Il sindacato USB Vigili del Fuoco ha proclamato lo stato di agitazione nazionale denunciando gravi carenze legate alla sicurezza sul lavoro, alla qualità e alla distribuzione dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI). Intervista a Carmelo Petiti, coordinamento Nazionale USB Vigili del Fuoco.
Divise che si lacerano con il sudore e cedono al contatto con l’acqua, calzature che provocano vesciche e fasciti plantari, equipaggiamenti non adeguati alle diverse condizioni operative, tutele sanitarie insufficienti e nessun sistema efficace per rilevare e riconoscere le malattie professionali.
Il sindacato USB Vigili del Fuoco ha proclamato lo stato di agitazione nazionale dopo un anno di segnalazioni rimaste senza risposte concrete su dispositivi di protezione individuali (DPI), tutele sanitarie e sicurezza operativa.
Dopo il clamore mediatico scaturito con la diffusione di un video in cui viene mostrato come una polo d’ordinanza, fornita a tutto il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco, si strappa a contatto con l’acqua, si sono riaccesi i riflettori sulla sicurezza sul lavoro e sulle problematiche legate ai DPI (Dispositivi di Protezione Individuale).
“Noi abbiamo iniziato questa battaglia un po’ di tempo fa. La battaglia si è acuita e poi è sfociata nello stato di agitazione nazionale. Personalmente, come istruttore, sono andato in giro in tutta Italia a fare dei corsi di formazione. Ho scelto di fare questa cosa proprio per avere un sentito reale di quello che potevano essere i problemi dei colleghi. E anche le difficoltà sia nel reperire i DPI, quindi siamo a questo livello di non avere addirittura i DPI a disposizione, che è gravissimo perché andiamo contro il DL 81, e anche sulla qualità degli stessi, perché qualcuno, anche se ha i DPI, tipo le nuove scarpe di nuova assegnazione, è costretto ad andare in ospedale perché ha delle vesciche o addirittura la fascite plantare. – spiega a TeleAmbiente Carmelo Petiti del Coordinamento Nazionale USB Vigili del Fuoco – La problematica adesso è arrivata sui tavoli nazionali sia del Ministero, sia del Dipartimento con il nostro stato di agitazione. C’è un po’ di pressione su quello che abbiamo fatto perché siamo stati l’unica organizzazione che ha avuto il coraggio di denunciare questo. Noi abbiamo dei dati purtroppo molto sconfortanti anche quando parliamo della presenza di PFAS soprattutto nei DPI di terza categoria che indossiamo e quindi attualmente siamo in attesa di essere auditi e di provare a fare questa conciliazione con il Dipartimento. Noi siamo un sindacato di lavoratori, un sindacato di base, ed è questa la forza di USB, che non rappresentiamo vertici di alcun tipo a livello politico”.
E conclude: “Quello che chiedo ai colleghi è di sganciarsi dalle classiche sigle nazionali. Noi intanto abbiamo chiesto a tutte le altre organizzazioni sindacali di unirsi nella lotta per i PFAS. Abbiamo un documento che è pubblico, l’abbiamo pubblicato sul nostro sito. A quel documento non è stato dato seguito da nessuno“.
Preoccupa inoltre la possibile presenza di PFAS nei tessuti tecnici, sostanze persistenti che si possono inalare e assorbire durante il servizio, soprattutto sotto sforzo e sudorazione.
Un anno fa un’inchiesta di Greenpeace con il sindacato USB Vigili del Fuoco evidenziò la presenza di sostanze nocive come i PFAS nelle uniformi e nel sangue di Vigili del Fuoco di diversi comandi.
I PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, sono stati trovati ovunque. Nell’acqua, nell’aria, nel terreno e nel sangue di chi vive nelle zone contaminate, questi composti chimici ampiamente utilizzati nel settore industriale saltano fuori non appena vengono cercati. In questo caso, l’analisi indipendente effettuata dall’Unione Sindacale di Base (USB) dei Vigili del Fuoco in collaborazione con Greenpeace Italia, ha dipinto un quadro poco rassicurante circa l’esposizione sanitaria della categoria a questi pericolosi inquinanti.
Durante la conferenza stampa, organizzata dal sindacato e dall’associazione ambientalista, che si è tenuta lunedì 9 giugno presso la Camera dei Deputati sono stati presentati i dati frutto delle analisi sul sangue di 16 vigili del fuoco volontari provenienti dai Comandi di Padova, Verona, Alessandria, Genova e Pisa e sui dispositivi di protezione individuali. La conferenza ha visto la partecipazione della dottoressa Vitalia Murgia di ISDE Medici per l’Ambiente, della professoressa Claudia Marcolungo, docente dell’Università di Padova, dell’On. Roberto Traversi, deputato del M5S e membro della commissione Trasporti e di Stefano Giordano, vigile del fuoco, consigliere regionale e capogruppo del M5S in Liguria.
“I dati che sono emersi sono allarmanti secondo il mio punto di vista, perché sul sangue tutti i campioni sono risultati sopra una soglia minima che fa in modo che scatti un monitoraggio”, ha spiegato a TeleAmbiente Enrico Marchetto, vigile Coordinatore del Comando di Padova e delegato sindacale USB “I colleghi dovranno essere monitorati nel tempo per vedere l’accumulo di queste sostanze sul sangue. Ci aspettiamo una presa di coscienza da parte dell’amministrazione speriamo e che la politica ci dia una mano, perché essendo una categoria esposta dobbiamo avere assolutamente questo riconoscimento”.


