Rapporto Mal'Aria 2026 di Legambiente, 13 città italiane sforano i limiti di Pm10

Rapporto Mal’Aria 2026 di Legambiente, 13 città italiane sforano i limiti di Pm10

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Buone notizie sul fronte dell’inquinamento urbano, nel 2025 solo 13 città hanno superato il limite giornaliero di Pm10. L’anno precedente erano 25. Il dato è raccolto nel Rapporto Mal’Aria di città 2026 di Legambiente, ed è uno dei più positivi degli ultimi anni.

Le città che ancora sforano i limiti imposti sono Palermo, che registra il risultato peggiore con 89 sforamenti, poi Milano , con 66, seguita da Napoli, 64 e Ragusa, 61.

Va ricordato però che con l’entrata in vigore dei nuovi parametri europei sulle particelle inquinanti, previsti per il 2030, oggi sarebbe fuori norma il 53% delle città italiane per Pm10 e il 73% per Pm2,5.

A preoccupare è il ritmo di riduzione dell’inquinamento , troppo lento per consentire di centrare gli obiettivi del 2030.

“I miglioramenti registrati nel 2025 sono tra i più positivi degli ultimi anni, ma restano fragili e non sostenuti da scelte coerenti”, dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “È irragionevole che, proprio mentre iniziano a emergere segnali concreti, il Governo scelga di tagliare le risorse invece di consolidare questi progressi. La scelta di ridurre drasticamente già dal 2026 – e per tutto il prossimo triennio – le risorse destinate al Fondo per il miglioramento della qualità dell’aria nel bacino padano non va nella giusta direzione. Lasciare soli i territori più complicati del Paese è una scelta miope, che espone l’Italia a nuove procedure d’infrazione e sanzioni, come dimostra l’ultima procedura avviata dalla Commissione europea nel febbraio 2026 per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC.

Serve invece un cambio di passo: investire con continuità nel trasporto pubblico e nella mobilità sostenibile, accelerare la riqualificazione energetica degli edifici e il superamento delle fonti più inquinanti nel riscaldamento domestico e dal comparto industriale, intervenire in modo strutturale su agricoltura e allevamenti intensivi”. 

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