Niente più scappatoie per i colossi del fast fashion. Ma Shein e Temu aumentano i prezzi in risposta ai dazi di Trump. Lo scenario futuro dei due e-commerce cinesi. 

Shein e Temu, i colossi del fast fashion aumentano i prezzi a causa dei dazi di Trump

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Niente più scappatoie per i colossi del fast fashion. Ma Shein e Temu aumentano i prezzi in risposta ai dazi di Trump. Lo scenario futuro dei due e-commerce cinesi. 

I dazi di Donald Trump sulle importazioni cinesi hanno colpito quasi ogni categoria di beni di consumo, dall’elettronica alle automobili, dall’abbigliamento alle calzature. Ma uno dei settori più vulnerabili è quello dei siti e-commerce di fast fashion Shein e Temu.

I due colossi hanno aumentato drasticamente i prezzi per i clienti statunitensi a partire dal 25 aprile, preparandosi alla scadenza del 2 maggio, quando entreranno in vigore i dazi completi del presidente Donald Trump sulla Cina, inclusa la rimozione di un’esenzione chiave.

Le piattaforme di e-commerce hanno aumentato i prezzi dal 91% fino a quasi il 400%, come mostrato dai rapporti di Bloomberg e CNN, avvertendo di questo cambio gli utenti che lo hanno presto segnalato anche sui social Reddit e X.

Con l’inizio dell’aumento dei prezzi, molti dei post sul subreddit di Shein provengono da acquirenti confusi sui costi aggiuntivi nascosti che dovranno affrontare, o da persone che si chiedono se continueranno a fare acquisti su Shein. “Addio Shein, è ora di comprare altrove“, ha scritto un utente sui social.

Un avviso sul sito di Shein indica che le tariffe sono incluse nel prezzo mostrato ai consumatori. “Le tariffe sono incluse nel prezzo che paghi”, si legge in un pop-up. “Non dovrai mai pagare un extra alla consegna“. L’attuale aliquota tariffaria sulle importazioni cinesi è del 145%, ma non include le tasse aggiuntive che entreranno in vigore il 2 maggio. A partire da quella data, i pacchi di valore inferiore a 800 dollari che in precedenza entravano negli Stati Uniti in esenzione doganale, saranno soggetti a nuove tasse, pari a un’aliquota fissa di 100 dollari o al 120% del valore del pacco.

La scappatoia commerciale “de minimis” adottata da Shein e Temu

Temu e Shein, che si approvvigionano in gran parte dalla Cina, erano finora riuscite ad evitare in larga misura il pagamento di dazi doganali e tariffe commerciali grazie a un’esenzione sulle importazioni di beni di valore inferiore a 800 dollari, chiamata “de minimis”. Ma Trump, firmando un ordine esecutivo all’inizio di aprile, ha rimosso questa esenzione. “Il presidente Trump sta prendendo di mira le pratiche di spedizione ingannevoli, molte delle quali nascondono sostanze illecite, tra cui oppioidi sintetici, in pacchi di basso valore per sfruttare l’esenzione de minimis“, afferma la Casa Bianca in una dichiarazione.

Ogni giorno, oltre 4 milioni di pacchi a basso costo, molti dei quali provenienti da Shein e Temu, arrivano negli Stati Uniti grazie a questa normativa, diventata ormai una chiave di volta per il modello di business di molti marchi cinesi.

Dall’aumento dei prezzi sui siti low cost, all’applicazione dei dazi, fino alla rimozione dell’esenzione “de minimis”, tutto ciò fermerà l’incessante ascesa dei due colossi del fast fashion?

Fast fashion, come funziona il modello di business di Shein

Con il termine fast fashion si identificano tutti quei vestiti di bassa qualità che si acquistano a prezzi contenuti in grandi catene o e-commerce. A pagare il prezzo di questo successo sono, però, i lavoratori del brand, come dimostra un’indagine condotta dall’organizzazione svizzera Public Eye all’interno degli impianti di produzione di Shein, con operai che cuciono vestiti anche per più di dodici ore al giorno.

La stessa azienda ha dichiarato di aver riscontrato due casi di lavoro minorile nella sua catena di fornitori nel 2023.

La BBC ha inoltre indagato sulle condizioni dei lavoratori a Guangzhou nelle fabbriche cinesi del colosso del fast fashion Shein.

I brand low cost producono annualmente milioni di tonnellate di rifiuti tessili sintetici, difficili da smaltire anche a causa delle sostanze chimiche nocive presenti al loro interno.

Secondo alcune stime per fabbricare una sola maglietta di cotone occorrano 2.700 litri di acqua dolce, un volume pari a quanto una persona dovrebbe bere in 2 anni e mezzo. Inoltre, lavare prodotti sintetici ha portato a un accumulo pari a mezzo milione di tonnellate di microplastiche sul fondo degli oceani ogni anno.

L’industria della moda è una tra le più impattanti al mondo. Vi spieghiamo perchè e come i nostri acquisti incidono sull’ambiente e come combattere il fenomeno della fast fashion.

 

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