Dal libro del dottor Alessandro Fanello, ‘Oltre lo schermo: sinergie per l’apprendimento’, come punto di partenza, alla Camera dei deputati si è tenuto un convegno con grandi esperti su temi importanti e delicati: come educare, istruire e sviluppare i nostri bambini e ragazzi in un’epoca di rapide e profonde trasformazioni tecnologiche?
In piena era digitale, dove le relazioni rischiano di essere profondamente influenzate dagli algoritmi, e dove l’intelligenza artificiale costituisce al tempo stesso una minaccia e una opportunità, anche i processi di apprendimento dei nostri bambini e ragazzi possono subire radicali trasformazioni. In questo contesto si colloca anche ‘Oltre lo schermo: sinergie per l’apprendimento‘, l’ultimo libro scritto da Alessandro Fanello, psicologo, formatore, docente e divulgatore scientifico, principale protagonista di un convegno organizzato alla Camera dei deputati grazie al vicepresidente Sergio Costa e su iniziativa di TeleAmbiente, di Mentifricio ETS e del progetto CrescimiTu.
Insieme al dottor Fanello, oltre al direttore di TeleAmbiente, Stefano Zago, e alla moderatrice Ertilia Giordano, presidente di Mentifricio ETS, altri grandi esperti della psicologia, della psicopedagogia e della didattica come Alessandra Anzini, Nunzia Calò, Paola Paolino, Emanuele Follenti e Mario Rusconi. Superare le insidie che si nascondono dietro l’evoluzione tecnologica diventa fondamentale affinché l’apprendimento e le relazioni personali dei nostri bambini e ragazzi siano il più possibile concreti e reali e non effimeri, frammentati e virtuali.
“È molto interessante parlare di nuovi approcci, cioè di mettere in sinergia le varie professionalità per sviluppare dei giovani che abbiano la possibilità di assecondare quanto la norma costituzionale afferma. La Costituzione non parla di istruire, ma di sviluppare. Lo sviluppo di un giovane, che poi diventerà l’Italia del futuro, passa attraverso l’istruzione ma non solo. Passa attraverso la capacità di poter pensare in modo autonomo, di gestire il conflitto, di conoscere il contesto in cui vive e in cui vorrà vivere” – il punto di Sergio Costa, deputato del Movimento 5 Stelle e vicepresidente della Camera – “Diventa una scuola di vita, e allora la scuola come la concepiamo adesso deve fare questo salto di qualità per diventare qualcosa che sviluppi la persona. Per fare questo, ovviamente, c’è bisogno di dialogo e confronto tra gli esperti della materia ma anche di norme. Ed è giusto che si faccia a Montecitorio, perché qui si scrivono le norme ma anche perché questa deve essere una delle priorità, o alla fine di questa legislatura o all’inizio della prossima. Ed è giusto anche che sia presente il sottoscritto come vicepresidente della Camera“.
“Per quanto riguarda le sinergie, o almeno gli esempi che porto all’interno del libro, ho deciso di parlare di 13 metodologie specifiche che ho avuto modo di sperimentare in classe ma anche nei corsi di formazione aziendali, e quindi a più livelli. Questo ha dimostrato quanto la relazione sia un po’ scesa in secondo piano, proprio per l’uso e l’abuso di device e intelligenza artificiale. Mi sono reso conto che queste competenze e life skills di base si sono un po’ perse. Con questo non voglio dire che non debbano essere utilizzati, anzi, ma la cosa fondamentale è che vengano messi a servizio di ciò che è il gruppo, della relazione, e quindi il ritorno alla dimensione umana. Occorre sfruttare in modo consapevole questi strumenti in modo tale da non farci sostituire da essi, ma poterli usare come regolatori anche per le attività di gruppo e per gli obiettivi che il gruppo stesso deve raggiungere. Quindi, imparando ad ascoltarsi e ad avere anche dei momenti dove l’utilizzo del device o dell’intelligenza artificiale sia un momento condiviso” – ha spiegato Alessandro Fanello, psicologo, formatore, docente e divulgatore scientifico – “Nelle 13 metodologie di cui ho parlato ci sono tecniche atte a sviluppare la creatività, altre finalizzate alla motivazione, altre legate allo sviluppo dell’empatia, ma sicuramente in ognuna riporto esempi che possono essere utilizzati da tutti quanti, al di là della materia che si insegna o dell’utenza che si ha. L’obiettivo è implementare lo sviluppo del gruppo, interagire con gli altri e raggiungere insieme degli obiettivi. Nel libro, oltre che delle metodologie, parlato anche degli esempi che possono essere applicati a materie che non sono le mie, quindi mi sono anche un po’ avventurato in altre discipline. E soprattutto c’è una parte pratica, che diventa interattiva, con gli altri docenti, perché ci sono delle schede pratiche, una volta introiettata l’idea della tecnica, per poter costruire un’attività da portare direttamente in classe, attraverso domande guida che, fase per fase, guidano in tutti gli aspetti. In ultima analisi c’è una parte, che è dedicata alla valutazione, un aspetto metacognitivo di riflessione sull’attività svolta in classe, in modo tale che, nella volta successiva, prima di riprogrammare una nuova attività posso mettere a fuoco tutto ciò che ha funzionato e soprattutto ciò che non ha funzionato. In questo modo, posso riprogrammare una attività sicuramente più assertiva e migliore della precedente“.
“CrescimiTu torna alla Camera dei deputati grazie a Sergio Costa e l’idea è quella di avere una cassetta degli attrezzi in cui mettere dentro i manuali per genitori ed insegnanti di tecniche da utilizzare per educare prima e insegnare poi correttamente. Creare l’ambiente di vita corretto nelle varie età, dagli zero ai 20 anni” – il punto di Stefano Zago, direttore di TeleAmbiente – “Solo così avremo la possibilità di creare poi degli individui liberi di pensare, avendo gli strumenti per adattarsi ad un mondo che cambia così repentinamente. Di conseguenza, questa alla Camera è una grande occasione che scaturirà anche in una proposta di legge: vediamo tra i partiti chi vorrà avvicinarsi, ma questo deve diventare la regola. L’Italia è molto indietro su tutto il reparto infanzia e adolescenza, dobbiamo muoverci“.
Tra i protagonisti del convegno, anche la dottoressa Alessandra Anzini, docente di arte e immagine e ideatrice de IL MIA (IL Maieutic Integrated Approach).
“L’approccio non è complicato, lo è relativamente a chi lo ascolta: un bambino delle elementari – è sperimentato – lo capisce mentre gli viene spiegato, un alunno delle medie lo capisce dopo venti minuti, uno del liceo dopo un’ora, sull’adulto ho i miei dubbi. Questo metodo intercetta proprio le skills basiche dell’essere umano nella sopravvivenza, perché il testo viene trasformato in un luogo e il paragrafo in uno spazio, e dove devi scoprire questa causa madre” – ha spiegato la dottoressa Anzini – “È quindi un viaggio dove la mia domanda è ‘Da dove parte tutto?’ e iniziano le varie ipotesi. Quindi potrebbe essere questa frase, ma devono essere tutte frasi del paragrafo e non possono essere ipotesi. Per questo, è un gioco che può fare chiunque, non richiede conoscenze ma solo capacità di ragionamento, è un po’ come per i boy scout, che devono trovare risorse con ciò che hanno a disposizione. Noi abbiamo il paragrafo, il nostro mondo, il nostro bosco, dentro questo bosco c’è questo tesoro che è la causa madre, e che si può trovare attraverso la domanda. Quindi loro fanno ipotesi, le ipotesi vengono confrontate, ma se hanno un perché non è la causa madre, la causa madre è quella ipotesi che non ha più un perché, quindi è il capolinea“.
“Da lì si inizia a sottolineare il paragrafo, la causa madre, con la matita colorata rossa. Una volta arrivati alla causa madre cominciano a fare la domanda ‘Quindi?’, che è una conseguenza, va sottolineata con la matita verde. La frase è sempre la frase del libro, ‘Quindi?’ è l’effetto, va sottolineato con la matita blu, quindi loro praticamente hanno già trovato lo scheletro con le sottolineature colorate. Cosa fanno? Trasformano queste sottolineature in un disegno – io insegno arte e immagine – quindi quella frase della causa madre sta dentro la testa, la frase della conseguenza sta dentro il corpo, le frasi degli effetti (minimo 1, massimo 6) stanno dentro le braccia. Questo è tutto ciò che è l’essenza, la struttura gerarchica che sta dentro il testo e non è semplice trovarla” – ha proseguito l’ideatrice de IL MIA – “Se fosse semplice, non sarebbe divertente. Un mio alunno con disturbi specifici dell’apprendimento mi disse:’Professoressa, non mi sono divertito perché questo paragrafo era troppo facile’. Non c’è più la semplificazione ma a loro piace la complessità, non solo questo è un vero e proprio strumento tecnico operativo, ma anche di comprensione profonda. Pensate che un mio alunno di terza media ha scoperto perché balbettava, è uno strumento trasversale della relazione in quanto permette di comprendere la texture, non il testo inteso proprio come texture, cioè come relazione tra le parti“.
“Quindi un paragrafo è una texture, uno spartito musicale è una texture, ma anche una relazione è una texture, anche la relazione tra me e me è una texture, questo è uno strumento per comprendere la struttura portante del mio testo e io infatti, con i miei alunni, lo uso anche nel lavoro dell’autoritratto interiore. Loro scoprono l’autoritratto, cioè: partendo dal proprio limite a ritroso, attraverso il perché, scoprono il perché di quel limite e a quel punto costruiscono la propria storia e su quella storia poi scelgono la colonna sonora, sulla colonna sonora i colori e sui colori l’opera astratta” – ha concluso la dottoressa Alessandra Anzini – “Quello diventa il loro autoritratto interiore, del proprio limite e del proprio talento, quindi lo scheletro è un vero e proprio strumento di comprensione profonda di qualsiasi tipologia di texture, l’abbiamo fatt anche in uno spartito musicale. Ed è accessibile a tutti, ma proprio a tutti“.


