Trattato sull’inquinamento da plastica, l’unanimità lo mette a rischio. L’appello del WWF

Trattato sull’inquinamento da plastica, l’unanimità lo mette a rischio. L’appello del WWF

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A pochi giorni dall’ultimo incontro Unep per definire un Trattato globale sull’inquinamento da plastica, il WWF lancia l’ennesimo appello: “Anche senza unanimità si può costruire un trattato efficace”.

Manca sempre meno all’incontro INC 5.2 dell’United Nations Environment Programme (UNEP) per delineare un Trattato globale sull’inquinamento da plastica e la preoccupazione sul buon esito dei negoziati è sempre più alta. Gli appelli della comunità scientifica e delle associazioni ambientaliste continuano a sottolineare l’urgenza di arrivare a un accordo che sia davvero decisivo per intraprendere azioni globali finalizzate a risolvere – o almeno a ridurre in modo significativo – un problema che non può più essere ignorato.

L’inquinamento da plastica rappresenta una seria minaccia per il nostro Pianeta, mettendo a rischio la biodiversità e la salute umana. I numerosi studi scientifici condotti da vent’anni a questa parte hanno ampiamente dimostrato i rischi legati alla crescente presenza di plastica e microplastiche nell’ambiente non solo per gli ecosistemi, ma anche per l’uomo.

Aumento del rischio di tumori, infertilità e altre gravi patologie legate alle sostanze tossiche di cui si compone la plastica sono problemi ribaditi, ancora una volta, nel nuovo rapporto del WWF in collaborazione con l’Università di Birmingham, che ha sintetizzato oltre 200 studi e ricerche sottoposti a revisione paritaria sui potenziali rischi legati all’esposizione a micro e nanoplastiche e ai composti chimici associati.

“Esortiamo i governi e i negoziatori a elaborare un trattato scientificamente valido e giuridicamente vincolante che non solo affronti l’inquinamento da plastica alla radice, includendo divieti globali e l’eliminazione graduale dei prodotti e delle sostanze chimiche più dannosi, ma che renda anche la protezione della salute umana, della fauna selvatica e dell’ambiente una funzione fondamentale”, ha dichiarato il professor Stefan Krause, dell’Università di Birmingham.

Durante il summit che si terrà a Ginevra, in Svizzera, dal 5 al 14 agosto, i leader dei 178 Paesi partecipanti sono chiamati a dirimere i punti critici emersi durante le precedenti sessioni. Le questioni che hanno ostacolato la definizione del trattato riguardano specialmente la contrarietà ad agire con misure gestire tutto il ciclo di vita della plastica. Nello specifico, le ostruzioni riguardano le aree della riduzione della produzione globale di plastica, la creazione di un elenco di prodotti o molecole ritenuti pericolosi per la salute e il finanziamento degli aiuti ai Paesi in via di sviluppo intenzionati a creare sistemi per la gestione dei rifiuti.

Nello scorso round di negoziati si sono create tre principali coalizioni, alcune spalleggiate dalla maggior quantità di lobby dell’industria chimica e petrolifera mai registrata agli incontri: la prima, la più ambiziosa, punta a un obiettivo vincolante di riduzione della produzione entro il 2040 che copra tutto il ciclo di vita della plastica. La seconda è composta dai Paesi produttori di plastica e petrolio, come Arabia Saudita, Iran, Russia e Cina, vuole che il Trattato si limiti alla gestione dei rifiuti, senza intaccare la produzione. L’ultima, invece, è quello più vicina all’industria automobilistica e petrolchimica ed è contraria a ogni limitazione della produzione prevista dal trattato o qualsiasi restrizione all’uso di specifiche molecole e additivi.

Trattato globale sull’inquinamento da plastica, WWF: “È tempo di agire”

Sembra evidente, dunque, che una piccola minoranza potrebbe continuare a bloccare i negoziati per impedire di giungere ad un accordo che comprenda azioni globali e vincolanti, ma soprattutto volte a modificare dall’inizio alla fine l’attuale gestione del ciclo di vita della plastica.

Per questo, in vista del cruciale appuntamento, il WWF invita gli Stati membri a utilizzare tutti gli strumenti procedurali disponibili, compresi il voto o la formazione di una coalizione di maggioranza, per approvare un trattato ambizioso. La via del consenso unanime percorsa finora, secondo l’associazione ambientalista, potrebbe rivelarsi un grande flop per il Trattato.

“In un contesto geopolitico instabile, questi negoziati sono sul filo del rasoio. I Paesi produttori di petrolio stanno strumentalizzando il consenso per minare l’accordo, non per costruirlo. Questo non è multilateralismo, è ostruzionismo”, ha dichiarato Zaynab Sadan, Global Plastics Policy Lead del WWF.

“La mancanza di consenso non implica necessariamente lo stallo. La maggioranza ambiziosa deve ora scegliere la propria strada: tramite il voto o la creazione di una coalizione. Rifiutando l’ostruzionismo e facendo leva sulla propria forza numerica, può costruire un trattato che protegga davvero le persone e il Pianeta. Gli strumenti ci sono, il sostegno c’è. È tempo di agire”, ha aggiunto Sadan.

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