sima emergenze ambientali italia ambiente salute

Sima, le emergenze ambientali e sanitarie in Italia

Tabella dei Contenuti

Nel corso dei suoi primi dieci anni, la Sima – Società Italiana di Medicina Ambientale ha fornito supporto scientifico per associazioni, enti e istituzioni anche riguardo alle principali emergenze ambientali e sanitarie nel nostro Paese. Tra quelle passate, presenti e future, la nostra salute, sempre più legata a quella dell’ambiente circostante, appare fortemente a rischio e occorre prendere piena consapevolezza del problema.

L’Italia, si sa, è un Paese che si trova a fronteggiare emergenze ambientali, ma anche sanitarie, di diverso tipo. Ormai è innegabile lo stretto rapporto tra la salute dell’ambiente e quella di chi lo vive, compreso l’uomo. Nel corso dei suoi primi dieci anni, Sima – Società Italiana di Medicina Ambientale si è occupata di diverse emergenze, più o meno gravi, più o meno diffuse. Alcune sono passate, altre sono ancora strettamente attuali e alcune potrebbero diventare più gravi in futuro: a illustrarne alcune tra le principali, è il fondatore e presidente di Sima, il professor Alessandro Miani.

Le emergenze che abbiamo affrontato sono molte, sicuramente la più emblematica è la pandemia da Covid, dove Sima ha giocato un ruolo importante a livello internazionale. Siamo stati infatti i primi a isolare il genoma del virus SARS-CoV-2 sul particolato atmosferico a Bergamo e abbiamo ipotizzato, per poi pubblicare diverse ricerche scientifiche internazionali che hanno avuto una eco mondiale, che il virus potesse legarsi al particolato accelerando così la sua diffusione. In seguito, anche il governo italiano e l’ENEA hanno fatto degli studi di modello, confermando nei fatti la nostra ipotesi iniziale” – ha spiegato il prof. Alessandro Miani – “Sempre nel periodo pandemico, ci siamo occupati del fatto che non si poteva più andare a scuola, in università, in ufficio e in altri luoghi di lavoro. Abbiamo sviluppato un protocollo su base scientifica, sperimentato in diversi luoghi aperti al pubblico e al chiuso, e monitorando le concentrazioni di anidride carbonica abbiamo poi sviluppato un modello che consentiva una riduzione netta delle infezioni e della trasmissione del virus in base a quanta CO2 era presente in quell’ambiente. Questo perché la CO2 è un indicatore dell’affollamento di un certo tipo di ambiente e anche questi studi e questo modello predittivo sono stati messi a disposizione delle nostre istituzioni e potrebbero essere utili per future pandemie che però ci auguriamo non possano avvenire“.

Le emergenze ambientali in Italia che c’erano già dieci anni fa diventano sempre più evidenti. Sicuramente il cambiamento climatico sta diventando la prima emergenza globale per l’impatto sulla salute, sia per quanto riguarda gli eventi estremi ma soprattutto per quanto riguarda le ondate di calore. Il calore incide sul numero complessivo di decessi per il 90% del totale dei cosiddetti eventi estremi, è quindi senza dubbio l’elemento principale” – il monito del fondatore e presidente di Sima – “Quella che oggi è la prima emergenza mondiale di sanità pubblica, per quanto riguarda il rapporto con l’ambiente, è l’inquinamento atmosferico, che nel mondo causa già sette milioni di decessi prematuri. Quando parliamo di questi temi, spesso e volentieri dobbiamo dare dei dati epidemiologici che non sono allegri: ci sono moltissime patologie in forte crescita, per esempio il cancro in Italia è diventato la prima causa di morte in età pediatrica, molto più di altre malattie. Il nostro Paese è il primo in Europa, con un’incidenza doppia in età pediatrica e addirittura tripla sotto l’anno di età. Per questo, ci stiamo concentrando su ricerche a livello epigenetico e stiamo collaborando strettamente con la Lega italiana per la lotta ai tumori (Lilt), proprio per trovare delle convergenze, anche per cambiare una sorta di paradigma di ciò che è sempre stato pensato l’insorgenza del cancro. L’insorgenza del cancro ha una sua base forte nell’ambiente malato e non solo, come molti pensano ancora, in lavori usuranti o stili di vita sbagliati, che ovviamente bambini di questa età non possono di certo avere“.

C’è poi il problema delle acque, dei PFAS, delle micro e delle nanoplastiche: altri problemi emergenti, molto importanti. I PFAS saranno purtroppo il nuovo amianto e anche il nostro governo sta già lavorando per trovare delle formulazioni alternative, perché queste sostanze servono comunque all’industria. Dobbiamo trovare formulazioni che non diventino inquinanti, persistenti e soprattutto ubiquitarie” – ha aggiunto il professor Alessandro Miani – “Per quanto riguarda le micro e le nanoplastiche, anche qui a livello italiano ed europeo sono stati fatti passi in avanti, ma abbiamo una concentrazione di queste particelle, nelle acque dolci così come nel nostro Mediterraneo, ad un livello enorme. I tempi di riassorbimento, per farle rientrare alla loro forma originaria, sono lunghissimi. Per questo diventa cruciale l’azione di ogni singolo cittadino, la maggior attenzione al riciclo e al non disperdere certi elementi nell’ambiente, come anche, magari, la scelta di vestire con tessuti di fibre naturali rispetto a tessuti con fibre sintetiche. Pensate che in una singola città come Milano o Roma, solo di nanoplastiche derivate dai lavaggi di abbigliamento con fibre sintetiche, produciamo ogni giorno circa 300 chilogrammi. Ad oggi, le nanoplastiche non possono essere filtrate o raccolte e quindi, dall’acqua di scarico delle lavatrici, finiscono per raggiungere i nostri fiumi e i nostri mari“.

Pubblicità
Articoli Correlati