Un sensore per tutelare le infrastrutture strategiche e prevenire l’inquinamento. Lo studio

Un sensore per tutelare le infrastrutture strategiche e prevenire l’inquinamento. Lo studio

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Un sensore in miniatura per il rilevamento precoce delle fughe di gas, ma anche per il monitoraggio ambientale e per la diagnostica di malattie gravi.

Dalla sicurezza industriale alle infrastrutture strategiche, passando per la prevenzione dell’inquinamento e la diagnostica precoce delle malattie, il sensore piccolo quanto un chip, sviluppato da una ricerca internazionale, promette prospettive avveniristiche in numerosi campi d’applicazione.

Il risultato dello studio scientifico, pubblicato sulla rivista Nature Communications, è frutto del lavoro di ricerca del Dipartimento interuniversitario di eccellenza di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari, e degli atenei cinesi Shanxi University e Jinan University.

Il nuovo sensore sviluppato dal team internazionale è tanto piccolo quanto sensibile: può rilevare gas e sostanze pericolose con la stessa sensibilità degli strumenti da laboratorio.

Oltre alle applicazioni più immediate – che riguardano i sistemi di sicurezza industriale e delle infrastrutture strategiche – la piattaforma sviluppata può essere utile anche nel monitoraggio ambientale distribuito nel controllo in tempo reale di processi industriali complessi e nelle life sciences, dove dispositivi portatili basati su questa tecnologia potranno abilitare applicazioni di diagnostica precoce, analisi del respiro e test point-of-care ad alta sensibilità.

L’elevato livello di integrazione fotonica ed elettronica e la compatibilità con processi produttivi industriali rendono infatti l’architettura particolarmente attrattiva per la produzione su larga scala e per i mercati emergenti legati alla sicurezza globale e alla transizione energetica.

“Questa tecnologia dimostra come la fotonica integrata possa offrire soluzioni compatte, scalabili e ad altissime prestazioni per applicazioni di sicurezza industriale, ambientale e biomedicale – sottolineano i professori Vincenzo Spagnolo, Pietro Patimisco e Angelo Sampaolo del Dipartimento di Fisica di UniBa e PoliBa, tra gli autori dello studio – La possibilità di realizzare sensori multiparametrici su chip rappresenta un passo decisivo verso sistemi di monitoraggio distribuiti, continui e affidabili, fondamentali per la sicurezza delle infrastrutture e per la transizione energetica”.

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