PFAS nei Vigili del Fuoco, l'analisi di USB e Greenpeace

PFAS nei Vigili del Fuoco, l’analisi di USB e Greenpeace

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L’emergenza PFAS tocca anche i Vigili del Fuoco. Un’analisi indipendente effettuata dal sindacato USB in collaborazione con Greenpeace Italia mostra la contaminazione nel sangue dei pompieri, ma anche la presenza degli inquinanti eterni nei dispositivi di protezione individuali.

I PFAS, i cosiddetti “inquinanti eterni”, sono stati trovati ovunque. Nell’acqua, nell’aria, nel terreno e nel sangue di chi vive nelle zone contaminate, questi composti chimici ampiamente utilizzati nel settore industriale saltano fuori non appena vengono cercati. In questo caso, l’analisi indipendente effettuata dall’Unione Sindacale di Base (USB) dei Vigili del Fuoco in collaborazione con Greenpeace Italia, ha dipinto un quadro poco rassicurante circa l’esposizione sanitaria della categoria a questi pericolosi inquinanti.

Durante la conferenza stampa, organizzata dal sindacato e dall’associazione ambientalista, che si è tenuta lunedì 9 giugno presso la Camera dei Deputati sono stati presentati i dati frutto delle analisi sul sangue di 16 vigili del fuoco volontari provenienti dai Comandi di Padova, Verona, Alessandria, Genova e Pisa e sui dispositivi di protezione individuali. La conferenza ha visto la partecipazione della dottoressa Vitalia Murgia di ISDE Medici per l’Ambiente, della professoressa Claudia Marcolungo, docente dell’Università di Padova, dell’On. Roberto Traversi, deputato del M5S e membro della commissione Trasporti e di Stefano Giordano, vigile del fuoco, consigliere regionale e capogruppo del M5S in Liguria.

“I dati che sono emersi sono allarmanti secondo il mio punto di vista, perché sul sangue tutti i campioni sono risultati sopra una soglia minima che fa in modo che scatti un monitoraggio”, ha spiegato a TeleAmbiente Enrico Marchetto, vigile Coordinatore del Comando di Padova e delegato sindacale USB “I colleghi dovranno essere monitorati nel tempo per vedere l’accumulo di queste sostanze sul sangue. Ci aspettiamo una presa di coscienza da parte dell’amministrazione speriamo e che la politica ci dia una mano, perché essendo una categoria esposta dobbiamo avere assolutamente questo riconoscimento.”

PFAS nei Vigili del Fuoco, USB chiede maggiori tutele per la categoria

Pur non evidenziando valori particolarmente elevati, i dati superano la prima soglia di rischio individuata dalla National Academy of Sciences e suggeriscono l’avvio di un biomonitoraggio periodico per il personale. Oltre al PFOA (noto cancerogeno) e al PFOS (possibile cancerogeno), desta particolare preoccupazione la presenza nel siero di uno specifico composto: l’ADV che, in base a quanto noto, viene prodotto solo nello stabilimento ex Solvay, oggi Syensqo, di Alessandria.

Anche i dati relativi ai dispositivi di protezione individuale dei Vigili del Fuoco italiani confermano la presenza di un’alta concentrazione di PFAS e di Fluoro Organico, un parametro che stima la presenza di tutti PFAS (ne esistono oltre 10 mila molecole) non misurabili singolarmente.

In base a quanto emerso dalle analisi, il coordinamento nazionale USB Vigili del Fuoco chiede: “La mappatura dei siti contaminati da PFAS, l’analisi delle Sedi di Servizio e di tutte le attrezzature per la presenza di questi pericolosi inquinanti, la sorveglianza sanitaria degli operatori, un piano per l’eliminazione all’esposizione lavorativa attraverso una transizione PFAS-free nelle divise, nei dispositivi di protezione individuale e nelle schiume antincendio. Questi passi non sono più rinviabili e devono condurre al riconoscimento di categoria esposta e l’inserimento dei Vigili del Fuoco nei parametri INAIL per un effettivo archivio delle malattie professionali.”

“La cosa più preoccupante è che nelle divise sia nuove, che vecchie che abbiamo analizzato contengono queste sostanze in concentrazioni particolarmente elevate e con molecole di vecchia generazione. Questo è un dato in contraddizione con quanto è disponibile pubblicamente rispetto alla presenza di queste sostanze in questi dispositivi secondo i dati ufficiali del Ministero”, ha dichiarato Giuseppe Ungherese, responsabile della campagna Inquinamento di Greenpeace Italia.

“Insieme a USB chiediamo che i vigili del fuoco vengano tutelati da queste sostanze perché si trovano a essere doppiamente esposti. Da un lato come tutta la popolazione generale si trovano a entrare in contatto con queste sostanze attraverso acqua, aria, alimenti, ma si trovano a essere esposti a queste molecole anche attraverso la loro occupazione quotidiana. È una categoria che va protetta e tutelata perché sono un fiore all’occhiello per il sistema Paese”, conclude Ungherese.

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