PFAS, sentenza storica a Vicenza condannati 11 ex manager della Miteni

PFAS, sentenza storica a Vicenza: condannati 11 ex manager della Miteni

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Processo Miteni sull’inquinamento da PFAS, è arrivata la sentenza della Corte di Assise di Vicenza: condannati 11 ex manager dell’azienda, 4 assolti. La pena complessiva è di 141 anni.

È arrivata nel pomeriggio del 26 giugno – alla 134esima udienza in quattro anni – la sentenza relativa al procedimento sull’azienda Miteni. Al centro della vicenda c’è l’attività dello stabilimento di Trissino, in provincia di Vicenza, in Veneto, che ha contaminato per anni con i PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, le acque e i terreni delle province di Vicenza, Padova e Verona.

La Corte d’Assise di Vicenza, dopo sei ore di camera di consiglio, ha inflitto condanne pesanti. Complessivamente la pena per gli 11 ex manager dell’azienda ammonta a 141 anni: dai 2 anni e 8 mesi ai 17 anni e mezzo.

Un responso che ha superato le richieste della pubblica accusa. Al termine dell’udienza di febbraio, infatti, il pm Hans Blattner aveva chiesto una condanna complessiva a 121 anni e 6 mesi per i 9 imputati con ruoli dirigenziali nella Miteni e nelle società controllanti. L’accusa aveva inoltre chiesto l’assoluzione per 6 degli imputati per non aver commesso il fatto.

Una sentenza storica e una grande vittoria per i cittadini e le associazioni che da anni chiedono giustizia per uno dei più gravi disastri ambientali e sanitari del nostro Paese. In sala, alla lettura del dispositivo di sentenza, è seguita l’esultanza dei presenti, soprattutto ambientalisti e Mamme NO PFAS.

“Grande soddisfazione per quanto successo ieri, sentenza importantissima.  L’abbiamo vissuta come un’emozione immensa, come un secondo parto. Gli obiettivi, però, non sono raggiunti. L’altro obiettivo importante è la bonifica, perché dal sito Miteni gli inquinanti stanno continuando ad entrare in falda. Quindi finché non verrà effettuata la bonifica il nostro compito non si ferma. Manca una legge nazionale, la politica italiana, nonostante siamo i cittadini più inquinati d’Europa, non si è ancora mossa. Andiamo avanti tutti insieme perché ogni piccolo contributo aiuta a portare le proprie capacità e questo è molto importante, questo è proprio cittadinanza attiva”, ha spiegato a TeleAmbiente Michela Piccoli del gruppo Mamme NO PFAS.

Eleonora Evi, deputata Pd, ha definito “storica” questa sentenza, sottolineando però la necessità dell’intervento delle istituzioni per la messa al bando dei PFAS.

“Una sentenza storica, che rende giustizia al principio ‘chi inquina paga’. È una sentenza che farà da spartiacque e che oggi però chiama la politica nell’intervenire e decidere con coraggio la messa al bando di queste sostanze a tutela della salute e dell’ambiente”, ha chiarito a TeleAmbiente Evi.

Ad esultare anche Greenpeace, tra i principali attori nella lotta all’inquinamento da PFAS sul territorio italiano. “La storica sentenza di oggi dà nuova linfa al principio “chi inquina paga” ed è il risultato di un’importante opera di denuncia fatta dalla società civile e di indagine dei NOE dei Carabinieri. Ora il prossimo decisivo e necessario passo deve essere l’inizio delle operazioni di messa in sicurezza e bonifica di tutta l’area contaminata, a tutela dell’ambiente e della salute delle persone”, ha dichiarato Chiara Campione di Greenpeace Italia.

Da da oggi possiamo scrivere una nuova storia“, ha scritto Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace. L’associazione ambientalista, attraverso campagne come “Acque senza Veleni”, ha svelato l’inquinamento da PFAS su tutto il territorio nazionale, facendo luce sulle conseguenze negative dell’esposizione alle sostanze chimiche ampiamente utilizzate nella produzione industriale.

 

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Processo Miteni, condannati 11 ex manager e stabiliti i risarcimenti

Oltre alle condanne per i responsabili del disastro ambientale, la Corte ha stabilito anche i risarcimenti per le parti civili – oltre 300 fra privati ed enti pubblici –  riconoscendo al Ministero dell’Ambiente 58 milioni di euro e alla Regione Veneto oltre 6,5 milioni di euro a titolo di danno patrimoniale. Ai comuni di Agugliaro, Lonigo e Trissino risarcimenti dai 50 mila agli 80 mila euro.

La sentenza, oltre a riconoscere l’effettivo inquinamento e i danni provocati dall’impianto industriale nell’area coinvolta, ha tracciato un segno nella giurisprudenza dei reati ambientali, dirimendo complesse questioni giuridiche.

“Una sentenza che costituisce un importante riconoscimento dei sacrifici e delle ragioni dei Comitati e del lavoro prezioso, instancabile ed eccezionale delle Mamme No PFAS. Noi continuiamo la nostra battaglia in parlamento, chiedendo una legge che gradualmente arrivi alla messa al bando di queste sostanze dal ciclo industriale perché il loro apporto di morte attraverso la terra e l’acqua non è più tollerabile in un paese civile”, ha dichiarato Luana Zanella, capogruppo di AVS alla Camera.

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