Riso, spesa alimentare, Made in Italy, cibo – Agrifood Magazine

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In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress: 1) Italia leader Ue nella produzione di riso; 2) Spesa alimentare, torna la “carta dedicata a te”; 3) Made in Italy: macchine e filiere alimentari conquistano il mondo; 4) Gli italiani spendono meno per il cibo: agricoltura in crisi

In questo numero di Agrifood Magazine, realizzato in collaborazione con Italpress:

1) Italia leader Ue nella produzione di riso: Nel 2024 l’Italia è il primo Paese dell’Ue produttore di riso, con il 56% della superficie europea dedicata al cereale. Una raccolta che conta 1,4 milioni di tonnellate, frutto dell’impiego di 226 mila ettari. Sono i dati diffusi dal Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste in occasione del Festival Internazionale del Riso a Vercelli.

2) Spesa alimentare, torna la “carta dedicata a te”: Per il terzo anno consecutivo il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste insieme ai dicasteri dell’Economia, delle Finanze e del Lavoro mette a disposizione delle famiglie meno abbienti ‘Carta Dedicata a te’. Con una dotazione di oltre 600 milioni di euro, garantirà 500 euro a oltre 1milion e 100 mila famiglie.

3) Made in Italy: macchine e filiere alimentari conquistano il mondo: A rappresentare l’Italia nel mondo non ci sono soltanto le eccellenze agroalimentari, ma anche i macchinari che le rendono possibili: dal caffè al cioccolato, dal pane e la pizza al gelato, fino alla ristorazione professionale. Un comparto che si conferma simbolo del Made in Italy e che continua a crescere anche sui mercati internazionali. Secondo i dati diffusi da Fiera Milano per Host, nel primo semestre 2025 l’export mondiale del settore ha registrato un +2,9%. Una crescita trainata soprattutto dai macchinari per gelato e refrigerazione, che segnano un +8,6%. Bene anche le macchine da caffè, a +2,5%, mentre la ristorazione professionale cresce dell’1% e i macchinari per panificazione e pasticceria segnano comunque un segno positivo, con +0,3%. Numeri che confermano la solidità di filiere che non solo rappresentano il gusto italiano nel mondo, ma che valgono miliardi. La panificazione, ad esempio, genera in Italia un fatturato di circa 13 miliardi di euro, con bin aumento dell’1,6%. Il gelato resta uno dei fiori all’occhiello: oltre 4,5 miliardi di euro lungo la filiera, più di 600 milioni di porzioni artigianali vendute e un consumo pro capite di circa 2 chili l’anno. E ancora il caffè, altro prodotto iconico: l’Italia, con oltre 556.500 tonnellate di torrefatto, rappresenta il 25% della produzione europea. Un primato che si inserisce in un mercato globale valutato circa 120 miliardi di dollari, con previsioni di crescita anche per le macchine da caffè, che nel 2025 varranno quasi 19 miliardi e supereranno i 25 entro il 2030. Un ruolo di primo piano lo gioca anche la ristorazione, che nel 2024 ha generato un valore aggiunto di oltre 59 miliardi di euro, sostenendo le filiere produttive con acquisti per circa 20 miliardi l’anno e generando un indotto superiore ai 55 miliardi. Guardando al futuro, la parola d’ordine è innovazione: sempre più spesso le filiere dialogano tra loro dando vita a contaminazioni inedite. Pane e cioccolato, dessert che uniscono forno e gelato, caffè reinterpretato in chiave gourmet. Un’evoluzione che conferma come il Made in Italy non sia soltanto tradizione, ma anche creatività, capace di trasformarsi e conquistare nuovi mercati.

4) Gli italiani spendono meno per il cibo: agricoltura in crisi: Gli italiani guadagnano un po’ di più, ma non spendono di più. È questa la fotografia scattata dall’Istat con i conti economici del secondo trimestre 2025: il Pil cala dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti, pur segnando un +0,4% su base annua. Numeri che nascondono un dato preoccupante: il- Made in Italy agroalimentare, da sempre fiore all’occhiello dell’economia nazionale, sembra non essere riuscito a dare alcun contributo alla crescita. I redditi da lavoro dipendente sono saliti dello 0,9%, ma la spesa delle famiglie non si è mossa. Dopo gli anni dell’inflazione record, molti hanno imparato a ridurre gli sprechi e a razionalizzare gli acquisti. Crescono i discount e i prodotti a marchio del distributore, mentre arretrano i segmenti a più alto valore aggiunto: vini di fascia medio-alta, Dop, Igp e specialità regionali. Insomma, non si rinuncia a mangiare, ma si scelgono formati più economici e si rinviano gli “extra” di qualità. Il quadro è complicato anche sul fronte agricolo. Il valore aggiunto di agricoltura, silvicoltura e pesca scende dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, confermando la fragilità di un settore colpito da cambiamenti climatici, costi elevati e una domanda interna che non riparte. Le imprese agricole devono fare i conti con margini ridotti e prezzi alla produzione in calo. Il rischio è duplice: da un lato un’agricoltura sempre più dipendente dall’export, dall’altro la desertificazione commerciale, con i piccoli produttori e i negozi tradizionali messi in difficoltà dalla concorrenza delle grandi catene. Il secondo trimestre del 2025 consegna quindi l’immagine di un’Italia sospesa: famiglie prudenti, agricoltura in arretramento e un settore agroalimentare che rischia di restare intrappolato in una spirale di stagnazione con ricadute su imprese, occupazione e territori.

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