Dal 30 maggio al 2 giugno, in Umbria, è in programma la quinta edizione di ‘In carrozza da Spoleto ad Assisi: viaggio paradriving Umbria’. Un percorso inclusivo che, nell’ottavo centenario della morte di San Francesco, ripercorre a ritmo lento le tappe del frate con una particolare attenzione ai più fragili.
In Umbria, dal 30 maggio al 2 giugno tra Spoleto, Montefalco, Foligno, Bevagna, Cannara e Assisi, si svolge la quinta edizione del tour ‘In carrozza da Spoleto ad Assisi: viaggio paradriving Umbria’.
Un percorso di inclusione, spirituale e culturale in carrozza, attraverso i luoghi legati alla vita di San Francesco d’Assisi, dedicato al paradriving e agli attacchi integrati, con carrozze guidate o attrezzate per accogliere persone con disabilità.
L’iniziativa è stata presentato a Perugia alla presenza tra gli altri di Andrea Schulz, istruttrice di attacchi, tecnico per lo sport paradriving e responsabile di progetto e della presidente della Fise (Federazione italiana sport equestri) Umbria Mirella Bianconi.

“Dalla quinta edizione – ha detto Mirella Bianconi – non mi aspetto la perfezione, ma un viaggio fatto con tranquillità, dove si attraversano paesi, si parla con le persone e si aiutano i ragazzi meno fortunati. Spero soprattutto che questo sia il viaggio dell’integrazione. L’integrazione è sport e lo sport è vita”.
“Troppe volte – ha aggiunto – si parla di integrazione ma poi non si fa nulla di concreto. Vorrei far passare un messaggio forte, vorrei che ci fosse un’inclusione a 360 gradi. Vorrei un’inclusione della famiglia, degli enti, inclusione dei ragazzi stessi, anche riguardo le strade, che spesso hanno barriere e non sono adatte a persone con disabilità, anche su questo vorremmo porre l’accento. Vorremmo parlare di tutto quello che fa inclusione: inclusione e sport”.
L’idea, grazie anche alla presenza e al supporto di tecnici specializzati e certificati da enti sportivi equestri nazionali, provenienti dall’Umbria e da diverse regioni d’Italia, è permettere ai partecipanti di superare barriere fisiche e relazionali che troppo spesso ne limitano la vita sociale.
Andrea Schulz ha ricordato l’importanza del team e del mutuo aiuto, fondamentali in un progetto come questo
“La disciplina sportiva degli attacchi – ha spiegato Schulz – fatta appunto da cavalli che trainano carrozze, si adatta particolarmente alla disabilità perché in carrozza c’è un team e la persona disabile è comunque affiancata da altre persone. Le prime volte magari con le doppie redini, poi vanno da soli, ma hanno sempre la sicurezza del team vicino e così piano piano cresce la passione e soprattutto cresce l’autostima perché riescono a fare ciò che non pensavano possibile”.
Il ritmo lento di questo incedere, permetterà di apprezzare il paesaggio e grazie all’accoglienza dei frati francescani, i partecipanti verranno introdotti alla spiritualità dei luoghi attraversati.
“Questo viaggio – ha riferito ancora Andrea Schulz – è incentrato sulla vita di San Francesco, ad 800 anni dalla sua morte. Abbiamo cercato di seguire soprattutto le prime fasi della sua vita”.
“Partiamo dal convento francescano di Monteluco (di Spoleto) – ha ricordato Schulz – poi San Sabino dove lui sognò il Signore che gli disse: ‘perchè segui i servi e non il tuo Signore?’ (questo fu un momento fondamentale, che lo portò alla conversione, ndr). Poi andiamo a Foligno dove Francesco vendette i tessuti del babbo per finanziare San Damiano, poi c’è Cannara dove lui ha predicato agli uccellini, a seguire ci dirigiamo a Rivotorto, uno dei primi insediamenti di San Francesco con i suoi confratello e di seguito ci spostiamo ovviamente a San Damiano, che è stato l’inizio, ma anche la fine perché è lì che il santo ha composto il Cantico delle Creature, quando già aveva le stigmate ed era in grande sofferenza”.
“Da lì – ha concluso Andrea Schulz – San Francesco è andato alla Porziuncola (a Santa Maria degli Angeli, ndr) ed anche noi andremo alla Porziuncola. Il nostro viaggio finisce lì”.


