Il punto del dottor Prisco Piscitelli, vicepresidente di Sima: “Se conosciamo bene i rifiuti all’ingresso, possiamo calcolare con precisione quali e quante sostanze verranno emesse. Il dato della città, che ha il 55% di rifiuti indifferenziati, a fronte del futuro impianto è scientificamente inaccettabile”.
A Roma, il sindaco Roberto Gualtieri intende costruire, entro l’inizio del 2027, un termovalorizzatore per ottenere energia dalla combustione di rifiuti. Il piano appare ambizioso ma incontra la resistenza di associazioni ambientaliste e dei cittadini che abitano nelle zone limitrofe a Santa Palomba, l’area a Sud-Est della Capitale designata per la realizzazione dell’impianto. Una preoccupazione comprensibile, come spiega il dottor Prisco Piscitelli, vicepresidente di Sima, che illustra i possibili rischi per la salute.
“La combustione di rifiuti, a seconda della tipologia, nei casi più critici può causare l’emissione di diossine, furani, idrocarburi policiclici aromatici: tutte sostanze classificate come cancerogeni certi per l’uomo dall’Iarc, l’agenzia internazionale di ricerca sul cancro. In questi casi non vale nemmeno il principio di precauzione, ma quello di prevenzione: non dovremmo mai esporci a queste sostanze” – ha spiegato il dottor Piscitelli – “L’esposizione tuttavia è inevitabile, e ci sono delle soglie di accettabilità sociale (come la produzione di diossine negli impianti siderurgici o altre industrie pesanti) che non coincidono con le soglie di sicurezza sanitaria“.
“Occorre conoscere bene cosa entra in un processo di combustione e in quali condizioni avviene la combustione. Se abbiamo informazioni precise su questo, possiamo anche prevedere in maniera scientifica ed esatta cosa verrà emesso dal termovalorizzatore, in base alle quantità e alle tipologie di rifiuti all’ingresso” – aggiunge il vicepresidente della Società Italiana di Medicina Ambientale – “Una possibilità di approccio scientifico esiste, ma purtroppo molto spesso siamo carenti in ciò che è il processo a monte. Questo problema non riguarda solo l’Italia, ma anche l’Europa, dove ci sono impianti considerati all’avanguardia“.
Il dottor Piscitelli ha poi analizzato il caso specifico di Roma: “Dobbiamo partire da un dato, cioè che il 55% dei rifiuti sono indifferenziati. Non è possibile lavorare per una necessità, cioè l’attivazione di un termovalorizzatore, con questa situazione di partenza. Dobbiamo mettere i cittadini in condizione di differenziare bene i rifiuti, se non lo facciamo e proponiamo semplicemente il termovalorizzatore senza guardare a ciò che c’è a monte, non stiamo affrontando la questione in maniera diligentemente scientifica e accurata. Questo va assolutamente chiarito“.


