La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA), in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali, ha incontrato esperti e rappresentanti politici e istituzionali, presentando anche un brano rap scritto ed eseguito da Samen Mi Casa e La Voce di Selea, dal titolo ‘L’Italia che frana’.
Se davvero vogliamo uscire dalla logica emergenziale, occorre lavorare, e non poco, sulla prevenzione e sulla percezione dei rischi. Anche per questo, da molto tempo, SIGEA – Società Italiana di Geologia Ambientale sta portando avanti una divulgazione scientifica diretta tanto agli amministratori politici quanto ai cittadini, con un focus particolare sulle nuove generazioni. Da questo impegno è nato ‘L’Italia che frana’, brano rap eseguito da Samen Mi Casa e La Voce di Selea, che racconta il dissesto idrogeologico e i troppi disastri di ieri e di oggi nel nostro Paese.
Il brano è stato presentato presso la sede dell’Associazione della Stampa Estera in Italia, in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali, durante un incontro tra geologi, climatologi, altri esperti e rappresentanti politici e istituzionali.
“La percezione soprattutto è un tema rivolto ai giovani, noi abbiamo bisogno di parlare in anticipo di certi temi, quindi parlare di alluvioni e frane quando non piove e di incendi quando piove. Vogliamo parlare soprattutto alla società civile e ai giovani, avvicinandoli, con la musica, a dei temi che sono fondamentali” – ha spiegato Antonello Fiore, geologo e presidente di SIGEA – “I primi sono indubbiamente la conoscenza della pericolosità dei territori in cui si vive e l’autoprotezione. La prevenzione è un tema che riguarda più le istituzioni, mentre attualmente ciò che ci manca è proprio la percezione“.
“È importante, quindi, continuare su questo filone e parlare di prevenzione e di percezione dei pericoli naturali. Oggi si celebra la Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastri naturali, ma dobbiamo fare una distinzione. Non esistono rischi naturali, esistono pericoli naturali che diventano rischi quando l’evoluzione naturale del territorio incide e impatta sulle attività antropiche” – ha aggiunto il presidente della Società Italiana di Geologia Ambientale – “Sono proprio le nostre attività e ciò che abbiamo realizzato dove c’è un’evoluzione naturale. Quando andiamo a costruire vicino ai corsi d’acqua o su dei versanti che sono in frana, è chiaro che l’effetto causa poi molti danni“.
“I dati del Cnr-POLARIS ci dicono che in Italia, dal 1976 al 2025, oltre 1.600 persone sono morte per alluvioni o frane” – ha concluso il geologo Antonello Fiore – “Se dovessimo dedicare un solo minuto di silenzio per ogni vittima, dovremmo stare in silenzio per 28 ore. Questi temi sono fondamentali per l’economia del Paese, ma non dobbiamo dimenticare che hanno dei costi sociali altissimi“.


