Rinaturalizzare le aree verdi più degradate non è solo un obbligo previsto dalla Legge europea sul Ripristino della Natura, ma anche una grande opportunità di sviluppo e formazione, specie per i giovani, verso i ‘green jobs’. Per questo, nella Riserva naturale della Valle dell’Aniene, l’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (AIPIN) ha organizzato un vero e proprio laboratorio che ha permesso di incontrare professionisti, tecnici, ambientalisti e studenti.
Dalla teoria alla pratica, a Roma l’ingegneria naturalistica diventa uno strumento per rinaturalizzare aree verdi soggette ad un lento ma costante degradamento. Ed è per questo che nel cuore della Riserva naturale della Valle dell’Aniene, l’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica, insieme all’Associazione Amici del Parco dell’Aniene e a docenti e studenti dell’Università della Tuscia ha dato vita ad un vero e proprio laboratorio di rivegetazione in grado di rendere più resilienti, da ogni punto di vista, le aree naturali.
L’Aniene, secondo fiume di Roma e affluente del Tevere, è spesso soggetto ad esondazioni, l’ultima delle quali avvenuta all’inizio del 2026, ma può contare sui vantaggi che comporta l’aver istituito una Riserva naturale da oltre 600 ettari tra paesaggio fluviale, boschi urbani e campi agricoli. L’evento organizzato dalle varie associazioni ha consentito l’incontro tra professionisti, tecnici, ambientalisti e studenti, essenziale per una maggior conoscenza teorica e tecnica. La Legge europea sul Ripristino della Natura (Nature Restoration Law), che impone il recupero progressivo totale degli ecosistemi degradati entro il 2050, non va vista come un obbligo, ma come una grande opportunità. E i laboratori di ingegneria naturalistica risultano essenziali anche per formare gli studenti verso l’orizzonte dei cosiddetti ‘green jobs’.
“Noi ci occupiamo di opere e di interventi che utilizzano le piante vive come materiale da costruzione, come si vede dai risultati che abbiamo ottenuto, e questo in abbinamento con materiale biodegradabile e reperibile in loco, come legname o pietrame. Si tratta delle cosiddette ‘nature based solutions’. Qui siamo oltre 40 persone, alcune delle quali provenienti dall’Università della Tuscia e di Anas, che si sono iscritte per imparare queste tecniche dai nostri esperti, che sono figure interdisciplinari (ingegneri, geologi, architetti, naturalisti e biologi)” – ha spiegato Federico Preti, presidente nazionale dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica (AIPIN) – “Siamo qui per lanciare un messaggio legato alla problematica dei fiumi italiani: come sappiamo, c’è bisogno di riqualificare il territorio e in particolare i corsi d’acqua, ora ci viene incontro anche la Nature Restoration Law, la legge sul restauro delle aree degradate, che prevede di restaurare entro il 2050 ben il 90% di quelle aree e in particolare 25 mila chilometri di corsi d’acqua. Qui l’Aniene ha esondato, l’ultima volta, il 6 gennaio 2026, e anche per questo, con l’aiuto dell’Associazione Amici del Parco dell’Aniene, siamo qui a far vedere che è possibile fare cose concrete anche per questo fiume e dare un messaggio“.
“Secondo noi, per i fiumi e per tutto il territorio soggetto al dissesto idrogeologico, la questione è rinaturalizzare e riqualificare per renderlo più sicuro. Le opere che noi proponiamo e realizziamo concretamente poi forniscono anche servizi ecosistemici, perché oltre alle funzioni tecniche si raggiungono funzioni ecologiche, paesaggistiche e socio-economiche, se pensiamo che anche il lavoro per i giovani può arrivare da queste attività” – ha aggiunto Federico Preti – “Questo cantiere didattico ci consentirà di realizzare una gradonata e la messa a dimora di piante ad alto fusto. Sono solo due delle varie decine di tecniche disponibili e abbiamo pensato di creare un museo dell’ingegneria naturalistica. Da domani si vedranno queste due realizzazioni, dall’anno prossimo ne faremo anche altre in modo che chi verrà a visitare questi interventi, potrà vedere una panoramica completa di ciò che è nei nostri manuali tecnici. Siamo a disposizione per trasmettere la nostra conoscenza, ai tecnici come ai giovani“.
“La nostra ambizione è quella di realizzare una serie di musei diffusi di ingegneria naturalistica sui fiumi italiani, perché questa è un po’ la prassi: ci piace rendere concrete le nostre proposte, abbiamo già fatto cantieri didattici e possiamo collegarli insieme” – ha concluso il presidente nazionale dell’AIPIN – “Oggi ci sono tanti giovani, c’è speranza per il futuro. Noi dobbiamo formarli, i ‘lavori verdi’ possono essere il futuro anche per dar loro occasioni professionali. Quelli che hanno lavorato in questi due giorni con noi vengono dall’Università della Tuscia, io lavoro all’Università di Firenze ma sono stato per otto anni alla Tuscia e sono molto contento di questa collaborazione“.
“L’Aniene attraversa il quadrante Nord di Roma in un’area fortunatamente sottratta man mano all’urbanizzazione, quindi c’è la possibilità di esondare. Una possibilità fondamentale, le acque possono arrivare anche otto-dieci metri oltre il livello attuale, come si vedono dalle tracce. È importante che le acque possano esondare in aree golenali senza finire fino alle case, facendo bene alla natura perché l’interfaccia terra-acqua è fondamentale per tutte le specie, anche la fauna e l’avifauna” – ha spiegato Flora Vallone, architetto paesaggista e vicepresidente nazionale dell’AIPIN – “La nostra associazione sta realizzando un cantiere in questi ambiti golenali: una gradonata e altre piantagioni, ricordando anche i nostri co-fondatori Paolo Cornelini, mancato pochi mesi fa, e Giuliano Sauli, a cui sarà dedicato anche il viale dove pianteremo gli alberi“.
“Tutta questa iniziativa, come le altre di ingegneria naturalistica, si collocano all’interno della Nature Restoration Law, che prevede anche che tutti gli Stati membri Ue presentino entro fine agosto i propri Piani nazionali di ripristino, che prevedono una complessità e vastità di interventi che riguardano il ripristino degli ecosistemi urbani, agro-forestali, marini, fluviali e naturali” – ha aggiunto Flora Vallone – “Dobbiamo ripristinarne il 30% entro il 2030 e fino al 100% fino al 2050. Sono numeri importanti, che riguardano il 94% dei Comuni italiani che hanno problemi di aree e di ecosistemi degradati, con otto milioni di abitanti a rischio di esondazioni, frane ed alluvioni“.
“C’è un’importanza intrinseca, legata all’installazione di una gradonata viva in questa Riserva naturale unica, un vero patrimonio naturalistico nel cuore di Roma. E poi c’è un valore educativo legato all’importanza di far vedere agli studenti cosa sono queste soluzioni ‘nature based’, non solo dal punto di vista teorico ma proprio dal punto di vista della progettazione e della realizzazione” – il punto di Flavia Tauro, docente Associata di Ingegneria Naturalistica nei Corsi di Laurea di progettazione del Paesaggio, del Territorio e Scienze Forestali Ambientali dell’Università della Tuscia – “Gli studenti stanno anche discutendo sulle specie più adatte e sulla loro installazione all’interno della gradonata, penso che per loro sia un’occasione unica per confrontarsi sul mondo del lavoro e sul loro futuro da qui a pochi anni“.
“Oggi, come sezione AIPIN Lazio, abbiamo messo a dimora alberi di pioppi, in numero di dodici (sei per filare) e un centinaio di piantine di specie autoctone, adatte a rivegetare in questo sito particolare nei pressi del fiume Aniene. Il nostro intento è divulgare questo tipo di tecniche soprattutto in difesa dei corsi d’acqua e delle loro sponde, che noi dobbiamo cercare di mantenere il più possibile in buona salute, perché fanno da ecosistema filtro e da corridoio ecologico, anche in una zona come Roma” – ha spiegato Federico Boccalaro, coordinatore per il Lazio dell’Associazione Italiana per l’Ingegneria Naturalistica – “Anche se siamo in una zona urbanizzata, qui c’è una vera e propria oasi naturale che va preservata e noi diamo il nostro contributo con le nostre tecniche di rivegetazione, con lo scopo non solo di consolidare le sponde del corso d’acqua ma anche di ricreare quell’aspetto naturale che col tempo si è perso per via dell’inquinamento e dell’eccessiva antropizzazione della zona“.


