nuovi sopralluoghi. La situazione viene infatti costantemente monitorata dalle autorità locali, regionali e nazionali, anche dopo le visite di importanti esponenti istituzionali. A cominciare dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che dopo un sopralluogo aereo ha partecipato ad una riunione operativa con Ciciliano, il sindaco di Niscemi, Massimiliano Conti e la prefetta di Caltanissetta, Donatella Licia Messina.

In visita a Niscemi anche alcuni leader delle opposizioni, come la segretaria del Partito democratico, Elly Schlein, e il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. Lo stesso Bonelli, rientrato a Roma, alla Camera ha chiesto le dimissioni di Nello Musumeci, ministro della Protezione civile e già presidente della Regione Siciliana, ‘reo’ di non aver speso, da ‘governatore’ regionale, solo un terzo dei fondi previsti per il dissesto idrogeologico. Le opposizioni chiedono al governo anche di destinare, per gli interventi più urgenti, i fondi previsti per il 2026 per il progetto del Ponte sullo Stretto di Messina. Una richiesta prontamente respinta da Musumeci, che però ha annunciato la sospensione dei mutui nelle aree più colpite, ha ammesso che la zona rossa potrebbe estendersi ancora ed è pronto a proporre in Consiglio dei ministri un’indagine amministrativa su quanto accaduto in quella zona negli ultimi 30 anni. C’è infatti un piano di consolidamento risalente al 1997, anno in cui si verificò un’altra frana di notevole proporzioni, che però non è mai stato attuato. Ed è anche per questo che la Procura di Caltanissetta, al momento, sta indagando per disastro colposo.

In un video pubblicato dai Vigili del fuoco, è stata realizzata un’elaborazione grafica che, utilizzando immagini satellitari elettro-ottiche, confronta la situazione prima e dopo la frana e mostra come sia cambiata la conformazione del versante a ridosso del quartiere di Sante Croci a Niscemi. Le immagini satellitari consentiranno di analizzare l’evoluzione della frana, di valutare i danni al suolo e di organizzare con più efficacia l’intervento delle squadre in campo. Fino a quando la frana sarà attiva e non si stabilizzerà, sarà però difficile decidere tutti gli interventi da mettere in campo, come ammesso anche da Palazzo Chigi, con Giorgia Meloni che ha promesso di tornare a Niscemi tra due settimana e che non si verificheranno i ritardi negli indennizzi come nel 1997.

Tutto questo non basta però a placare le polemiche sia sui fondi complessivi stanziati dal governo per Sicilia, Sardegna e Calabria, pari a 100 milioni, sia sulla ripartizione degli stessi, equamente distribuita tra le tre Regioni anche se i danni del ciclone Harry sono nettamente più ingenti in Sicilia. Il governo ha però promesso che saranno sbloccati nuovi fondi e il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che l’Italia è pronta a chiedere di attingere anche dal fondo europeo di solidarietà. Se la macchina organizzativa è pienamente operativa nell’emergenza, la storia, più o meno recente, dimostra evidenti lacune nella prevenzione del rischio idrogeologico. Niscemi, infatti, sorge su un pianoro sabbioso poggiato su argille impermeabili e l’erosione regressiva del torrente Benefizio favorisce grandi scivolamenti, rendendo tutta l’area fortemente instabile non da anni, ma da secoli. Una condizione strutturale che ha anche indotto il Consiglio Nazionale dei Geologi a suggerire non di ricostruire Niscemi in quelle stesse aree instabili, ma di delocalizzarla in zone dove il rischio è minore.

Pubblicità
Articoli Correlati