Il nuovo rapporto dell’Istituto di ricerca sul clima di Potsdam (PIK) mostra che 7 dei 9 limiti planetari – le soglie ecologiche necessarie per la stabilità della Terra – sono stati superati, uno in più dell’anno scorso. “Stiamo assistendo a un diffuso declino della salute del nostro pianeta”.
Il sistema della Terra si compone di equilibri delicati che l’uomo, a partire dalla Rivoluzione Industriale, ha sconvolto sempre di più, creando cambiamenti spesso irreversibili. Ma quali sono i limiti da non superare per evitare conseguenze ambientali disastrose?
Nel 2009, lo scienziato Johan Rockström, insieme a un team di scienziati, ha identificato i processi alla base della stabilità del Terra. Sono nati così i “Planetary Boundaries” (confini planetari), nove limiti che l’uomo non deve superare per continuare a svilupparsi e prosperare.
La maggior parte di questi confini però, è stata ampiamente superata. All’epoca della creazione dei limiti planetari, gli esperti ritenevano che l’umanità ne avesse superati almeno tre. Da allora, i bilanci annuali dell’Istituto di ricerca sul clima di Potsdam (PIK), hanno mostrato un continuo deterioramento di questi limiti.
Il report del 2025 lancia un nuovo allarme: è stato appena superato anche il limite dell’acidificazione degli oceani. Secondo i ricercatori, “l’oceano si sta acidificando, minacciando la vita marina e portandoci in condizioni pericolose, con una tendenza che continua a peggiorare”.
La causa principale di questo fenomeno è l’assorbimento di anidride carbonica (CO2) emessa con la combustione di energie fossili. In base alle stime degli scienziati, gli oceani avrebbero assorbito circa il 30% dell’eccesso di CO2 rilasciato in atmosfera provocato dalla combustine di gas, carbone e petrolio.
Misurando l’acidità con il PH, il riferimento per questo limite è la concentrazione di aragonite, un minerale indispensabile per la vita di corali e animali marini con guscio: più l’oceano è acido, più questo elemento si disgrega. Secondo i dati pubblicati nel report di PIK, i livelli di aragonite sono scesi al di sotto dell’80%, il limite di concentrazione fissato nell’era preindustriale.
“Il pH sulla superficie dell’oceano è già sceso di circa 0,1 dall’inizio dell’era industriale. Ciò equivale a un aumento dell’acidità del 30-40%”, sottolineano gli scienziati. “Questo cambiamento minaccia gli organismi che formano gusci o scheletri di carbonato di calcio, come i coralli, i molluschi o specie cruciali di plancton. La progressiva scomparsa di questi organismi può perturbare la catena alimentare”.
L’aumento dell’acidificazione degli oceani va ad aggiungersi agli altri sei limiti planetari già superati in precedenza, che riguardano il cambiamento climatico, causato da un eccesso di CO2 nell’atmosfera, l’integrità della biosfera, con conseguente estinzione di alcune specie e appropriazione delle risorse da parte dell’umanità, la deforestazione, il ciclo dell’acqua dolce, con zone sempre più colpite da siccità o inondazioni, i cicli biogeochimici, danneggiati dall’uso di fertilizzanti e pesticidi, e l’introduzione di nuove entità nella biosfera, come plastica e altri prodotti chimici industriali.
Gli unici due “Planetary Boundaries” che non sono stati (ancora) superati sono gli aerosol nell’atmosfera, ovvero il livello dell’inquinamento dell’aria, e il livello di ozono nella stratosfera.
“Seven of nine planetary boundaries now breached – ocean acidification joins the danger zone,” says PIK director @jrockstrom presenting the key findings of the Planetary Health Check 2025. #PlanetaryBoundaries https://t.co/sePpqOHlIA pic.twitter.com/yCjFNFPCjg
— Potsdam Institute for Climate Impact Research PIK (@PIK_Climate) September 24, 2025
Limiti planetari, secondo gli scienziati si può ancora invertire la rotta
I nove limiti planetari sono tutti interconnessi e costituiscono il sistema operativo della Terra: per garantire la sicurezza dell’umanità e la resilienza del mondo naturale devono restare entro i limiti di sicurezza. Il report appena pubblicato mostra un deterioramento accelerato dei confini e un rischio crescente di assistere a cambiamenti irreversibili, se non si inverte la rotta dello sviluppo globale.
Il direttore del PIK, Johan Rockström, ha dichiarato: “Stiamo assistendo a un diffuso declino della salute del nostro pianeta. Ma questo non è un risultato inevitabile. La riduzione dell’inquinamento da aerosol e la guarigione dello strato di ozono dimostrano che è possibile invertire la direzione dello sviluppo globale. Anche se la diagnosi è disastrosa, la finestra di cura è ancora aperta. Il fallimento non è inevitabile; il fallimento è una scelta. Una scelta che deve e può essere evitata”.
More than 3/4 of Earth’s support systems are outside the safe zone. Ocean acidification is the latest boundary breached. The warning is stark, but failure is not inevitable. It is a choice. Read the 2025 Planetary Health Check here: https://t.co/ySl8Cag5ye pic.twitter.com/SEGfZSE14x
— Johan Rockström (@jrockstrom) September 25, 2025


