Gli assorbenti e le coppette mestruali riutilizzabili non sono ecologici come sembrano: un nuovo studio statunitense ha rilevato i PFAS nei prodotti igienici femminili lavabili.
Assorbenti, slip e coppette mestruali riutilizzabili sono considerati dai consumatori un’alternativa ecologica ai prodotti usa e getta. Eppure non è proprio così. Un gruppo di ricercatori ha rilevato la presenza di PFAS, i cosiddetti inquinanti eterni, in tutti i tipi di prodotti igienici femminili riutilizzabili. La ricerca, pubblicata sulla rivista Environmental Science & Technology Letters, segue quanto emerso da studi già effettuati in precedenza, come quello del 2019 del fisico dell’Università di Notre Dame Graham Peaslee, che accertò la presenza delle sostanze per-e polifluoroalchiliche in questi prodotti e portò a una causa milionaria contro il marchio di biancheria intima femminile Thinx.
Nell’ultimo studio, guidato da Alyssa Wicks e al quale ha partecipato lo stesso Peaslee, la maggior parte dei campioni testati (71,2%) conteneva concentrazioni di PFAS così basse da essere classificate come “non fluorurate intenzionalmente”. tuttavia, la biancheria intima mestruale (33%) e gli assorbenti riutilizzabili (25%) presentavano valori più elevati di “fluorurazione intenzionale”.
“Il mercato dei prodotti mestruali riutilizzabili è un mercato in rapida crescita, che si basa fortemente sull’idea che siano rispettosi dell’ambiente grazie alla significativa riduzione dell’uso di prodotti di carta e plastica”, ha detto Peaslee, professore emerito del Dipartimento di Fisica e Astronomia.
“Nella misura in cui utilizzano tessuti biologici, questi prodotti sono anche commercializzati a consumatori che sono tipicamente attenti alla salute e all’ambiente. Tuttavia, abbiamo scoperto che quasi un terzo era realizzato con Pfas. Ciò significa che questi prodotti rappresentano un rischio sia per chi li indossa che per il resto di noi quando vengono smaltiti, poiché sappiamo che queste sostanze chimiche persistenti rimangono nei rifiuti quando finiscono nelle discariche, contaminando i sistemi di irrigazione e di acqua potabile per tutti noi”, ha aggiunto Peaslee.
Quindi anche la scelta che potrebbe sembrare più rispettosa per l’ambiente, può nascondere conseguenze sia per il pianeta che per la salute umana. Nel corso degli anni, numerosi studi hanno portato alla definizione dei PFAS, da parte dell’IARC, come sostanze “cancerogene per l’uomo”, riferendosi in particolare ai PFOA.
L’esposizione a queste sostanze infatti, può causare gravi danni alla salute. Essendo degli interferenti endocrini, i PFAS sono correlati al rischio di contrarre alcune forme di cancro femminile (utero, ovaie, seno). Sono poi associati al rischio di tumori ai testicoli, ai reni, a danni alla fertilità, problemi alla tiroide, danni al fegato e possono favorire alti livelli di colesterolo.
L’autrice principale dello studio Alyssa Wicks e Peaslee hanno testato più di 70 prodotti provenienti da diversi mercati in Nord America, Sud America, Europa e Asia-Pacifico, tra cui biancheria intima mestruale, assorbenti riutilizzabili, coppette mestruali e biancheria intima riutilizzabile per l’incontinenza. Un’altra scoperta significativa dello studio, secondo i ricercatori, è che attualmente solo una piccola parte dei marchi che producono prodotti igienici femminili riutilizzabili utilizza intenzionalmente i PFAS, il che significa “che non sono essenziali”.
Gli autori hanno deliberatamente scelto di non identificare le concentrazioni di PFAS per marchio, ma sperano che lo studio sottoposto a revisione paritaria contribuisca a identificare la necessità di trasparenza sugli ingredienti nel settore.


