Il Lazio si conferma come la regione italiana più avanti sul fronte degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Eppure, i dati dicono che non basta, e questo rende abbastanza l’idea di quanto il nostro Paese sia ben lontano dal raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 e anche nelle tappe successive. Il punto di Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio, e di Katiuscia Eroe, responsabile nazionale Energia di Legambiente.
Il Lazio accelera sulle rinnovabili, nonostante ritardi infrastrutturali, burocratici e autorizzativi e alcune opposizioni sui territori, e diventa la prima regione italiana per nuova potenza fotovoltaica installata nel 2024. Un risultato che la dice lunga su quanto, a livello nazionale, l’Italia sia nettamente indietro rispetto agli obiettivi di decarbonizzazione, in primis quelli intermedi al 2030. Sono solo alcuni dei dati che emergono dal Dossier sulle Energie Rinnovabili presentato ufficialmente da Legambiente Lazio, relativo all’anno 2024 e a parte del 2025.
Viterbo si conferma la provincia che ha installato la maggior potenza complessiva, mentre Roma, grazie anche al maggior numero di edifici sul territorio, vanta il primato per i nuovi impianti. Progressi anche sul fronte delle comunità energetiche rinnovabili, che però non bastano ad avvicinare il Lazio alle aree del Nord Italia.
Il Dossier, d’altronde, mostra dati in chiaroscuro: l’accelerazione del Lazio va salutata certamente con soddisfazione, ma restano alcune criticità. Su tutte, senza dubbio, il deficit di produzione elettrica rispetto al fabbisogno, con un approvvigionamento da altri territori ancora molto significativo. Oltre, ovviamente, a fattori ormai radicati e strutturali, come i ritardi autorizzativi e una opposizione a livello territoriale contro i nuovi impianti ancora netta.
“Nonostante tanti tentativi di moratorie contro le rinnovabili, nonostante tante opposizioni sui territori a pannelli fotovoltaici e pale eoliche, il Lazio ha il record nazionale come regione e Viterbo come provincia per la messa a dimora di pannelli fotovoltaici nel 2024. Questo è un gran bel segnale ma manca ancora tanto all’obiettivo della transizione energetica, perché nella nostra regione produciamo il 40% dell’energia che consumiamo. Dobbiamo accelerare con le fonti rinnovabili, abbandonando definitivamente l’era del fossile, anche perché poco meno della metà dell’energia che produciamo è da rinnovabili e tutto il resto è ancora legato alla produzione da gas” – ha spiegato Roberto Scacchi, presidente di Legambiente Lazio – “Ci sono oltre 140 progetti, sparsi in tutto il territorio regionale, in attesa di autorizzazione. I più importanti sono quelli delle nuove pale eoliche e dei nuovi aerogeneratori, soprattutto quelli offshore. Manca la fase conclusiva, il permitting finale, quindi la possibilità di realizzare questi impianti che sarebbero la chiave di volta per la strada della transizione ecologica“.
“Intanto, il Lazio è sicuramente la regione italiana che rispetto alle altre sta messa meglio rispetto agli obiettivi al 2030. È l’unica che ha superato il suo obiettivo del 50%, quindi è sicuramente sulla buona strada verso gli obiettivi da raggiungere, con un surplus di installazioni. È però importante che in questa fase si ragioni anche sul dopo 2030, perché l’obiettivo finale è chiaramente quello della decarbonizzazione” – il punto di Katiuscia Eroe, responsabile nazionale Energia di Legambiente – “Il nostro Paese, nel complesso, è invece un po’ più indietro, nel senso che siamo solo al 34% dell’obiettivo al 2030 e nei prossimi anni davanti a noi vanno installati oltre 50 GW di nuovi impianti a fonti rinnovabili. È vero che negli ultimi anni, sicuramente, l’Italia è cresciuta rispetto a quelle che erano le installazioni nel 2020, ma siamo ancora, davvero, tanto indietro, soprattutto se consideriamo che negli ultimi due anni abbiamo fatto poco più di sette GW. Dal prossimo anno, invece, questa potenza andrà sicuramente incrementata per arrivare al 2030. Questo richiede sforzi da parte di tutti, una forte accelerata anche dal punto di vista delle politiche. Bisogna crederci, e invece ciò che si registra è che c’è una forte accelerazione sulle importazioni di gas, che è uno dei principali problemi legati ai cambiamenti climatici. Si accelera sul nucleare, che non potrà dare risposte immediate, mentre famiglie e imprese pagano bollette molto care“.


